Continuazione tra Reati: L’Analisi della Cassazione su Reati Diversi e Distanti nel Tempo
L’istituto della continuazione tra reati rappresenta un pilastro del diritto penale sostanziale, consentendo di mitigare la pena quando più crimini sono frutto di un’unica programmazione. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e richiede una rigorosa verifica da parte del giudice. Con l’ordinanza n. 16308/2024, la Corte di Cassazione torna a precisare i confini di questo beneficio, negandolo in un caso di reati eterogenei e temporalmente distanti.
Il Caso in Esame: Dallo Spaccio ai Falsi Documenti
La vicenda giudiziaria ha origine dal ricorso presentato da un individuo avverso un’ordinanza del Tribunale di Milano. Il ricorrente, già condannato per reati legati al narcotraffico, chiedeva che un successivo reato, relativo al possesso di documenti di identificazione falsi (art. 497 bis c.p.), venisse considerato in continuazione tra reati con i precedenti. L’obiettivo era ottenere una rideterminazione della pena complessiva in senso più favorevole. Il Giudice dell’Esecuzione, però, aveva respinto la richiesta, ritenendo insussistenti gli elementi per poter configurare un’unitaria programmazione criminosa.
I Criteri per la Continuazione tra Reati secondo la Giurisprudenza
La Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile, ha ribadito i principi consolidati espressi dalle Sezioni Unite (sent. n. 28659/2017). Per riconoscere la continuazione tra reati è necessaria un’approfondita verifica che vada oltre la semplice successione di illeciti. Il giudice deve valutare una serie di indicatori concreti, tra cui:
* L’omogeneità delle violazioni e del bene giuridico protetto.
* La contiguità spazio-temporale tra i fatti.
* Le singole causali e le modalità della condotta.
* La sistematicità e le abitudini di vita del reo.
L’elemento cruciale, tuttavia, è la prova che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero già stati programmati, almeno nelle loro linee essenziali. Non è sufficiente una generica inclinazione a delinquere; serve un’unica risoluzione criminosa iniziale.
La Decisione della Corte: Perché la Continuazione è stata Negata
Nel caso specifico, i giudici di legittimità hanno ritenuto la decisione del Tribunale del tutto corretta e priva di vizi logici. La richiesta di applicare la continuazione tra reati è stata respinta per due motivi fondamentali.
Eterogeneità dei Reati e Iato Temporale
In primo luogo, i reati erano “ontologicamente diversi”: da un lato il narcotraffico, dall’altro il possesso di documenti falsi. Questa diversità sostanziale ha indebolito la tesi di un unico progetto. In secondo luogo, è stato rilevato un significativo “iato temporale intercorrente” tra i due gruppi di reati. Una distanza temporale marcata rende meno plausibile che il secondo illecito fosse parte del piano originario, facendolo apparire piuttosto come frutto di una “determinazione estemporanea” e non di una programmazione unitaria.
Le Motivazioni
La motivazione della Cassazione si concentra sulla manifesta infondatezza del ricorso, in quanto palesemente in contrasto con la giurisprudenza consolidata. I giudici hanno sottolineato come il Giudice dell’Esecuzione avesse correttamente escluso l’unitarietà della programmazione criminosa, basandosi su elementi oggettivi e inequivocabili: la diversità della natura dei reati e la distanza temporale tra essi. La Corte ha quindi confermato che la presenza di solo alcuni degli indicatori per la continuazione non è sufficiente se emerge che i reati successivi sono il risultato di una decisione nuova e autonoma, non collegata a quella originaria.
Le Conclusioni
Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale: il beneficio della continuazione tra reati non può essere concesso con leggerezza. È necessario un accertamento rigoroso del “medesimo disegno criminoso”, inteso come un’unica deliberazione che abbraccia sin dall’inizio tutti gli episodi delittuosi. La decisione serve da monito: la commissione di reati diversi, separati da un notevole lasso di tempo, difficilmente potrà godere di un trattamento sanzionatorio unitario, venendo piuttosto considerata come l’espressione di scelte criminali distinte e autonome.
Quando si può applicare la continuazione tra reati?
La continuazione tra reati si applica quando più violazioni della legge penale sono commesse in esecuzione di un “medesimo disegno criminoso”. Ciò significa che, al momento della commissione del primo reato, i successivi devono essere già stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, come parte di un unico piano.
Perché in questo caso specifico la Corte ha negato il riconoscimento della continuazione?
La Corte ha negato la continuazione perché i reati erano di natura completamente diversa (narcotraffico e possesso di documenti falsi) e separati da un significativo intervallo di tempo. Questi elementi hanno dimostrato l’assenza di un’unica programmazione criminosa, facendo apparire il secondo reato come frutto di una decisione estemporanea.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta che il ricorso non viene esaminato nel merito perché ritenuto manifestamente infondato. Per il ricorrente, questo significa non solo la conferma della decisione impugnata, ma anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16308 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16308 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 07/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a SINOPOLI il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 05/12/2023 del TRIBUNALE di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
Rilevato che NOME COGNOME ricorre per cassazione contro il provvedimento indicato in intestazione;
Ritenuto che gli argomenti dedotti nel ricorso sono manifestamente infondati, in quanto in contrasto con la consolidata giurisprudenza della Corte di legittimità in punto di individuazione dei criteri da cui si può desumere l’esistenza di una volizione unitaria (cfr. Sez. U, Sentenza n. 28659 del 18/05/2017, COGNOME, Rv. 270074 – 01: Il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l’omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea), atteso che, con motivazione affatto illogica, il G.E. ha ritenuto insussistenti gli elementi per ritenere l’unitarietà della programmazione criminosa tra i fatti di cui alla sentenza Tribunale di Milano (attinente a violazione dell’art. 497 bis co pen.) e gli ulteriori fatti già unificati sotto il vincolo della continuazione (relativi a narcotraffico, ontologicamente diversi, e stante lo iato temporale intercorrente).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 7 marzo 2024
GLYPH
Il Consigliere estensore
Il Presidente