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Contestazione suppletiva: valida contro l’improcedibilità

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere per furto di energia elettrica. Il caso verteva su una contestazione suppletiva dell’aggravante del pubblico servizio, effettuata dal PM per superare l’improcedibilità sopravvenuta per mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia. Il Tribunale l’aveva ritenuta tardiva. La Cassazione ha stabilito che negare l’efficacia di tale contestazione è un’interpretazione irragionevole che viola il principio di obbligatorietà dell’azione penale, annullando la decisione con rinvio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Contestazione suppletiva: l’arma del PM contro l’improcedibilità

L’introduzione della Riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità per molti reati, incluso il furto, rendendoli perseguibili solo su querela della persona offesa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24369/2024) ha affrontato un caso emblematico, chiarendo il ruolo e il potere della contestazione suppletiva del Pubblico Ministero di fronte a una sopravvenuta causa di improcedibilità. La Suprema Corte ha stabilito che tale strumento processuale è pienamente legittimo per assicurare la prosecuzione del giudizio, anche quando il termine per presentare la querela è scaduto.

I fatti del processo

Il procedimento nasceva da un’accusa di furto di energia elettrica aggravato dalla violenza sulle cose. A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2022 (Riforma Cartabia), il reato, nella sua forma base, è diventato procedibile a querela. Nel caso specifico, la persona offesa non aveva sporto querela entro il termine transitorio previsto dalla nuova normativa.
Di conseguenza, il Tribunale di Siracusa, in prima istanza, aveva dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela. Questa decisione era stata presa nonostante, nel corso dell’udienza, il Pubblico Ministero avesse proceduto a una contestazione suppletiva ai sensi dell’art. 517 c.p.p., aggiungendo all’imputazione l’aggravante della destinazione del bene (l’energia elettrica) a un pubblico servizio. Tale aggravante avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio, superando così la necessità della querela. Il Tribunale, tuttavia, aveva ritenuto tale contestazione “tardiva” e quindi inefficace.

Il ruolo della contestazione suppletiva nel ricorso

Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello ha proposto ricorso per saltum direttamente in Cassazione, lamentando la violazione dell’art. 517 c.p.p. Il ricorrente ha sostenuto che il Tribunale avesse erroneamente fatto prevalere la causa di improcedibilità sull’efficacia della contestazione suppletiva. Il punto cruciale era che il PM non aveva avuto alcuna possibilità di agire prima, poiché l’udienza si era tenuta in una data successiva sia all’entrata in vigore della riforma sia alla scadenza del termine per la presentazione della querela. Negare l’effetto della contestazione, secondo il P.G., equivaleva a una interpretazione irragionevole e in contrasto con il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente le argomentazioni del Procuratore Generale, ritenendo il ricorso fondato. I giudici hanno affermato un principio di diritto fondamentale: la contestazione suppletiva è uno strumento legittimo a disposizione del titolare dell’azione penale per adeguare l’imputazione alle nuove regole procedurali.

La Suprema Corte ha sottolineato che considerare “tardiva” la modifica dell’imputazione è frutto di un’interpretazione “irragionevolmente discriminatoria”. In situazioni come quella in esame, in cui l’attività processuale si è svolta interamente dopo la maturazione della nuova causa di improcedibilità, il PM non ha altre opportunità per garantire la prosecuzione dell’azione penale se non quella di contestare in udienza un’aggravante che renda il reato procedibile d’ufficio.

Inoltre, la Corte ha ribadito che la sentenza di proscioglimento emessa dal Tribunale è affetta da nullità assoluta di ordine generale per violazione del principio del contraddittorio. Il giudice di primo grado, infatti, avrebbe dovuto tenere conto della contestazione dell’aggravante e consentire il pieno svolgimento del processo, anziché dichiarare prematuramente l’improcedibilità. Il giudice deve sempre valutare le contestazioni suppletive e le eventuali sopravvenienze istruttorie che possano renderle plausibili.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ha annullato la decisione del Tribunale con rinvio per un nuovo giudizio. La Cassazione ha sancito che, a seguito di una valida contestazione suppletiva che renda il reato procedibile d’ufficio, il giudice non può dichiarare l’improcedibilità per mancanza di querela. Deve, invece, procedere con il giudizio, assicurando il rispetto del contraddittorio, se necessario anche notificando il verbale d’udienza all’imputato assente per metterlo a conoscenza della nuova accusa. Questo pronunciamento rafforza il ruolo del Pubblico Ministero e garantisce la coerenza del sistema processuale di fronte alle modifiche normative.

Può il pubblico ministero modificare l’imputazione durante il processo per evitare l’improcedibilità sopravvenuta per mancanza di querela?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che il pubblico ministero può legittimamente utilizzare la contestazione suppletiva (ex art. 517 c.p.p.) per aggiungere un’aggravante che renda il reato procedibile d’ufficio, superando così la nuova causa di improcedibilità.

Una contestazione suppletiva può essere considerata ‘tardiva’ se effettuata dopo la scadenza del termine per presentare la querela introdotto da una nuova legge?
No. Secondo la Corte, ritenerla tardiva è un’interpretazione irragionevole, specialmente quando il PM non ha avuto una precedente opportunità processuale per effettuarla. La contestazione è un atto legittimo per adeguare l’imputazione alle nuove regole e non può essere privata di effetti.

Cosa comporta una sentenza di proscioglimento che ignora una valida contestazione suppletiva del PM?
Una tale sentenza è affetta da nullità assoluta di ordine generale per violazione del principio del contraddittorio. La Corte di Cassazione, pertanto, deve annullarla con rinvio, affinché si tenga un nuovo giudizio che tenga conto della modifica dell’imputazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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