Consumazione Truffa: L’accredito sulla Carta Basta a Perfezionare il Reato
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 44958 del 2023, offre un’importante precisazione sul momento esatto della consumazione truffa. La Suprema Corte ha stabilito che il reato si perfeziona con l’accredito delle somme sulla carta prepagata del reo, rendendo irrilevante la successiva restituzione del denaro. Analizziamo questa decisione per comprenderne i dettagli e le implicazioni pratiche.
I Fatti alla Base della Decisione
Il caso riguardava un soggetto condannato in primo e secondo grado per il reato di truffa. L’imputato aveva presentato ricorso in Cassazione, sostenendo principalmente due punti: in primo luogo, che il reato non si fosse consumato ma fosse rimasto allo stadio del tentativo, dato che le somme erano state stornate e restituite alla persona offesa dopo la sua denuncia; in secondo luogo, chiedeva l’esclusione di una specifica circostanza aggravante.
I giudici di merito avevano già respinto queste argomentazioni, ma l’imputato ha riproposto le medesime censure dinanzi alla Corte Suprema.
L’Analisi della Corte e la Consumazione Truffa
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo una mera e “pedissequa reiterazione” delle argomentazioni già esaminate e correttamente respinte dalla Corte d’Appello. I giudici hanno sottolineato che un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata, e non limitarsi a ripetere le stesse difese.
Il Momento Decisivo della Consumazione del Reato
Il punto centrale della decisione riguarda la consumazione truffa. La Corte ha confermato l’orientamento secondo cui il delitto si considera perfezionato nel momento e nel luogo in cui il soggetto agente consegue l’ingiusto profitto. Nel caso specifico, questo momento è coinciso con l’effettivo accredito delle somme, provenienti dalla vittima, sulla carta prepagata dell’imputato.
Il fatto che, in un momento successivo, le somme siano state stornate a seguito della denuncia non cambia la natura del reato. L’operazione di storno è un evento accaduto dopo che il delitto si era già pienamente consumato. La restituzione del maltolto può avere rilevanza per altri fini (ad esempio, attenuanti o risarcimento del danno), ma non può declassare il reato da consumato a tentato.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Corte sono state chiare e lineari. I giudici hanno affermato che i motivi del ricorso erano solo apparenti, poiché non riuscivano a scalfire la logicità e la correttezza giuridica della sentenza d’appello. La Corte territoriale aveva correttamente individuato il momento consumativo del reato nell’acquisizione della disponibilità giuridica del denaro da parte dell’imputato. La successiva restituzione è un post factum che non incide sulla già avvenuta lesione del patrimonio della persona offesa e sul conseguimento del profitto da parte del reo. Pertanto, la richiesta di derubricazione a truffa tentata è stata ritenuta infondata, così come la critica sull’aggravante, confermando la piena responsabilità penale dell’imputato per il reato contestato.
Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale in materia di truffa: la consumazione del reato è istantanea e si realizza con l’ottenimento del profitto. Per le vittime, ciò significa che la denuncia è cruciale anche se i soldi vengono restituiti, perché il reato sussiste. Per chi commette il reato, la decisione serve da monito: restituire il denaro dopo essere stati scoperti non è un modo per evitare una condanna per il reato consumato, ma al massimo un fattore che il giudice potrà valutare per mitigare la pena.
Quando si considera consumato il reato di truffa?
Secondo la decisione in esame, il reato di truffa si considera consumato nel momento esatto in cui l’agente ottiene l’ingiusto profitto, come ad esempio con l’accredito di una somma di denaro sulla propria carta prepagata.
La restituzione delle somme truffate dopo la denuncia esclude la consumazione del reato?
No. La Corte ha chiarito che lo storno o la restituzione delle somme, effettuati in seguito alla denuncia, sono eventi successivi alla consumazione del delitto e, pertanto, non ne escludono l’esistenza.
Perché un ricorso può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando, tra le altre ragioni, si limita a ripetere le stesse censure già dedotte e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza formulare una critica specifica e argomentata contro la decisione che si sta impugnando.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44958 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44958 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME NOME CUI OlLTSKR) nato a ALESSANDRIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 08/02/2023 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME;
Ritenuto che tutti i motivi di ricorso, con cui si contesta l’affermazione di pena responsabilità dell’imputato per il reato di truffa a questi ascritto, e in subordine se ne invo derubricazione nell’ipotesi tentata e l’esclusione della circostanza aggravante di cui all’art. 6 secondo comma, n. 2-bis cod. pen., si risolvono nella pedissequa reiterazione delle censure già dedotte in appello e puntualmente disattese con corretti argomenti giuridici dalla corte di merit (si vedano, in particolare, le pagine 6, 7 e 8), dovendosi le stesse considerare non specifiche ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso;
Che in particolare la corte ha correttamente affermato che il reato di truffa si è consumato con l’accredito delle somme provenienti dalla persona offesa sulla carta Postepay dell’imputato e che il successivo storno effettuato in seguito alla denunzia di truffa si è verificato dop consumazione del delitto;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 10 ottobre 2023
Il Consigliere estensore
Il Presideite