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Confisca per equivalente: Cassazione e il principio solidale

La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tre imputati contro una sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca per equivalente dell’intero profitto di reati tributari e truffa aggravata. La Corte ha riaffermato il principio per cui la confisca è solidale tra i concorrenti e non va divisa pro-quota, applicandosi per l’intero importo a ciascuno di essi, a prescindere dall’arricchimento individuale.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per Equivalente: la Cassazione ribadisce il Principio di Solidarietà

Con la recente sentenza n. 43273 del 2023, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale del diritto penale patrimoniale: la confisca per equivalente in caso di reati commessi in concorso. La pronuncia chiarisce in modo definitivo che tale misura si applica secondo un principio di solidarietà, potendo colpire l’intero profitto del reato nei confronti di ciascun concorrente, a prescindere dal suo arricchimento personale. Analizziamo i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti del Caso: Truffa su IVA e Accise

Il caso nasce da un’indagine su un complesso schema fraudolento che vedeva coinvolti diversi soggetti in reati di associazione per delinquere, reati tributari (emissione di fatture per operazioni inesistenti) e truffa aggravata ai danni dello Stato. In sostanza, gli imputati avevano creato un sistema per evadere sia l’IVA che le accise su prodotti energetici.

A seguito di un accordo di patteggiamento, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva applicato le pene concordate, disponendo però, al di fuori dell’accordo, la confisca delle somme corrispondenti al profitto illecito. Tre degli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando proprio la legittimità e le modalità di applicazione di tale confisca.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato tutti i ricorsi, confermando integralmente la decisione del giudice di merito. Le argomentazioni dei ricorrenti, che spaziavano dalla richiesta di una suddivisione ‘pro-quota’ della confisca alla presunta inapplicabilità delle norme per questioni temporali o per l’avvenuto pagamento del debito fiscale, sono state respinte.

L’indirizzo prevalente sulla confisca per equivalente solidale

Il punto centrale della sentenza riguarda la natura della confisca per equivalente nei reati concorsuali. I ricorrenti sostenevano che la misura dovesse essere limitata alla quota di profitto effettivamente percepita da ciascuno. La Cassazione, al contrario, ha ribadito il suo orientamento prevalente e più rigoroso.

La confisca, in questi casi, non è legata all’arricchimento personale del singolo concorrente, bensì alla sua corresponsabilità nella commissione del reato che ha generato quel profitto. Di conseguenza, il principio che si applica è quello solidaristico: lo Stato può rivalersi per l’intero importo del profitto illecito indifferentemente su uno o più dei correi, fino al raggiungimento della cifra totale. L’eventuale ripartizione interna del ‘debito’ tra i concorrenti è una questione che esula dalla rilevanza penale.

Irrilevanza del pagamento del debito e qualificazione del reato

Un altro motivo di ricorso si basava sull’affermazione di aver già saldato il debito IVA per poter accedere al patteggiamento. La Corte ha ritenuto tale affermazione non provata e, in ogni caso, irrilevante. La confisca, infatti, non è una misura risarcitoria, ma una sanzione con lo scopo di privare i rei delle utilità derivanti dal delitto. Inoltre, il profitto illecito era legato anche alla più grave accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, che giustificava di per sé la confisca dell’intero importo, comprensivo di IVA e accise evase.

Infine, la Corte ha smontato la tesi secondo cui la prevalenza delle attenuanti generiche sull’aggravante della truffa avrebbe dovuto escludere l’applicazione della confisca. Gli Ermellini hanno chiarito che il bilanciamento delle circostanze influisce solo sulla misura della pena, ma non modifica la qualificazione giuridica del fatto, che rimane un reato di truffa aggravata, per il quale la legge prevede espressamente la confisca per equivalente.

Le Motivazioni della Sentenza

La ratio della decisione della Corte risiede nella natura sanzionatoria della confisca per equivalente. Il suo scopo è quello di neutralizzare integralmente i vantaggi economici derivanti dal crimine, anche quando il profitto diretto non è più rintracciabile. Secondo la Corte, il principio solidaristico che governa il concorso di persone nel reato si estende anche a questa misura. Ogni concorrente, avendo contribuito a produrre l’intero profitto illecito, risponde per l’intero. Tale approccio, secondo i giudici, non viola il principio di proporzionalità, poiché la sanzione è parametrata alla produzione complessiva del profitto illecito e non alla sua successiva distribuzione tra i correi.

Le Conclusioni: Implicazioni pratiche

Questa sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. Chi partecipa a un reato in concorso con altri deve essere consapevole di esporsi al rischio di subire una confisca per l’intero valore del profitto generato, anche se la sua parte è stata minima o nulla. La responsabilità penale solidale si traduce in una responsabilità patrimoniale altrettanto solidale. La decisione sottolinea la funzione repressiva e dissuasiva della confisca, concepita come strumento essenziale per rendere il crimine economicamente non conveniente.

Nel caso di più persone che commettono un reato, la confisca per equivalente viene divisa in base alla parte di profitto di ciascuno?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per equivalente ha natura solidale. Ciò significa che può essere applicata per l’intero importo del profitto illecito nei confronti di uno qualsiasi dei concorrenti, indipendentemente dalla quota di profitto che ha effettivamente percepito.

Se le circostanze attenuanti prevalgono su quelle aggravanti, si può comunque applicare la confisca prevista per il reato aggravato?
Sì. Il bilanciamento delle circostanze incide solo sulla determinazione della pena, ma non modifica la qualificazione giuridica del reato. Se il reato contestato è una truffa aggravata, la confisca prevista dall’art. 640 quater c.p. resta applicabile anche se, per effetto delle attenuanti, la pena finale è più bassa.

Il pagamento del debito IVA prima del patteggiamento impedisce la confisca del profitto del reato?
No. La Corte ha chiarito che, anche qualora il debito tributario fosse stato saldato, ciò non esclude la confisca. In questo caso specifico, il profitto illecito non era costituito solo dall’IVA evasa ma anche dalle accise non versate e derivava da un più ampio reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, giustificando comunque la misura ablatoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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