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Confisca facoltativa: il nesso di strumentalità

Un soggetto, condannato per associazione a delinquere finalizzata a truffe e furti, si opponeva alla confisca dei suoi beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i principi della confisca facoltativa. La sentenza sottolinea come sia indispensabile un nesso di strumentalità concreto e provato tra i beni confiscati e i reati commessi, nesso che nel caso di specie era stato adeguatamente motivato dal giudice dell’esecuzione.

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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca facoltativa: la Cassazione ribadisce la necessità del nesso di strumentalità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36549 del 2024, è tornata a pronunciarsi sui presupposti per l’applicazione della confisca facoltativa prevista dall’art. 240 del codice penale. Questa misura permette al giudice di sottrarre al condannato i beni utilizzati per commettere un reato. La decisione in esame chiarisce che tale provvedimento non può basarsi su formule astratte, ma richiede una motivazione concreta sul legame effettivo tra il bene e il reato, il cosiddetto ‘nesso di strumentalità’.

I fatti del caso

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un individuo condannato in via definitiva per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe e furti. A seguito della condanna, il giudice dell’esecuzione aveva disposto la confisca di una serie di beni sequestrati, ritenuti strumentali all’attività criminosa del sodalizio.

L’interessato si era opposto a tale provvedimento, contestando che i beni fossero effettivamente riconducibili alla sua attività illecita. Sosteneva, inoltre, che la motivazione della confisca fosse arbitraria, contraddittoria e generica. In particolare, il ricorrente lamentava che il provvedimento si basasse sulla presunzione che, non avendo egli mai chiesto la restituzione di alcuni beni, questi fossero privi di utilità e quindi confiscabili, mentre altri, pur avendo un valore, venivano comunque legati all’attività criminale senza prove adeguate.

La decisione della Corte di Cassazione e la confisca facoltativa

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell’esecuzione. I giudici di legittimità hanno colto l’occasione per ribadire i principi cardine che governano la confisca facoltativa.

Il punto centrale della questione, come evidenziato dalla Corte, è l’accertamento del ‘nesso di strumentalità’. Non è sufficiente che un bene sia astrattamente utilizzabile per commettere reati, ma è necessario dimostrare che, in concreto, esso abbia avuto un ruolo effettivo nella realizzazione dell’illecito. Il giudice deve valutare le specifiche caratteristiche del bene e le modalità con cui è stato impiegato nel contesto criminale.

Le motivazioni della decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il giudice dell’esecuzione avesse correttamente applicato questi principi. Il provvedimento impugnato, infatti, non si era limitato a una generica affermazione, ma aveva chiaramente indicato:
1. Il titolo di reato: l’associazione per delinquere per cui il ricorrente era stato condannato.
2. La natura dei beni: gli oggetti sequestrati.
3. Il nesso di strumentalità: il legame funzionale tra i beni e i reati commessi.

Secondo la Corte, il ricorso presentato era puramente avversativo e generico, in quanto si limitava a criticare la motivazione senza opporre argomenti specifici in grado di smentire il ragionamento del giudice. I riferimenti alla giurisprudenza in materia di misure di prevenzione, inoltre, sono stati giudicati inconferenti, poiché i principi di pericolosità sociale e di correlazione temporale tra acquisti e attività illecita non sono direttamente estendibili alla confisca facoltativa ex art. 240 c.p., che si fonda unicamente sul legame strumentale tra bene e reato.

Le conclusioni

La sentenza in commento consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso in materia di confisca facoltativa. Per poter disporre un provvedimento ablatorio di questo tipo, non è sufficiente una motivazione generica sulla finalità preventiva della misura. Il giudice ha l’obbligo di argomentare in modo puntuale e concreto il nesso che lega il bene al reato per cui è stata emessa condanna. Allo stesso tempo, chi intende opporsi a tale provvedimento deve formulare censure specifiche e pertinenti, non potendosi limitare a una critica generale e astratta della decisione.

Quando può essere disposta la confisca facoltativa secondo l’art. 240 del codice penale?
La confisca facoltativa può essere disposta dal giudice quando un bene è stato utilizzato o destinato a commettere un reato. È necessario che il giudice accerti in concreto l’esistenza di un ‘nesso di strumentalità’ tra il bene e il reato, valutando il ruolo effettivo che il bene ha avuto nel compimento dell’illecito.

Quali requisiti deve avere la motivazione di un provvedimento di confisca?
La motivazione non può essere astratta o generica, né basarsi sulla sola finalità di prevenire futuri reati. Il giudice deve argomentare in modo specifico, indicando il titolo di reato, la natura del bene e, soprattutto, le ragioni concrete per cui si ritiene sussistente il nesso di strumentalità tra il bene e il crimine commesso.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato ritenuto generico e puramente avversativo. Il ricorrente si è limitato a criticare la motivazione del provvedimento di confisca come ‘generica e contraddittoria’ senza fornire elementi specifici e pertinenti in grado di contrastare l’analisi del giudice dell’esecuzione sul legame strumentale tra i beni e i reati contestati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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