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Confisca per sproporzione: le novità della Cassazione

La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per sproporzione è applicabile anche nei casi di spaccio di lieve entità. Nel caso in esame, un imputato era stato trovato in possesso di una somma ingiustificata di oltre 23.000 euro. Sebbene il reato fosse stato derubricato, la Corte ha annullato la restituzione del denaro poiché il condannato non aveva provato la provenienza lecita della somma, sproporzionata rispetto al suo reddito.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per sproporzione: anche il piccolo spaccio rischia il patrimonio

La recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di contrasto patrimoniale alla criminalità: la confisca per sproporzione può scattare anche quando il reato di droga è considerato di lieve entità. Molti cittadini e professionisti si chiedono se una condanna ‘minore’ possa comunque portare alla perdita di somme di denaro o beni immobili. La risposta è sì, a patto che vi sia un palese squilibrio tra lo stile di vita e i redditi ufficiali.

Fatti: Stupefacenti e confisca per sproporzione

Il caso nasce dalla condanna di un uomo trovato in possesso di sostanze stupefacenti e della somma di 23.710,00 euro in contanti. In primo grado, il giudice aveva ordinato il sequestro e la successiva acquisizione allo Stato del denaro, ritenendolo sproporzionato rispetto al reddito mensile dichiarato di circa 750 euro.

In appello, tuttavia, la situazione era cambiata: i giudici avevano riqualificato il fatto come spaccio di ‘lieve entità’ e avevano ordinato la restituzione dei soldi, sostenendo che non vi fosse prova che quella specifica somma derivasse direttamente dall’attività di spaccio contestata. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione, portando il caso davanti alla Suprema Corte.

I requisiti della confisca per sproporzione

La Cassazione ha dato ragione all’accusa, annullando la restituzione del denaro. La confisca per sproporzione, nota anche come confisca ‘allargata’, ha infatti una struttura diversa dalla confisca ordinaria. Mentre quest’ultima richiede che il bene sia il diretto ‘frutto’ del reato, la versione allargata si concentra sulla figura del condannato e sul suo intero patrimonio ingiustificato.

I requisiti per applicarla sono tre:
1. La condanna per un reato incluso nella lista di legge (i cosiddetti ‘reati spia’);
2. La titolarità di beni con valore sproporzionato al reddito;
3. La mancata giustificazione della provenienza lecita.

La vicinanza della prova

Un aspetto cruciale sottolineato dai giudici è il principio della ‘vicinanza della prova’. Poiché solo l’imputato conosce l’origine dei propri soldi, spetta a lui l’onere di allegare prove concrete (documenti, testimonianze di eredità, vincite, o collaborazioni lavorative documentate) per evitare il sequestro. Semplici dichiarazioni generiche, come ‘li ho guadagnati lavorando anni fa con mio fratello’, non sono sufficienti se non supportate da dati oggettivi.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta interpretazione dell’art. 240-bis cod. pen. in combinato disposto con l’art. 85-bis del Testo Unico Stupefacenti. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle modifiche legislative del 2023, anche lo spaccio di lieve entità rientra tra i reati che legittimano la confisca per sproporzione. La Corte d’Appello ha errato nel richiedere un nesso diretto tra il denaro e lo spaccio, poiché la legge mira a colpire l’accumulo di ricchezza ingiustificata da parte di soggetti già riconosciuti colpevoli di gravi (o specifici) reati penali. La sproporzione tra 23.000 euro e un reddito di 750 euro è stata ritenuta un elemento di sospetto non superato dalle scuse dell’imputato.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte portano all’annullamento della sentenza di appello limitatamente alla revoca della misura patrimoniale. Il caso torna ora in Corte d’Appello, che dovrà valutare nuovamente se l’imputato sia in grado di giustificare seriamente il possesso di quella somma. Questo provvedimento conferma che lo Stato dispone di strumenti molto incisivi per aggredire i patrimoni sospetti, spostando l’attenzione non solo sul singolo atto criminale, ma sulla coerenza finanziaria complessiva del condannato.

Cosa succede se vengo condannato per spaccio di lieve entità e ho molti contanti?
Se la somma è sproporzionata rispetto al tuo reddito dichiarato, rischi la confisca per sproporzione anche se il reato è considerato lieve, a meno che tu non riesca a provare la provenienza lecita del denaro.

È possibile riavere i soldi sequestrati se non sono il provento diretto del reato?
Nella confisca allargata non serve che il denaro sia il profitto diretto del reato; basta che appartenga a un condannato per determinati reati e che il valore sia ingiustificato rispetto alle sue entrate ufficiali.

Chi deve dimostrare da dove vengono i soldi in caso di sequestro patrimoniale?
Spetta all’imputato fornire elementi concreti e documenti che giustifichino la provenienza lecita dei beni, in virtù del principio della vicinanza della prova.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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