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Confisca per relationem: legittima se motivata

Un imputato, dopo un patteggiamento per spaccio, ha impugnato la confisca dei proventi illeciti per 87.100 euro, lamentando una motivazione assente. La Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo legittima la confisca per relationem, la cui motivazione rinviava a un precedente decreto di sequestro, noto all’imputato e adeguatamente argomentato. La Corte ha stabilito che tale tecnica è valida se il giudice dimostra di aver preso visione dell’atto richiamato e lo ritiene coerente con la sua decisione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per Relationem: Quando è Valida la Motivazione per Rinvio?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25880 del 2024, è tornata a pronunciarsi sulla validità della confisca per relationem, ovvero quella misura la cui motivazione rinvia ad altri atti del procedimento. Il caso specifico riguardava un patteggiamento per spaccio di stupefacenti, a seguito del quale era stata disposta la confisca di una somma ingente, ma la cui giustificazione era contenuta in un precedente decreto di sequestro. Analizziamo la decisione per comprendere i principi affermati dai giudici.

Il Caso: Patteggiamento e Impugnazione della Sola Confisca

Un individuo, a seguito di un accordo di patteggiamento, veniva condannato a una pena detentiva e pecuniaria per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. Oltre alla pena concordata, il Giudice dell’Udienza Preliminare (G.U.P.) disponeva la confisca diretta del profitto del reato, quantificato in 87.100 euro, o in alternativa, la confisca per equivalente su beni dell’imputato fino a tale importo.

La difesa decideva di impugnare la sentenza non per la pena patteggiata, ma esclusivamente per la parte relativa alla misura di sicurezza della confisca, portando la questione davanti alla Corte di Cassazione.

I Motivi del Ricorso: Carenza di Motivazione e Calcolo Errato

L’imputato, tramite il suo difensore, sollevava due principali obiezioni:
1. Vizio di motivazione: La sentenza non specificava chiaramente il tipo di confisca applicata né forniva una giustificazione autonoma per la sua imposizione, essendo la misura estranea all’accordo di patteggiamento.
2. Errata quantificazione: La somma di 87.100 euro era considerata sovrastimata e sproporzionata. Secondo la difesa, era stata calcolata sulla base di dichiarazioni non verificate di acquirenti e non teneva conto dei redditi derivanti dall’attività lavorativa lecita dell’imputato.

La Legittimità della Confisca per Relationem secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, confermando la legittimità del provvedimento del G.U.P. e chiarendo i presupposti per una valida confisca per relationem.

Le Condizioni per una Motivazione Valida

I giudici hanno ribadito un principio consolidato: la motivazione “per relationem” è legittima quando rispetta tre condizioni fondamentali:
1. Riferimento a un atto legittimo: Il provvedimento deve fare riferimento a un atto del procedimento (in questo caso, il decreto di sequestro preventivo) la cui motivazione sia congrua.
2. Cognizione del giudice: Deve essere dimostrato che il giudice ha effettivamente esaminato l’atto richiamato e ne ha condiviso le argomentazioni, ritenendole coerenti con la propria decisione.
3. Conoscibilità dell’atto: L’atto a cui si rinvia deve essere conosciuto o facilmente accessibile dalla parte interessata, per permetterle di esercitare il proprio diritto di difesa e di impugnazione.

L’Applicazione al Caso di Specie

Nel caso in esame, la sentenza del G.U.P. rinviava esplicitamente al decreto di sequestro preventivo emesso mesi prima. Questo decreto, noto sia all’imputato che alla sua difesa, conteneva una dettagliata analisi per la quantificazione del profitto illecito. Il calcolo si basava sui verbali di sequestro di quasi un chilogrammo di cocaina e sulle dichiarazioni degli assuntori circa la frequenza e l’entità dei loro acquisti.

La Corte ha ritenuto che tale metodo di calcolo non fosse illogico e che le censure della difesa fossero generiche, non riuscendo a smentire concretamente i dati fattuali su cui si fondava la misura.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso perché ha ritenuto che la motivazione della confisca, sebbene succinta, fosse giuridicamente corretta. Il rinvio al decreto di sequestro preventivo soddisfaceva tutti i requisiti di legittimità per la motivazione per relationem. Il giudice di merito aveva chiaramente fatto proprio il contenuto dell’atto richiamato, che a sua volta forniva una giustificazione analitica e non illogica della somma da confiscare. Le argomentazioni difensive sono state giudicate come un tentativo di ottenere un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità, senza peraltro fornire elementi concreti in grado di invalidare il calcolo del profitto illecito.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa sentenza conferma che la confisca per relationem è uno strumento processuale valido, purché utilizzato correttamente. Per la difesa, ciò significa che, per contestare una confisca di questo tipo, non è sufficiente lamentare la brevità della motivazione nella sentenza finale. È invece necessario attaccare nel merito le argomentazioni contenute nell’atto richiamato, dimostrando la loro illogicità o l’erroneità dei dati fattuali su cui si basano. La decisione sottolinea l’importanza di conoscere a fondo tutti gli atti del procedimento penale, poiché anche un provvedimento precedente può diventare la colonna portante di una decisione successiva.

È possibile impugnare una misura di confisca anche se la pena è stata patteggiata?
Sì, è possibile. La Corte di Cassazione ha confermato che la confisca è una misura estranea all’accordo di patteggiamento sulla pena e, pertanto, può essere impugnata autonomamente.

La motivazione di una confisca può fare riferimento a un altro atto del processo?
Sì, tale tecnica è chiamata “motivazione per relationem” ed è considerata legittima a condizione che l’atto richiamato sia noto alla difesa, contenga una motivazione congrua e il giudice dimostri di averne preso visione e di condividerne il contenuto.

Come è stato calcolato l’importo della confisca in questo caso?
L’importo di 87.100 euro è stato quantificato nel decreto di sequestro preventivo, a cui la sentenza ha fatto rinvio. Il calcolo si basava su elementi concreti come i verbali di sequestro di 866 grammi di cocaina e le dichiarazioni degli acquirenti riguardo alla frequenza e all’entità degli acquisti di stupefacente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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