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Confisca riciclaggio: cosa comprende secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32176/2024, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio che chiedeva di limitare la confisca per equivalente al suo solo compenso. La Corte ha stabilito che la confisca riciclaggio, ai sensi dell’art. 648-quater c.p., si estende al valore totale delle somme riciclate, comprendendo non solo il ‘prezzo’ del reato, ma anche il ‘prodotto’ e il ‘profitto’, in linea con la volontà del legislatore di colpire l’intero fenomeno criminale.

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Pubblicato il 17 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca riciclaggio: la Cassazione stabilisce che colpisce l’intero valore dei beni

Una recente e importante sentenza della Corte di Cassazione Penale (n. 32176/2024) ha fornito un chiarimento decisivo sulla portata della confisca riciclaggio. La Corte ha stabilito che la misura ablativa non deve essere limitata al solo guadagno (il cosiddetto ‘prezzo’ del reato) ottenuto da chi compie l’operazione, ma deve estendersi all’intero valore dei beni che sono stati oggetto dell’attività di ‘pulitura’. Questa interpretazione estensiva rafforza gli strumenti di contrasto alla criminalità economica.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dal ricorso presentato da tre imputati avverso una sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano per vari reati di natura patrimoniale, tra cui associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Mentre i ricorsi di due imputati sono stati dichiarati inammissibili per motivi procedurali, quello del terzo imputato, condannato specificamente per riciclaggio, ha sollevato una questione di fondamentale importanza giuridica.

L’imputato sosteneva che la confisca per equivalente disposta nei suoi confronti fosse illegittima perché calcolata sull’intero importo delle somme riciclate (oltre 1,3 milioni di euro), anziché sulla sua effettiva commissione, che ammontava a circa 47.000 euro. Secondo la sua tesi, confiscare un valore superiore al proprio guadagno personale costituirebbe una pena illegale e sproporzionata.

L’interpretazione della norma sulla confisca riciclaggio

La Corte di Cassazione ha rigettato completamente questa interpretazione. Il cuore della decisione risiede nell’analisi dell’articolo 648-quater del codice penale, che disciplina la confisca in caso di condanna per riciclaggio. La norma prevede la confisca dei beni che costituiscono ‘il prodotto o il profitto’ del reato e, quando ciò non è possibile, la ‘confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prodotto, profitto o prezzo’.

La difesa dell’imputato si concentrava sul termine ‘prezzo’, interpretandolo come il compenso ricevuto per l’attività illecita. La Corte ha invece sottolineato che il legislatore ha volutamente utilizzato anche i termini ‘prodotto’ e ‘profitto’. Questa scelta lessicale non è casuale: indica la chiara volontà di colpire l’intera ricchezza illecita che viene ‘salvata’ e reimmessa nel circuito legale grazie all’operazione di riciclaggio.

L’intento del legislatore e la coerenza del sistema

Secondo i giudici, limitare la confisca al solo compenso del riciclatore sarebbe in contrasto con la ratio della norma. L’obiettivo non è punire solo l’arricchimento personale del singolo, ma neutralizzare l’intero vantaggio economico generato dal delitto presupposto e consolidato attraverso il riciclaggio. Il ‘prodotto’ del riciclaggio non è la commissione, ma la trasformazione stessa del denaro sporco in denaro apparentemente pulito. Il ‘profitto’ è il consolidamento di quel capitale illecito.

Questa lettura, afferma la Corte, è l’unica coerente con l’impianto repressivo del nostro ordinamento, che considera il riciclaggio un reato di estrema gravità. Lo dimostrano le pene edittali elevate e l’applicazione di istituti come la confisca allargata (art. 240-bis c.p.), che colpisce i beni sproporzionati al reddito del condannato. Tale interpretazione è inoltre allineata con le normative sovranazionali, incluse le direttive dell’Unione Europea, che spingono per misure ablatorie aggressive contro i proventi di reato.

La distinzione tra Prezzo, Prodotto e Profitto del Reato

La sentenza ribadisce le definizioni consolidate di questi tre concetti:
Prezzo: il compenso pagato per commettere il reato.
Prodotto: il risultato materiale dell’azione criminosa (es. il denaro ‘pulito’ dopo le operazioni di occultamento).
Profitto: il vantaggio economico complessivo derivante dal reato.

Nel caso del riciclaggio, il prodotto e il profitto coincidono con l’intero valore dei beni la cui origine illecita è stata mascherata. La confisca deve quindi avere ad oggetto questo valore complessivo, indipendentemente dal fatto che il riciclatore ne abbia avuto o meno la piena disponibilità.

le motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato il rigetto del ricorso basandosi su un’interpretazione sistematica e teleologica dell’art. 648-quater c.p. I giudici hanno chiarito che la volontà del legislatore (voluntas legis) è quella di reprimere duramente il fenomeno del riciclaggio in tutta la sua portata patologica. Se l’intento fosse stato quello di colpire solo il guadagno del riciclatore, la norma avrebbe menzionato unicamente il ‘prezzo’ del reato. L’inclusione esplicita dei termini ‘prodotto’ e ‘profitto’ dimostra l’intenzione di assoggettare a confisca l’intera utilità economica che, grazie all’attività del riciclatore, è stata illecitamente salvaguardata. Questa lettura è rafforzata dalla coerenza con altre norme repressive (come l’art. 240-bis c.p. sulla confisca allargata) e con le direttive europee, che mirano a colpire ogni ricchezza illecita generata dai reati, anche se trasferita a terzi.

le conclusioni

In conclusione, la sentenza conferma un principio fondamentale: nel reato di riciclaggio, la confisca per equivalente non si limita al compenso del singolo autore, ma colpisce il valore corrispondente a tutte le somme oggetto delle operazioni volte a ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa. La misura ablatoria deve neutralizzare l’essenza stessa del delitto, ovvero la conservazione e l’immissione nell’economia legale di capitali di origine criminale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso, fornendo agli organi inquirenti uno strumento potente per aggredire i patrimoni illeciti e contrastare efficacemente la criminalità economica.

Nel reato di riciclaggio, la confisca per equivalente riguarda solo il guadagno del riciclatore o l’intero importo riciclato?
Secondo la sentenza, la confisca per equivalente deve colpire il valore corrispondente all’intero importo delle somme oggetto delle operazioni di riciclaggio, e non solo il compenso (o ‘prezzo’ del reato) percepito dal riciclatore.

È possibile contestare la motivazione di una sentenza di patteggiamento ricorrendo in Cassazione?
No, il ricorso in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento non può contestare la correttezza della motivazione, ma è proponibile solo per motivi specifici previsti dalla legge, come l’erronea qualificazione giuridica del fatto o l’illegalità della pena applicata.

Perché la Corte di Cassazione interpreta l’art. 648-quater c.p. in modo così estensivo?
La Corte adotta un’interpretazione estensiva per rispettare la volontà del legislatore di reprimere duramente il fenomeno del riciclaggio. L’uso dei termini ‘prodotto’ e ‘profitto’, oltre a ‘prezzo’, indica l’intenzione di colpire non solo il guadagno personale del reo, ma l’intero valore dei beni ‘ripuliti’, in coerenza con l’impianto normativo nazionale e le direttive europee.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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