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Confisca nel patteggiamento: obblighi del giudice

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17173/2024, ha annullato una sentenza di patteggiamento nella parte relativa alla confisca. Un imprenditore aveva patteggiato una pena per reati tributari e fallimentari, e il giudice aveva disposto la “confisca di quanto in sequestro”. La Suprema Corte ha stabilito che tale formula è illegittima. La confisca nel patteggiamento per questi reati è obbligatoria e il giudice ha il dovere di determinare l’esatto importo del profitto illecito, anche se superiore ai beni già sequestrati, non potendosi limitare a una disposizione generica.

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Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca nel patteggiamento: un obbligo inderogabile per il Giudice

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 17173 del 2024, è intervenuta su un tema cruciale della procedura penale: la confisca nel patteggiamento. Il caso offre lo spunto per chiarire i doveri del giudice quando applica una pena su richiesta delle parti in presenza di reati, come quelli tributari, per cui la legge prevede la confisca obbligatoria del profitto. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: la confisca non può essere generica, ma deve essere precisamente quantificata nella sentenza, anche se l’importo supera il valore dei beni già sottoposti a sequestro.

I fatti del caso: un accordo sulla pena con una confisca indeterminata

La vicenda trae origine da un procedimento penale a carico di un imprenditore per gravi reati, tra cui bancarotta fraudolenta e reati tributari. L’imputato aveva raggiunto un accordo con la Procura per l’applicazione di una pena di quattro anni di reclusione (patteggiamento). Il Giudice per le indagini preliminari (GIP), accogliendo la richiesta, oltre a irrogare la pena detentiva, aveva disposto la “confisca di quanto in sequestro”.

Sia il Pubblico Ministero che la difesa dell’imputato hanno proposto ricorso per cassazione contro questa statuizione. Il PM ha lamentato l’illegalità della misura, sostenendo che il valore dei beni sequestrati era nettamente inferiore al profitto complessivo dei reati, stimato in oltre 15 milioni di euro. La difesa, invece, ha eccepito la mancanza di motivazione e il fatto che la confisca non fosse stata oggetto dell’accordo, oltre a contestare la sequestrabilità di specifiche somme derivanti da una polizza assicurativa.

La questione giuridica e l’obbligatorietà della confisca nel patteggiamento

Il cuore della questione sottoposta alla Cassazione riguarda la corretta applicazione della confisca, anche per equivalente, prevista dall’art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000 per i reati tributari. La norma stabilisce che, in caso di condanna o patteggiamento, è “sempre ordinata la confisca” dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato.

La Corte doveva quindi stabilire se, nel contesto di un patteggiamento, il giudice potesse limitarsi a una formula generica come “confisca di quanto in sequestro” oppure se avesse il dovere di determinare puntualmente l’ammontare del profitto da confiscare, anche se tale importo fosse superiore ai beni già cautelati.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto sia il ricorso del Pubblico Ministero sia il primo motivo del ricorso dell’imputato, annullando la sentenza limitatamente alla statuizione sulla confisca.

I giudici hanno affermato i seguenti principi:
1. Obbligatorietà della Confisca: La confisca del profitto dei reati tributari è una misura obbligatoria. Deve essere disposta dal giudice anche con la sentenza di patteggiamento, indipendentemente dal fatto che abbia formato oggetto dell’accordo tra le parti. L’omessa applicazione di una confisca obbligatoria costituisce un’illegalità.
2. Dovere di Quantificazione: Il giudice, nel disporre la confisca, non può usare formule generiche o indeterminate. È suo preciso dovere determinare la somma di denaro che costituisce il profitto o il prezzo del reato. Questo obbligo sussiste anche in assenza di un precedente sequestro.
3. Illegittimità della Formula Generica: La statuizione “confisca di quanto in sequestro” è illegittima perché non determina l’oggetto della misura ablativa nel suo preciso ammontare. Tale indeterminatezza impedisce un controllo sulla legalità e correttezza della decisione.

La Corte ha sottolineato che, senza una specifica quantificazione, la statuizione sulla confisca è priva di un elemento essenziale, rendendo la sentenza viziata. Il giudice di merito avrebbe dovuto svolgere gli accertamenti necessari per determinare l’entità del profitto e, di conseguenza, l’importo da sottoporre a confisca, diretta o per equivalente.

Le conclusioni: i doveri del giudice nella quantificazione della confisca

La sentenza in esame rafforza un principio di garanzia e di legalità fondamentale: la confisca nel patteggiamento non è un atto accessorio e discrezionale, ma un obbligo di legge che richiede precisione e rigore. Il giudice non può abdicare al suo ruolo di accertamento, delegando di fatto l’individuazione dell’oggetto della confisca a una fase esecutiva successiva. Deve, al contrario, quantificare con esattezza il valore del profitto illecito direttamente in sentenza.

Questa decisione ha importanti implicazioni pratiche: impedisce che accordi sulla pena possano eludere la finalità della confisca, che è quella di sottrarre al reo ogni vantaggio economico derivante dall’illecito. Il caso è stato quindi rinviato al Tribunale di Bari, che dovrà procedere a un nuovo esame per determinare correttamente l’importo da confiscare, nel rispetto dei principi sanciti dalla Suprema Corte.

In un patteggiamento per reati tributari, la confisca del profitto è obbligatoria?
Sì, la sentenza chiarisce che ai sensi dell’art. 12-bis del d.lgs. 74/2000, la confisca del profitto del reato è sempre obbligatoria, anche in caso di sentenza di patteggiamento e anche se non era parte dell’accordo tra le parti.

Il giudice può limitarsi a ordinare la confisca dei beni già sotto sequestro?
No. La Corte ha stabilito che il giudice non può disporre una confisca generica “di quanto in sequestro”. Ha il dovere di determinare l’esatto ammontare del profitto del reato e ordinare la confisca per quel valore, anche per equivalente.

Cosa succede se la sentenza di patteggiamento non specifica l’importo della confisca?
La sentenza è illegale limitatamente alla parte sulla confisca. Come in questo caso, la Corte di Cassazione annulla quella specifica statuizione e rinvia il caso al tribunale per un nuovo esame che determini correttamente l’importo da confiscare.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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