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Confisca per equivalente: solidarietà nel riciclaggio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11332/2023, ha respinto il ricorso di un indagato per riciclaggio, confermando un sequestro preventivo di 330.000 euro. La Corte ha ribadito il principio solidaristico secondo cui la confisca per equivalente può colpire per intero il patrimonio di uno solo dei concorrenti nel reato, a prescindere dal profitto effettivamente percepito. Il ricorso del Pubblico Ministero è stato invece dichiarato inammissibile per carenza di interesse.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per Equivalente: la Cassazione Conferma la Responsabilità Solidale

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 11332 del 2023, è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale in materia di reati economici: l’applicazione della confisca per equivalente in caso di concorso di persone nel reato di riciclaggio. La decisione ribadisce con fermezza il principio solidaristico, secondo cui ogni concorrente può essere chiamato a rispondere per l’intero valore dei beni riciclati, indipendentemente dal vantaggio personale concretamente ottenuto. Analizziamo i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un’ordinanza del Tribunale della Libertà di Brescia, che aveva confermato un provvedimento di sequestro preventivo, sia diretto che per equivalente, per un valore di 330.000 euro nei confronti di un soggetto indagato per riciclaggio. Sia il Pubblico Ministero che la difesa dell’indagato proponevano ricorso per cassazione.

La difesa lamentava diversi vizi, sostenendo principalmente che il sequestro fosse illegittimo perché doveva essere commisurato non all’intera somma oggetto dell’operazione, ma solo al profitto effettivamente conseguito dal proprio assistito, che a suo dire era nullo. Contestava inoltre una presunta duplicazione della misura, applicata sia a lui che a un altro co-indagato per il medesimo importo.

Il Pubblico Ministero, d’altro canto, si doleva della mancata considerazione, da parte del Tribunale, del fumus commissi delicti per il reato di autoriciclaggio.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha adottato due decisioni distinte per i due ricorsi.

Innanzitutto, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero per carenza di interesse. Poiché il sequestro era stato comunque integralmente confermato, un eventuale accoglimento del ricorso sull’autoriciclaggio non avrebbe portato alcun vantaggio concreto alla pubblica accusa, rendendo l’impugnazione priva di scopo pratico.

Di contro, ha rigettato integralmente il ricorso della difesa, ritenendolo infondato in ogni suo punto e confermando la piena legittimità del sequestro.

Le Motivazioni: il Principio Solidaristico nella Confisca per Equivalente

Il cuore della sentenza risiede nelle motivazioni con cui la Corte ha respinto le doglianze dell’indagato. I giudici di legittimità hanno riaffermato un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato in tema di confisca per equivalente nel concorso di persone.

Il principio cardine è quello della solidarietà: la disciplina del concorso di persone nel reato (art. 110 c.p.) implica l’imputazione dell’intera azione delittuosa a ciascun concorrente. Questa solidarietà si estende dalla pena alle misure a carattere sanzionatorio, come appunto la confisca. Di conseguenza, è legittimo disporre il sequestro e la successiva confisca per l’intero valore del profitto o del prodotto del reato nei confronti di anche uno solo dei concorrenti.

La Corte ha chiarito che è irrilevante la quota di profitto eventualmente percepita dal singolo o persino il fatto che non ne abbia ricavato alcuna utilità. Chiunque concorre alla produzione di un profitto illecito ne risponde per intero con i propri beni, nel caso in cui non sia possibile recuperare il profitto diretto del reato. Questo principio, secondo la Corte, non contrasta con il diritto di proprietà tutelato dalla CEDU, poiché la proporzionalità della misura va parametrata alla produzione del profitto illecito, non alla sua effettiva disponibilità da parte del singolo.

Infine, riguardo alla presunta duplicazione, la Cassazione ha precisato che il sequestro preventivo può interessare ciascuno dei concorrenti per l’intero importo. Il divieto di espropriare un valore superiore all’ammontare complessivo del profitto opera solo nella fase esecutiva della confisca, non in quella cautelare.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La pronuncia in esame consolida un principio di estrema importanza nella lotta alla criminalità economica. Essa serve da monito per chiunque partecipi, anche con un ruolo marginale, a operazioni illecite: il rischio patrimoniale non è limitato al proprio guadagno, ma si estende all’intero valore dell’operazione criminale. La responsabilità solidale rende molto più efficaci le misure di aggressione ai patrimoni illeciti, poiché permette agli inquirenti di agire sul patrimonio più capiente tra quelli dei vari concorrenti, senza dover dimostrare la ripartizione del bottino. Per gli operatori del diritto, questa sentenza rappresenta una chiara conferma della linea dura della giurisprudenza in materia di riciclaggio e misure ablative.

In caso di riciclaggio commesso da più persone, il sequestro può colpire un solo soggetto per l’intero importo?
Sì. La Cassazione ha ribadito che, in base al principio solidaristico, la confisca per equivalente (e il sequestro preventivo ad essa finalizzato) può essere disposta per l’intera entità del prezzo o profitto del reato nei confronti anche di uno solo dei concorrenti.

È necessario aver percepito un profitto personale per subire la confisca per equivalente?
No. La sentenza chiarisce che la misura può essere applicata indipendentemente dalla quota di profitto personalmente percepita dal concorrente, o anche se non ne ha percepita alcuna. Ciò che conta è aver concorso a realizzare il profitto illecito.

Se il sequestro viene disposto sui beni di più coimputati per lo stesso importo, si verifica una duplicazione illegittima?
No, non nella fase cautelare. Il sequestro preventivo può interessare ciascuno dei concorrenti per l’intero importo. Il divieto di duplicazione opera nella fase esecutiva, garantendo che l’espropriazione totale non superi l’ammontare complessivo del profitto del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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