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Continuazione reato: quando il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione reato tra diverse condanne. La Corte ha stabilito che la richiesta si basava su una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la decisione del Tribunale che non aveva ravvisato un’unica ideazione criminosa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.

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Pubblicato il 9 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16194 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 16194/2024)

Continuazione Reato: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

L’istituto della continuazione reato, previsto dall’articolo 81 del codice penale, permette di unificare più condotte criminose sotto un’unica pena, a condizione che siano state commesse in esecuzione di un medesimo disegno criminoso. Recentemente, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16194 del 2024, ha ribadito i limiti invalicabili del ricorso presentato contro una decisione del giudice dell’esecuzione che nega tale beneficio, specialmente quando l’appello si trasforma in una richiesta di riesame dei fatti.

I fatti del caso

Un soggetto, già condannato per diversi reati con sentenze separate, presentava un’istanza al Tribunale di Monza, in qualità di giudice dell’esecuzione, per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i vari fatti giudicati. L’obiettivo era ottenere una rideterminazione della pena complessiva in una misura più favorevole.

Il Tribunale di Monza, con un’ordinanza del 15 settembre 2023, rigettava la richiesta. Secondo il giudice, non sussistevano elementi concreti per affermare che le diverse condotte fossero frutto di una comune e originaria ideazione criminosa, presupposto indispensabile per l’applicazione dell’istituto.

I motivi del ricorso e la decisione sulla continuazione reato

Contro la decisione del Tribunale, l’interessato proponeva ricorso per cassazione, lamentando principalmente due vizi:

  1. Violazione ed erronea applicazione degli articoli 81 c.p. e 671, comma 1, c.p.p.
  2. Vizio di motivazione in relazione alla valutazione del medesimo disegno criminoso.

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un principio cardine del nostro ordinamento processuale: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. Il ricorrente, infatti, non contestava una violazione di legge, ma criticava nel merito la valutazione del giudice dell’esecuzione, chiedendo di fatto alla Suprema Corte di riesaminare i fatti e giungere a una conclusione diversa. Questa operazione, definita ‘rivalutazione in fatto’, è categoricamente esclusa dalle competenze della Cassazione.

Le motivazioni

La Corte ha sottolineato che il giudice dell’esecuzione aveva svolto correttamente il proprio compito, esaminando in modo completo i profili dei fatti oggetto di giudizio. Non avendo riscontrato ‘concreti indicatori di ricorrenza della comune ideazione’, aveva legittimamente respinto l’istanza. La critica mossa dal ricorrente, secondo gli Ermellini, si risolveva in una richiesta di una nuova valutazione, non consentita in sede di legittimità.

L’inammissibilità del ricorso, pertanto, non deriva da un’analisi sul se la continuazione fosse applicabile o meno, ma dalla constatazione che i motivi addotti non erano tra quelli consentiti dalla legge per un ricorso in Cassazione. La Corte non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito, a meno che la motivazione di quest’ultimo non sia manifestamente illogica, contraddittoria o del tutto assente, circostanze non riscontrate nel caso di specie.

Le conclusioni

Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione. Il ricorso deve essere fondato su precise violazioni di legge o vizi di motivazione evidenti e non può limitarsi a riproporre una diversa interpretazione delle prove o dei fatti. La conseguenza di un ricorso inammissibile, come in questo caso, è severa: oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali, il ricorrente è stato condannato a versare una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende, a causa della colpa nella determinazione della causa di inammissibilità. La decisione serve da monito sulla necessità di formulare i ricorsi nel rigoroso rispetto dei limiti imposti dal codice di procedura penale.

Perché il ricorso per la continuazione del reato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi non consentiti, in quanto si risolveva in una richiesta di rivalutazione dei fatti, attività preclusa alla Corte di Cassazione che giudica solo sulla legittimità e non sul merito delle decisioni.

Cosa aveva stabilito in precedenza il Tribunale di Monza?
Il Tribunale di Monza aveva rigettato l’istanza di applicazione della continuazione, ritenendo che non sussistesse il vincolo del medesimo disegno criminoso tra i diversi fatti giudicati, non ravvisando concreti indicatori di una comune ideazione.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ordinanza
Un provvedimento del giudice che decide su questioni procedurali o risolve istanze specifiche durante un processo, senza definire il merito della causa come fa una sentenza.
Ricorso per cassazione
Un mezzo di impugnazione con cui si contesta una sentenza o un'ordinanza davanti alla Corte di Cassazione, ma solo per violazioni di legge (errori di diritto) e non per riesaminare i fatti.
Inammissibilità
Una dichiarazione con cui il giudice stabilisce che un ricorso o una domanda non possono essere esaminati nel merito perché mancano dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Giudice dell'esecuzione
Il magistrato competente a decidere su tutte le questioni che sorgono dopo che una condanna è diventata definitiva, come l'applicazione della continuazione tra reati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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