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Confisca profitto reato: quando la restituzione è parziale

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la confisca di 180.000 euro. La Corte stabilisce che il risarcimento parziale del danno non estingue il profitto del reato di autoriciclaggio. La confisca del profitto del reato residuo è legittima, poiché il pagamento effettuato da un coimputato per un diverso reato (riciclaggio) non può essere computato a favore del ricorrente.

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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca del Profitto del Reato: La Restituzione Parziale Non Basta

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 27733/2024 affronta un tema cruciale nei reati economici: la confisca del profitto del reato in presenza di un risarcimento del danno. Con questa pronuncia, i giudici di legittimità ribadiscono un principio fondamentale: la restituzione parziale alla persona offesa non è sufficiente a escludere la misura ablatoria, che rimane applicabile sulla quota di profitto non ancora restituita. Analizziamo il caso per comprendere le implicazioni di questa decisione.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un’operazione finanziaria complessa. L’amministratore di fatto di una società, successivamente dichiarata fallita, distraeva un’ingente somma, pari a circa 880.000 euro, dai conti aziendali. Di questa somma, 650.000 euro venivano impiegati “in nero” per acquistare, tramite un’altra società a lui riconducibile, due rami d’azienda.

Questa condotta integrava due distinti reati: la bancarotta fraudolenta per distrazione e l’autoriciclaggio, per aver reinvestito i proventi illeciti in attività economiche. Nel procedimento erano coinvolti anche altri soggetti, accusati del reato di riciclaggio per aver contribuito a occultare la provenienza del denaro.

Successivamente, l’imputato principale stipulava un accordo transattivo con la curatela fallimentare, versando 470.000 euro a titolo di risarcimento. Anche un coimputato versava alla curatela una somma di 220.000 euro. Nonostante il versamento complessivo di 690.000 euro, il Giudice per le indagini preliminari, in sede di patteggiamento, disponeva la confisca di 180.000 euro, ritenendola la parte di profitto del reato di autoriciclaggio non coperta dal risarcimento diretto dell’imputato.

La Questione sulla Confisca del Profitto del Reato

L’imputato proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che la confisca del profitto del reato fosse illegittima. La sua tesi si basava su un semplice calcolo: a fronte di un profitto illecito di 650.000 euro (la somma autoriciclata), erano stati restituiti complessivamente 690.000 euro. Pertanto, secondo la difesa, non esisteva alcun profitto residuo da confiscare, e la misura disposta dal G.u.p. rappresentava un’indebita duplicazione.

Il ricorrente chiedeva alla Corte di riconsiderare l’accordo transattivo, interpretandolo come una restituzione integrale del maltolto, capace di elidere completamente il vantaggio economico derivante dai reati.

La Decisione del Giudice di Merito

Il giudice del patteggiamento aveva ragionato diversamente. Aveva imputato al solo reato di autoriciclaggio, commesso dal ricorrente, il profitto di 650.000 euro. Da questa cifra aveva detratto unicamente la somma versata personalmente dal ricorrente (470.000 euro), individuando il profitto residuo e confiscabile in 180.000 euro. Il pagamento del coimputato (220.000 euro) non era stato considerato, poiché relativo a una diversa obbligazione risarcitoria, derivante dal distinto reato di riciclaggio.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del G.u.p. e la legittimità della confisca. Le motivazioni si fondano su tre punti cardine.

In primo luogo, il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché proponeva una rivalutazione dei fatti e delle prove (come l’atto di transazione), un’attività preclusa al giudice di legittimità. Il ricorrente offriva una lettura alternativa delle emergenze processuali, senza però contestare un vizio di legge.

In secondo luogo, la Corte ha evidenziato la genericità e la contraddittorietà del ricorso. La difesa non spiegava perché, a fronte di un presunto profitto di 650.000 euro, fosse stata versata una somma superiore (690.000 euro). Questa discrasia, secondo la Corte, rendeva più coerente l’impostazione del G.u.p., secondo cui i pagamenti si riferivano a vantaggi economici distinti, conseguiti separatamente dai diversi imputati per i rispettivi reati.

Infine, il punto cruciale: la Corte ha confermato la corretta applicazione del principio secondo cui la confisca va modulata sul profitto “attuale” al momento della sua applicazione. Il giudice ha correttamente scorporato solo la parte di utilità restituita direttamente dall’autore del reato di autoriciclaggio. Il pagamento del coimputato, legato al diverso reato di riciclaggio (con presupposti parzialmente diversi, come l’omessa dichiarazione IVA), non poteva essere utilizzato per ridurre il profitto confiscabile al ricorrente. La legittimità della confisca di 180.000 euro è stata quindi pienamente confermata.

Le Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio di rigore in materia di misure ablatorie. Per neutralizzare la confisca del profitto del reato, non è sufficiente un risarcimento generico o cumulativo da parte di più coimputati. La restituzione deve essere specifica, integrale e direttamente riferibile al vantaggio economico ottenuto dal singolo autore con la commissione del suo specifico reato. In assenza di una piena corrispondenza tra il profitto conseguito e la somma restituita, lo Stato mantiene il potere di acquisire la parte di ricchezza illecita non ancora ripristinata, garantendo che nessuna utilità derivante da un crimine rimanga nella disponibilità del suo autore.

Se un imputato risarcisce parzialmente la vittima, può essere comunque disposta la confisca del profitto del reato?
Sì. Secondo la sentenza, il giudice deve modulare la misura ablatoria in ragione del profitto ‘attuale’ al momento della sua applicazione. Ciò significa che la confisca viene disposta sulla parte del profitto non coperta dalle restituzioni effettuate.

Il pagamento effettuato da un coimputato per un reato diverso può essere utilizzato per ridurre il profitto confiscabile a mio carico?
No. La Corte ha stabilito che i pagamenti risarcitori sono riferiti ai vantaggi economici distinti conseguiti dai singoli imputati per i rispettivi reati. Pertanto, il risarcimento versato da un coimputato per il reato di riciclaggio non riduce il profitto confiscabile relativo al reato di autoriciclaggio commesso da un altro imputato.

In un caso di autoriciclaggio, cosa si intende per profitto confiscabile?
Il profitto confiscabile è il vantaggio economico derivante dall’impiego dei beni di provenienza illecita. In questo caso, corrispondeva alla somma di denaro, distratta dalla società fallita, che è stata poi reinvestita in altre attività economiche, al netto delle sole restituzioni specifiche e dirette effettuate dall’autore del reato di autoriciclaggio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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