Consapevolezza Ingente Quantità: la Prova Indiziaria è Sufficiente
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento su come si possa dimostrare la consapevolezza dell’ingente quantità di sostanze stupefacenti da parte dell’imputato. La Suprema Corte ha confermato che, anche in assenza di prove dirette come le impronte digitali, un quadro indiziario solido e coerente è pienamente sufficiente a fondare una condanna per il reato aggravato.
I Fatti del Caso
Il caso riguarda un soggetto condannato in appello per aver trasportato e detenuto, a fini di spaccio, un considerevole quantitativo di cocaina. La droga, corrispondente a oltre 62.000 dosi medie singole, era stata abilmente occultata all’interno di un estintore. L’imputato, ritenendo la condanna ingiusta, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione da parte dei giudici di merito.
Il Ricorso e la Questione sulla Consapevolezza Ingente Quantità
Il ricorrente basava la sua difesa su un punto specifico: la presunta mancanza di prove sulla sua effettiva conoscenza o conoscibilità del fatto che la quantità di droga fosse “ingente”. Sosteneva che la Corte d’Appello non avesse motivato adeguatamente su questo elemento, cruciale per l’applicazione della relativa circostanza aggravante. In particolare, evidenziava come non fossero state trovate le sue impronte digitali sul contenitore della droga e come non fossero state accertate le precise modalità con cui la sostanza era stata nascosta.
In sostanza, la difesa mirava a sostenere che l’imputato potesse essere un semplice corriere ignaro della reale portata del carico che stava trasportando. Tale tesi, se accolta, avrebbe potuto portare a una sensibile riduzione della pena.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto integralmente le argomentazioni della difesa, dichiarando il ricorso manifestamente infondato e, quindi, inammissibile. I giudici supremi hanno sottolineato come la motivazione della sentenza impugnata fosse completa, coerente e logicamente ineccepibile nel dimostrare la piena consapevolezza dell’ingente quantità.
La prova di tale consapevolezza, secondo la Corte, non deriva da un singolo elemento, ma da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti:
1. Lo stato di agitazione: L’imputato aveva mostrato un evidente nervosismo alla vista dell’estintore, comportamento che tradiva la sua conoscenza del contenuto illecito.
2. Il tentativo di disfarsi della prova: Poco prima di essere fermato, l’uomo aveva cercato di liberarsi dell’estintore, un’azione chiaramente finalizzata a eludere il controllo.
3. Le modalità di trasporto sofisticate: Il carico era monitorato tramite un sistema di localizzazione, a riprova del suo enorme valore economico. Inoltre, venivano adottate particolari cautele, come l’uso di materiali imbevuti di liquido infiammabile per eludere eventuali controlli e la presenza di complici su un’altra auto con funzione di staffetta.
Alla luce di questi elementi, la Corte ha concluso che la prova della consapevolezza non solo era stata ampiamente raggiunta, ma risultava anche logicamente dimostrata. Non era necessario, quindi, ricorrere a prove dirette come le impronte digitali, poiché il quadro indiziario complessivo era più che sufficiente a non lasciare spazio a ragionevoli dubbi.
Le Conclusioni
Con questa ordinanza, la Cassazione ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale penale: la colpevolezza e la conoscenza degli elementi del reato possono essere provate anche attraverso elementi indiziari. Quando gli indizi sono molteplici, gravi, precisi e convergenti, essi costituiscono una prova logica completa e affidabile. Per i reati di droga, ciò significa che la consapevolezza di trasportare un’ingente quantità può essere desunta dal comportamento del reo e dalle complesse modalità operative adottate, che sarebbero sproporzionate e illogiche per un carico di modesta entità. La decisione si traduce in una condanna definitiva per l’imputato, con l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
È necessaria una prova diretta, come le impronte digitali, per dimostrare la consapevolezza di trasportare un’ingente quantità di droga?
No, secondo la Corte di Cassazione non è necessaria una prova diretta. La consapevolezza può essere pienamente dimostrata attraverso un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti che, valutati nel loro complesso, portano a una conclusione logica e univoca.
Quali elementi indiziari sono stati ritenuti sufficienti in questo caso?
La Corte ha considerato decisivi i seguenti elementi: lo stato di agitazione dell’imputato alla vista del contenitore della droga, il suo tentativo di disfarsene poco prima del controllo, l’uso di un sistema di localizzazione per monitorare il carico e l’adozione di particolari cautele nel trasporto, come l’uso di complici e materiali infiammabili.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta che la Corte non esamina il merito del ricorso. La sentenza impugnata diventa definitiva e irrevocabile. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38368 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 38368 Anno 2025
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 24/10/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a VIBO VALENTIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 25/03/2025 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe; esaminati gli atti e il provvedimento impugnato; letta la memoria integrativa, si rileva quanto segue.
Il ricorrente, condannato ex artt. 73, commi 1 e 2, e 80 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, perché trasportava e comunque deteneva a fini di cessione ingenti quantitativi di cocaina, deduce, con due distinti motivi, violazione di legge penale e vizio di motivazione, essendo stata ritenuta l’ingente quantità di sostanza stupefacente senza motivare sulla prova della conoscenza o della conoscibilità di tale elemento da parte dell’imputato (non essendo state rilevate le impronte digitali sul contenitore della droga né accertate le modalità del suo occultamento).
I motivi sono manifestamente infondati, a fronte della completa e coerente motivazione del provvedimento impugnato, che dà atto: dello stato di agitazione dell’imputato alla vista dell’estintore in cui era collocata la droga (cocaina per un corrispondente di 62.912 dosi medie singole) e del quale aveva poco prima cercato di disfarsi, essendo seguito dalle forze dell’ordine; del fatto che risultasse usato un sistema di localizzazione per monitorare il prezioso carico; delle cautele usate nel trasporto (uso di materiali imbevuti di liquido infiammabile e complici a bordo di un’altra auto, individuata dagli operanti).
Alla luce di tali elementi, la prova della consapevolezza dell’ingente quantitativo, ampiamente conseguita, risulta anche logicamente dimostrata.
Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che si stima equo quantificare in euro 3.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favor della Cassa delle ammende.
Così deciso il 24 ottobre 2025
Il Consigliere estensore
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