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Contestazione suppletiva: salva il processo penale

La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione suppletiva di un’aggravante, che rende un reato procedibile d’ufficio, è valida anche se effettuata dopo la scadenza del termine per la presentazione della querela introdotto dalla Riforma Cartabia. Il caso riguardava un furto di energia elettrica, dove il Pubblico Ministero aveva modificato l’imputazione in udienza per includere l’aggravante della destinazione a pubblico servizio. La Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento del Tribunale, ritenendo che il giudice dovesse tener conto della modifica e non dichiarare l’improcedibilità.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Contestazione suppletiva: come salva un processo dopo la Riforma Cartabia

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 24370 del 2024, offre un chiarimento fondamentale sull’applicazione delle nuove norme introdotte dalla Riforma Cartabia, in particolare sul rapporto tra il nuovo regime di procedibilità a querela e il potere del Pubblico Ministero di effettuare una contestazione suppletiva. Questa decisione si rivela cruciale per i processi in corso, specialmente per reati come il furto, la cui procedibilità è stata profondamente modificata. Vediamo nel dettaglio i fatti e i principi affermati dalla Suprema Corte.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da un procedimento per furto di energia elettrica, aggravato dalla violenza sulle cose. In seguito all’entrata in vigore della Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), questo tipo di reato è diventato procedibile a querela di parte, salvo la presenza di specifiche aggravanti.

Nel corso dell’udienza del 29 novembre 2023, il Tribunale di Siracusa ha dichiarato l’improcedibilità dell’azione penale per mancanza di querela, poiché la persona offesa non l’aveva presentata entro il termine transitorio previsto dalla riforma. Tuttavia, durante la stessa udienza, il Pubblico Ministero aveva proceduto a una contestazione suppletiva ai sensi dell’art. 517 c.p.p., aggiungendo all’accusa l’aggravante della destinazione del bene (l’energia elettrica) a un pubblico servizio. Tale aggravante avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio, superando così la necessità della querela.

Il Tribunale ha però ritenuto “tardiva” e quindi inefficace tale contestazione, prosciogliendo l’imputato. Contro questa decisione, il Procuratore Generale ha proposto ricorso diretto in Cassazione.

Il ruolo della contestazione suppletiva nel nuovo regime

Il cuore della questione giuridica risiede nel conflitto tra la sopravvenuta causa di improcedibilità (mancanza di querela) e il legittimo esercizio del potere del Pubblico Ministero di modificare l’imputazione in dibattimento. La Riforma Cartabia ha fissato un termine (30 marzo 2023) per la presentazione delle querele per i reati che hanno cambiato regime di procedibilità.

La Corte di Cassazione ha evidenziato come, nel caso specifico, tra l’entrata in vigore della riforma e la scadenza del termine non si fosse tenuta alcuna attività processuale. Il Pubblico Ministero, quindi, non ha avuto materialmente la possibilità di adeguare l’imputazione prima che maturasse la causa di improcedibilità. Ritenere la contestazione suppletiva tardiva in questo contesto, secondo la Corte, costituisce un’interpretazione “irragionevolmente discriminatoria” e contraria al principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando con rinvio la sentenza del Tribunale. Le motivazioni si fondano su principi cardine del diritto processuale penale. Innanzitutto, si è ribadito che il giudice, di fronte a una contestazione suppletiva che modifica il regime di procedibilità, è tenuto a prenderne atto. Ignorarla, ritenendola irrilevante perché “tardiva”, viola il principio del contraddittorio e determina una nullità assoluta della sentenza.

La Corte ha specificato che il giudice deve valutare la nuova accusa e le eventuali sopravvenienze istruttorie, senza poter dichiarare aprioristicamente l’improcedibilità. L’atto del Pubblico Ministero era legittimo e tempestivo, in quanto effettuato alla prima occasione processuale utile. Negare la sua efficacia significherebbe paralizzare l’azione penale per una mera inerzia processuale non imputabile all’accusa.

Infine, la Corte ha sottolineato un’ulteriore omissione del Tribunale: una volta ammessa la validità della nuova contestazione, il giudice avrebbe dovuto disporre la notifica del verbale d’udienza all’imputato non presente, per garantirne il diritto di difesa. L’omissione di tale adempimento avrebbe comunque comportato una nullità della sentenza.

Le conclusioni

La sentenza in esame stabilisce un principio di diritto fondamentale per la gestione del periodo transitorio della Riforma Cartabia. Il potere di contestazione suppletiva del Pubblico Ministero prevale sulla sopravvenuta causa di improcedibilità per mancanza di querela, a condizione che sia esercitato alla prima occasione utile. I giudici non possono ignorare tale modifica dell’imputazione, ma devono valutarla nel merito per determinare il corretto regime di procedibilità del reato. Questa decisione garantisce la prosecuzione dell’azione penale, riaffermando il principio di obbligatorietà e tutelando le prerogative dell’accusa nel rispetto del diritto di difesa.

Una contestazione suppletiva può rendere procedibile d’ufficio un reato diventato procedibile a querela dopo la Riforma Cartabia?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione di un’aggravante idonea a rendere il reato procedibile d’ufficio, effettuata dal pubblico ministero in udienza, è un atto legittimo che il giudice deve considerare, anche se interviene dopo la scadenza del termine per la presentazione della querela.

È considerata “tardiva” la contestazione di un’aggravante se avviene dopo la scadenza del termine per presentare la querela previsto dalla Riforma Cartabia?
No. Se il pubblico ministero non ha avuto la possibilità processuale di modificare l’imputazione prima della scadenza del termine per la querela, la contestazione effettuata alla prima udienza utile non può essere considerata tardiva. Ritenere il contrario sarebbe un’interpretazione irragionevolmente discriminatoria.

Cosa deve fare il giudice quando il pubblico ministero effettua una contestazione suppletiva che modifica il regime di procedibilità del reato?
Il giudice deve tenere conto della contestazione suppletiva per determinare se il reato è procedibile d’ufficio. Non può dichiarare l’improcedibilità per mancanza di querela ignorando la modifica dell’imputazione. Inoltre, deve garantire il diritto di difesa dell’imputato, ad esempio notificandogli il verbale d’udienza se non è presente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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