La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17125 del 2024, ha affrontato un’importante questione giuridica: la confisca per sproporzione può essere disposta anche quando si applica una pena patteggiata inferiore ai due anni di reclusione? La risposta della Suprema Corte è stata affermativa, stabilendo un principio di diritto che consolida la natura speciale e inderogabile di questa misura patrimoniale, anche nel contesto dei riti alternativi come il patteggiamento.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Ferrara. Un giovane, trovato in possesso di circa 3 kg di hashish, aveva concordato con la Procura una pena di un anno e dieci mesi di reclusione e 4.000,00 euro di multa. Oltre alla pena principale, il giudice di merito aveva disposto la confisca per sproporzione di 2.000,00 euro in contanti, rinvenuti nella sua disponibilità durante la perquisizione.
L’imputato, risultato disoccupato, non era stato in grado di fornire una giustificazione plausibile sulla provenienza del denaro, che il Tribunale ha ritenuto sproporzionato rispetto alla sua situazione economica. La difesa dell’imputato ha quindi deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la legittimità della confisca.
Il Ricorso in Cassazione e le argomentazioni della Difesa
Il ricorso si fondava essenzialmente su un’argomentazione principale: la violazione dell’articolo 445, comma 1, del codice di procedura penale. Tale norma, infatti, stabilisce che la sentenza di patteggiamento, quando la pena detentiva non supera i due anni, non comporta l’applicazione di pene accessorie e misure di sicurezza, ad eccezione di quelle previste dall’art. 240 c.p. (confisca obbligatoria di cose che costituiscono il prezzo del reato).
Secondo la difesa, poiché la pena applicata era inferiore alla soglia dei due anni, il giudice non avrebbe potuto disporre la confisca per sproporzione, disciplinata dall’art. 240-bis c.p. e richiamata in materia di stupefacenti dall’art. 85-bis del d.P.R. 309/1990. Inoltre, si lamentava un difetto di motivazione sulla correlazione tra il denaro e il reato, e sulla mancata valutazione delle giustificazioni fornite (attività lavorativa svolta in passato e convivenza con il genitore).
Le Motivazioni della Suprema Corte sulla confisca per sproporzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. Il cuore della decisione risiede nella distinzione tra la disciplina generale del patteggiamento e la natura speciale della confisca per sproporzione.
I giudici hanno chiarito che la confisca ex art. 240-bis c.p. è una misura obbligatoria. L’inciso «è sempre disposta la confisca», contenuto nella norma, la configura come una disposizione speciale che deroga alla regola generale dell’art. 445 c.p.p. Di conseguenza, il limite dei due anni di pena, valido per escludere altre misure di sicurezza, non opera in questo specifico caso.
La norma sulla confisca per sproporzione, così come il suo richiamo nella legislazione sugli stupefacenti (art. 85-bis d.P.R. 309/90), non fa alcun riferimento all’art. 445 c.p.p., ma si pone come un precetto autonomo e imperativo. La sua finalità è quella di colpire i patrimoni di illecita provenienza, anche quando non sia possibile dimostrare un nesso di pertinenzialità diretto con uno specifico reato, ma emerga una chiara sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato.
Per quanto riguarda gli altri motivi di ricorso, la Corte li ha dichiarati inammissibili. I giudici hanno ritenuto che la sentenza di merito avesse adeguatamente motivato la sproporzione tra i 2.000,00 euro in contanti e la condizione di disoccupato dell’imputato, giudicando le giustificazioni fornite come generiche e insufficienti a dimostrare la legittima provenienza del denaro.
Le Conclusioni
Questa sentenza ribadisce la forza dello strumento della confisca per sproporzione nel contrasto all’arricchimento illecito. La Corte di Cassazione ha affermato che la sua applicazione è obbligatoria e non è soggetta alle limitazioni previste per il patteggiamento con pene lievi. Questo significa che, anche in caso di accordo sulla pena, chi viene condannato per determinati reati (tra cui quelli in materia di stupefacenti) e non riesce a giustificare la provenienza di beni sproporzionati rispetto al proprio reddito, ne subirà inevitabilmente la confisca. La decisione rafforza l’efficacia di una misura pensata per aggredire i capitali criminali alla radice, indipendentemente dall’entità della pena concordata.
La confisca per sproporzione può essere disposta con una sentenza di patteggiamento inferiore ai due anni?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per sproporzione, prevista dall’art. 240-bis c.p., è una misura obbligatoria che deroga alla disciplina generale dell’art. 445 c.p.p., la quale esclude le misure di sicurezza per pene patteggiate sotto i due anni.
Perché la confisca per sproporzione è considerata una misura speciale?
È considerata speciale perché la legge stessa la impone come obbligatoria con la formula «è sempre disposta». Questa previsione la rende inderogabile e prevalente sulla normativa generale del patteggiamento, che è meno restrittiva.
Cosa deve dimostrare l’imputato per evitare la confisca per sproporzione?
L’imputato deve fornire una giustificazione concreta e plausibile sulla legittima provenienza dei beni o del denaro che appaiono sproporzionati rispetto al suo reddito o alla sua attività economica. Secondo la sentenza, giustificazioni generiche, come un’attività lavorativa svolta in passato o la convivenza con un genitore, non sono sufficienti.