Confisca Profitto Reato: Sopravvive alla Morte dell’Imputato
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, affronta un tema di grande rilevanza: il destino della confisca profitto reato quando il procedimento penale si interrompe a causa della morte dell’imputato. La pronuncia stabilisce un principio cardine: l’estinzione del reato non travolge la misura patrimoniale, la quale mantiene la sua piena efficacia. Vediamo nel dettaglio i fatti e le motivazioni della Corte.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da una condanna per il reato previsto dall’art. 10-ter del D.Lgs. 74/2000, relativo all’omesso versamento di IVA. L’imputato, condannato in appello, presentava ricorso per Cassazione adducendo due motivi principali:
1. Vizio di motivazione: Sulla sussistenza dell’elemento psicologico del reato.
2. Violazione di legge: Sull’assenza del dolo, a causa di una grave crisi di liquidità che aveva colpito la sua società.
Durante il giudizio di legittimità, interveniva un fatto nuovo e decisivo: il decesso dell’imputato, documentato da un certificato di morte. Questo evento ha cambiato radicalmente le sorti del processo.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, preso atto del decesso, ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. La motivazione è chiara: il reato si è estinto per morte del reo, una delle cause di estinzione previste dal nostro ordinamento.
Tuttavia, la parte più significativa della decisione riguarda le sorti della confisca. Nonostante l’estinzione del reato, i Giudici hanno confermato la confisca dei beni che costituivano il profitto dell’illecito tributario.
Le Motivazioni: la natura della confisca profitto reato
La Corte ha basato la sua decisione sulla specifica natura della confisca profitto reato. Questa misura, secondo i giudici e la normativa di riferimento (art. 87 del D.Lgs. 173/2024, che ricalca il precedente art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000), ha un carattere obbligatorio e una funzione ripristinatoria.
Il suo scopo non è punire personalmente il colpevole, ma rimuovere dal circuito economico i vantaggi patrimoniali illecitamente conseguiti. In altre parole, la confisca mira a ristabilire l’ordine economico violato dal reato, recuperando le somme che non sarebbero mai dovute entrare nel patrimonio del reo o della sua società.
Questa funzione la svincola dalla responsabilità penale strettamente personale, che invece si estingue con la morte del soggetto. La confisca, essendo legata al bene (res) e non alla persona (persona), sopravvive alla vicenda penale individuale. Essa colpisce il profitto in sé, a prescindere da chi ne abbia la disponibilità, salvo che appartenga a una persona estranea al reato.
Le Conclusioni
La sentenza in esame ribadisce un principio di fondamentale importanza nel diritto penale patrimoniale: la morte dell’imputato estingue la sua punibilità, ma non sana l’illecito arricchimento che ne è derivato. La confisca profitto reato agisce come uno strumento di giustizia patrimoniale, assicurando che ‘il crimine non paghi’, neanche dopo la scomparsa del suo autore. Tale orientamento rafforza l’efficacia delle misure di contrasto ai reati economici, garantendo che i proventi illeciti vengano comunque restituiti alla collettività, indipendentemente dalle vicende personali dell’imputato.
Cosa accade alla condanna penale se l’imputato muore durante il processo di appello?
La sentenza di condanna viene annullata senza rinvio perché il reato si considera estinto per morte del reo, una causa di estinzione della punibilità prevista dalla legge.
La confisca dei beni può essere mantenuta anche se il reato si estingue per morte del reo?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che la confisca del profitto del reato viene mantenuta. La sua efficacia non dipende dalla sussistenza della responsabilità penale personale, ma dalla necessità di rimuovere i vantaggi economici illeciti.
Qual è il fondamento giuridico che permette la confisca del profitto del reato anche dopo il decesso dell’imputato?
Il fondamento si trova nell’art. 87 del D.Lgs. 173/2024 (precedentemente art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000), che stabilisce l’obbligatorietà della confisca dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato, configurandola come una misura con finalità ripristinatoria e non puramente punitiva.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1498 Anno 2026
Penale Sent. Sez. 7 Num. 1498 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 14/11/2025
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a ANGIARI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 24/01/2025 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che COGNOME NOME, condanNOME per il reato di cui all’art. 10-ter d.lgs. n. 74 del 2000 alla pena di mesi sei di reclusione, articolando due motivi di ricorso, ded motivazione in ordine alla sussistenza dell’elemento psicologico del reato (prim nonché violazione di legge in ordine alla sussistenza del dolo / attesa la crisi di liquidità che h investito la società (secondo motivo);
rilevato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, per interve dell’imputato come da certificato di morte per cui egli è deceduto il 29.07.2025 A L con contestuale conferma della confisca siccome inerente al profitto del reato e obbligatoria alla luce dell’art. 87 del Dlgs. 173/2024 ( già articolo 12-bis del decr n. 74 del 2000) secondo cui “nel caso di condanna o di applicazione della pena su delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei de dagli articoli da 74 a 85, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando e possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corr prezzo o profitto”
P.Q.M.
annulla senza rinvio la sentenza dell’imputato. Conferma la confisca. impugnata perché il reato è estinto per mor
Così deciso in Roma, il 14 novembre 2025.