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Confisca per equivalente: Limiti e Proporzionalità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 993/2026, interviene su un caso di reato tributario commesso in concorso. Viene annullato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, poiché applicato per l’intero importo del profitto a ciascun indagato. La Corte ribadisce che, esclusa ogni forma di solidarietà passiva, la misura deve essere proporzionata alla quota di profitto effettivamente conseguita da ogni singolo concorrente.

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Pubblicato il 21 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per equivalente: la Cassazione fissa i paletti sulla proporzionalità

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 993/2026) offre importanti chiarimenti sui limiti di applicazione della confisca per equivalente nei reati tributari commessi in concorso. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale: la misura cautelare non può essere applicata per l’intero profitto del reato a carico di ciascun concorrente, ma deve essere limitata alla quota di vantaggio effettivamente conseguita da ognuno. Questa decisione si allinea a un recente orientamento delle Sezioni Unite, rafforzando le garanzie individuali nel procedimento penale.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un imprenditore, indagato come amministratore di fatto di una ditta individuale, per il reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L’obiettivo era evadere le imposte sui redditi e l’IVA per diverse annualità. A seguito delle indagini, il Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) aveva disposto un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, per un importo superiore a 240.000 euro, corrispondente al totale del profitto illecito (il risparmio d’imposta).

Il provvedimento era stato confermato dal Tribunale del Riesame, che aveva ritenuto legittimo aggredire il patrimonio dell’indagato per l’intera somma. L’imprenditore ha quindi proposto ricorso per Cassazione, sollevando tre principali questioni: la violazione del principio di proporzionalità del sequestro, l’errata applicazione del criterio di sussidiarietà della confisca per equivalente e l’incompetenza territoriale del Tribunale.

I Motivi del Ricorso e le Questioni di Diritto

La difesa ha articolato il ricorso su tre punti cruciali:

1. Violazione del principio di proporzionalità: Si contestava che il sequestro fosse stato applicato per l’intero importo del profitto senza alcuna verifica sulla quota effettivamente percepita dal ricorrente, in violazione di un principio stabilito dalle Sezioni Unite che esclude la solidarietà passiva in materia di confisca.
2. Violazione del principio di sussidiarietà: Si lamentava che il sequestro per equivalente fosse stato disposto senza prima tentare di aggredire il profitto diretto del reato presso la ditta individuale, che era il soggetto giuridico formalmente beneficiario del risparmio d’imposta.
3. Incompetenza territoriale: Si sosteneva che la competenza a giudicare dovesse essere radicata presso un altro Tribunale, dove era già pendente un procedimento per un reato connesso (emissione delle fatture false).

L’Analisi della Corte sulla confisca per equivalente e altre questioni

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso, rigettandone due e accogliendone uno.

Competenza e Sussidiarietà: Motivi Rigettati

La Corte ha ritenuto infondata la questione sulla competenza territoriale. Ha chiarito che, in caso di reati connessi di pari gravità, la competenza si determina in base al luogo dove è stato commesso il primo reato. Nel caso di specie, il primo illecito era avvenuto nel circondario del Tribunale procedente, rendendo la sua competenza legittima.

Anche il secondo motivo, relativo alla sussidiarietà, è stato respinto. La Corte ha spiegato che, essendo il profitto del reato un “risparmio di spesa”, mancava un bene materiale direttamente confiscabile. Inoltre, trattandosi di una ditta individuale, il patrimonio dell’ente si confonde con quello della persona fisica titolare, rendendo l’aggressione diretta del patrimonio degli amministratori di fatto una via percorribile e coerente, soprattutto considerata la difficoltà di aggredire beni intestati al titolare formale, residente all’estero.

La Confisca per Equivalente e il Principio di Proporzionalità: il Cuore della Decisione

Il punto centrale e decisivo della sentenza riguarda il primo motivo di ricorso. La Corte ha ritenuto fondata la doglianza, affermando che il Tribunale del Riesame aveva errato nell’applicare il sequestro per l’intero ammontare del profitto a carico di ciascuno degli indagati.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione ha richiamato espressamente il principio enunciato dalle Sezioni Unite (sentenza “Massini”), secondo cui “in caso di concorso di persone nel reato, esclusa ogni forma di solidarietà passiva, la confisca deve essere disposta nei confronti di ciascun concorrente limitatamente a quanto dal medesimo conseguito”. Il sequestro preventivo, essendo una misura finalizzata alla confisca, deve seguire lo stesso principio.

Il Tribunale del Riesame aveva giustificato la sua decisione sulla base di una presunzione di contitolarità indivisa del profitto tra i due indagati, individuati come coniugi che gestivano congiuntamente l’attività. Tuttavia, per la Suprema Corte, questo ragionamento perpetua di fatto quella “solidarietà passiva” che le Sezioni Unite hanno inteso superare. Applicare il sequestro per l’intero importo a ciascuno significa violare la regola secondo cui la misura ablativa deve essere commisurata all’arricchimento individuale. In assenza di prove sulla ripartizione, il profitto dovrebbe essere diviso in parti uguali tra i concorrenti.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata limitatamente alla determinazione del profitto confiscabile. Ha rinviato il caso al Tribunale del Riesame per un nuovo esame che dovrà applicare correttamente il principio di proporzionalità. La decisione riafferma con forza che la responsabilità penale è personale e tale personalità deve riflettersi anche nelle misure patrimoniali. Non è possibile presumere una responsabilità solidale per il profitto del reato; spetta all’accusa provare la quota di arricchimento di ciascun concorrente, e solo su quella base può essere disposta la confisca per equivalente.

In caso di reato tributario commesso da più persone, il sequestro può colpire l’intero profitto su ciascun concorrente?
No. La Corte di Cassazione, richiamando un principio delle Sezioni Unite, ha stabilito che deve essere esclusa ogni forma di solidarietà passiva. Il sequestro e la successiva confisca devono essere disposti nei confronti di ciascun concorrente solo per la parte di profitto che ha effettivamente conseguito. Se tale quota non può essere determinata, il profitto va ripartito in parti uguali.

Quando si applica la confisca per equivalente anziché quella diretta?
La confisca per equivalente si applica quando non è possibile procedere alla confisca diretta del profitto del reato. Nel caso analizzato, il profitto consisteva in un “risparmio di spesa” (le imposte non versate), che per sua natura non è un bene materiale aggredibile direttamente. Pertanto, la legge consente di aggredire beni di valore equivalente presenti nel patrimonio del reo.

Come si determina la competenza territoriale in caso di reati tributari connessi e di pari gravità?
La competenza territoriale si radica presso il giudice del luogo in cui è stato commesso il primo reato in ordine cronologico. La Corte ha chiarito che il criterio da seguire è quello del “primo reato”, identificato sulla base delle contestazioni formulate dal Pubblico Ministero e delle risultanze investigative disponibili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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