Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 48065 del 2023, ha riaffermato un principio cruciale nel processo penale: il potere del Pubblico Ministero di modificare l’imputazione durante il dibattimento. La pronuncia chiarisce che la cosiddetta contestazione suppletiva non è soggetta a preclusioni temporali e non può essere bloccata dal giudice, neppure se interviene dopo la scadenza dei termini per la presentazione della querela. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti di Causa
Il caso nasce da un’accusa per furto aggravato di energia elettrica. L’imputato era accusato di aver manomesso il contatore per alterare la registrazione dei consumi. Durante il processo, è intervenuta una modifica legislativa (la Riforma Cartabia, D.Lgs. 150/2022) che ha cambiato il regime di procedibilità per quel tipo di reato, trasformandolo da procedibile d’ufficio a procedibile solo su querela della persona offesa (in questo caso, la società erogatrice di energia).
Poiché la società non aveva presentato querela entro il termine di 90 giorni previsto dalla nuova normativa transitoria, il Tribunale, all’udienza del 4 maggio 2023, si apprestava a dichiarare l’improcedibilità dell’azione penale. A quel punto, il Pubblico Ministero ha chiesto di poter effettuare una contestazione suppletiva, aggiungendo all’imputazione originaria un’ulteriore circostanza aggravante: quella di aver commesso il fatto su cose destinate a pubblico servizio (art. 625, n. 7, c.p.). Tale aggravante avrebbe riportato il reato nell’alveo della procedibilità d’ufficio, superando di fatto la necessità della querela.
La Decisione del Tribunale e il Ricorso del PM
Il Tribunale di Siracusa ha rigettato la richiesta del PM, considerandola tardiva. Secondo il giudice di primo grado, la richiesta era stata formulata dopo che era già emersa la causa di improcedibilità (la mancanza di querela). Di conseguenza, ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell’imputato.
Contro questa decisione, il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso diretto in Cassazione (il cosiddetto ricorso per saltum), lamentando una violazione di legge. Il PM ha sostenuto che il Tribunale aveva erroneamente posto un limite temporale al suo potere di modificare l’imputazione, un potere che la legge non prevede. L’esercizio dell’azione penale, una volta avviato validamente, non perde la sua legittimità a seguito di una modifica del regime di procedibilità, e il PM mantiene il potere-dovere di adeguare l’accusa a tutti gli elementi del fatto, anche se già noti.
Le Motivazioni della Cassazione: Il Potere-Dovere della Contestazione Suppletiva
La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso del Procuratore. Gli Ermellini hanno ribadito che la contestazione suppletiva, disciplinata dagli articoli 516 e seguenti del codice di procedura penale, è un potere esclusivo del Pubblico Ministero, espressione diretta del principio costituzionale di obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.).
La Corte ha specificato i seguenti punti chiave:
- Nessun Sindacato del Giudice: Il giudice non può esercitare alcun controllo preventivo sull’ammissibilità della contestazione proposta dal PM. Il suo ruolo è quello di decidere sul capo d’imputazione così come modificato, non di impedire la modifica stessa.
- Irrilevanza della Tardività: Il concetto di “tardività” è stato ritenuto errato. La legge non pone limiti temporali specifici all’esercizio di questo potere durante il dibattimento. Il PM può modificare l’accusa in qualsiasi momento prima della conclusione dell’istruttoria dibattimentale, anche sulla base di elementi già presenti negli atti di indagine e non emersi solo nel corso del processo.
- Potere-Dovere: Quello del PM non è una mera facoltà, ma un “potere-dovere” di esercitare e proseguire l’azione penale per il fatto-reato correttamente circostanziato e qualificato. Impedirglielo costituisce una violazione delle norme sull’azione penale e sulla formulazione dell’imputazione, integrando una nullità assoluta e insanabile del procedimento.
La Corte ha quindi affermato che il Tribunale avrebbe dovuto ammettere la nuova contestazione e procedere con il giudizio sulla base della nuova imputazione, che rendeva il reato procedibile d’ufficio.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
La sentenza annulla la decisione del Tribunale e rinvia gli atti allo stesso ufficio giudiziario, in diversa composizione, affinché il processo possa proseguire sulla base dell’imputazione modificata. Questa pronuncia ha importanti implicazioni pratiche: rafforza la posizione del Pubblico Ministero come unico titolare dell’azione penale e garantisce che il processo si concentri sulla completezza dell’accertamento dei fatti, piuttosto che su formalismi procedurali. Si impedisce che una modifica normativa sulla procedibilità possa creare “zone franche” per reati che, se correttamente qualificati in ogni loro aspetto, dovrebbero essere perseguiti d’ufficio. La decisione assicura che l’imputazione possa essere sempre adeguata alla realtà storica che emerge, garantendo al contempo i diritti di difesa dell’imputato, il quale ha diritto a un termine per preparare la propria difesa sulla nuova accusa.
Può il Pubblico Ministero modificare l’imputazione durante il processo per aggiungere una circostanza aggravante?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che il Pubblico Ministero ha il potere-dovere, ai sensi dell’art. 517 c.p.p., di procedere alla contestazione suppletiva di una circostanza aggravante emersa durante il dibattimento o anche già presente negli atti, per adeguare l’accusa alla completa fisionomia del fatto-reato.
Il giudice può rifiutare la contestazione suppletiva del PM perché la ritiene ‘tardiva’?
No. La sentenza stabilisce che il giudice non ha il potere di sindacare l’ammissibilità della contestazione del PM né di negarla rilevandone la tardività. Tale decisione è illegittima e costituisce una nullità assoluta, poiché il potere di modificare l’imputazione è esclusivo dell’accusa e non è soggetto a preclusioni temporali specifiche all’interno della fase dibattimentale.
Cosa succede se una nuova legge rende un reato procedibile a querela, ma la querela non viene presentata in tempo?
In linea di principio, il procedimento si estingue per improcedibilità. Tuttavia, come chiarito da questa sentenza, se il PM contesta una diversa circostanza aggravante che rende il reato nuovamente procedibile d’ufficio, l’azione penale deve proseguire. La mancanza della querela diventa irrilevante di fronte alla nuova qualificazione giuridica del fatto.