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Contraffazione di marchi: guida al sequestro

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo e la perquisizione a carico di un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di marchi di alta moda. La difesa sosteneva che i beni sequestrati fossero ‘overruns’ (prodotti originali non autorizzati) e non falsi, contestando l’assenza di prove dirette sulla contraffazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame, basata su intercettazioni telefoniche inequivocabili e appostamenti della polizia giudiziaria che documentavano lo scarico di merce sospetta. La sentenza ribadisce che, in sede di legittimità, il controllo sulle misure cautelari reali è limitato alla verifica della tenuta logica della motivazione.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Contraffazione di marchi: i limiti del sequestro preventivo

La contraffazione di marchi nel settore del lusso non è solo un danno economico per le aziende, ma un illecito penale che attiva poteri investigativi stringenti, come il sequestro preventivo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce come la magistratura valuti gli indizi di colpevolezza quando si tratta di distinguere tra prodotti falsi e merce originale prodotta in eccesso senza autorizzazione.

I fatti di causa

Il caso trae origine da un’indagine su un’associazione a delinquere dedita alla produzione e vendita di articoli di pelletteria e calzature recanti marchi contraffatti di note case di moda internazionali. L’indagato, secondo l’accusa, ricopriva il ruolo di selezionatore della clientela e gestore delle vendite nazionali ed estere.

A seguito di un decreto di perquisizione e sequestro, la difesa aveva impugnato il provvedimento sostenendo che la merce rinvenuta (borse, sandali, etichette) non fosse contraffatta, bensì riconducibile al fenomeno degli overruns. Si tratterebbe, in sintesi, di prodotti originali fabbricati oltre i limiti quantitativi imposti dai titolari dei marchi. Secondo questa tesi, la condotta non integrerebbe il reato di contraffazione ma, al più, un illecito civile o una diversa fattispecie penale meno grave.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del vincolo probatorio sui beni. I giudici di legittimità hanno evidenziato che il Tribunale del Riesame ha fornito una motivazione solida e coerente, basata su elementi fattuali precisi.

In particolare, sono state ritenute decisive le intercettazioni telefoniche in cui i soggetti coinvolti ammettevano l’altissimo livello qualitativo della falsificazione, mai raggiunto in precedenza. Oltre alle conversazioni, i servizi di osservazione della Polizia Giudiziaria avevano documentato lo scarico di numerosi sacchi contenenti calzature presso l’abitazione dell’indagato, rafforzando il quadro indiziario della contraffazione di marchi.

Contraffazione di marchi e vincolo probatorio

Un punto centrale della decisione riguarda la finalità del sequestro. La Corte ha precisato che l’apposizione del vincolo è strumentale alla necessità di reperire documentazione relativa alla lavorazione e alla commercializzazione dei prodotti. Questo serve ad accertare non solo la natura dei beni, ma l’intera filiera produttiva dell’organizzazione criminale.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul principio per cui, in tema di misure cautelari reali, il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge. La Corte ha ravvisato che il giudice di merito non è incorso in una motivazione apparente, ma ha analizzato puntualmente gli indici di falsità: il rinvenimento di etichette e cartellini sfusi, l’assenza di canali di distribuzione autorizzati e il tenore delle conversazioni captate. La tesi degli overruns è stata considerata una mera rivalutazione dei fatti, non proponibile in sede di legittimità se la motivazione del tribunale è logicamente integra.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte confermano che la lotta alla contraffazione di marchi autorizza l’uso di mezzi di ricerca della prova invasivi qualora sussista un fumus concreto. Per gli operatori del settore, la sentenza ricorda che la detenzione di materiale per il confezionamento (come etichette e loghi) al di fuori dei circuiti ufficiali costituisce un indizio quasi inequivocabile di attività illecita. La distinzione tra falso e produzione non autorizzata richiede prove tecniche che possono essere acquisite proprio grazie al sequestro dei beni contestati.

Quando è legittimo il sequestro per contraffazione?
Il sequestro è legittimo quando sussiste il fumus commissi delicti, ovvero indizi concreti che collegano i beni alla produzione o vendita di prodotti falsificati.

Qual è la differenza tra contraffazione e overruns?
La contraffazione riguarda la riproduzione abusiva di un marchio, mentre gli overruns sono prodotti originali fabbricati oltre i limiti contrattuali senza autorizzazione.

Si può contestare la motivazione di un sequestro in Cassazione?
Sì, ma solo se la motivazione è totalmente mancante o talmente illogica da risultare apparente, configurando una violazione di legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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