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Confisca facoltativa: beni legati al reato di spaccio

Un soggetto condannato per spaccio ha impugnato la confisca di cellulari e denaro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per la confisca facoltativa è sufficiente una motivazione logica del giudice di merito che dimostri il nesso tra i beni e il reato. Nel caso specifico, i cellulari sono stati ritenuti strumenti essenziali per l’attività illecita e il denaro è stato identificato come il diretto provento dello spaccio, come indicato nel capo d’imputazione.

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Pubblicato il 7 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca facoltativa: quando cellulari e denaro sono legati allo spaccio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40702/2024, è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale nel contrasto ai reati di droga: la confisca facoltativa di beni utilizzati per commettere il reato o che ne costituiscono il profitto. La decisione offre importanti chiarimenti sui criteri che il giudice deve seguire per motivare un provvedimento di questo tipo, specialmente quando riguarda strumenti di uso comune come telefoni cellulari e somme di denaro.

I Fatti del Caso: Ricorso contro la Confisca

Il caso trae origine dal ricorso presentato dal difensore di un uomo condannato, a seguito di patteggiamento, per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa contestava la decisione del Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Como di confiscare alcuni telefoni cellulari, una scheda SIM e una somma di denaro.

Secondo il ricorrente, non vi era prova sufficiente che il denaro fosse riconducibile all’attività di spaccio e che costituisse interamente il profitto dell’attività illecita. Inoltre, per quanto riguarda i cellulari e la SIM, la motivazione del GIP sarebbe stata illogica, in quanto non dimostrava che questi fossero uno “strumento essenziale ed ineliminabile” per la commissione dei reati.

La Decisione della Corte e il Principio della Confisca Facoltativa

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, rigettandolo integralmente. I giudici hanno colto l’occasione per ribadire i principi fondamentali che governano la confisca facoltativa ai sensi dell’art. 240 del codice penale.

A differenza della confisca obbligatoria, quella facoltativa richiede che il giudice di merito fornisca una motivazione specifica sulla circostanza che il bene in questione sia servito a commettere il reato o ne rappresenti il prodotto o il profitto. Se questa valutazione è corretta e logicamente motivata, non può essere messa in discussione in sede di legittimità.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte ha analizzato separatamente le doglianze relative ai telefoni e al denaro, ritenendo in entrambi i casi che la motivazione del GIP fosse adeguata e priva di vizi logici.

La Confisca dei Telefoni Cellulari: Strumento Essenziale del Reato

Per la Cassazione, il giudice di merito ha correttamente affermato che i telefoni cellulari costituivano «uno strumento essenziale ed ineliminabile per il realizzarsi degli incontri finalizzati alle cessioni dello stupefacente». Inoltre, è stato sottolineato il rischio che gli stessi potessero «essere utilizzati per porre in essere nuove transazioni illecite». Questa motivazione è stata giudicata sufficiente a giustificare la confisca, in quanto stabilisce un nesso diretto e funzionale tra i dispositivi e l’attività di spaccio.

La Confisca del Denaro come Diretto Provento

Anche riguardo alla confisca del denaro, la motivazione è stata ritenuta inattaccabile. Il GIP aveva basato la sua decisione direttamente sul capo di imputazione, il quale specificava che dall’attività illecita l’imputato aveva ricavato «il provento di € 1969,70 e Fr. Ch. 200». Tale importo corrispondeva esattamente alla somma confiscata. La Corte ha quindi ritenuto che il giudice avesse logicamente collegato il denaro all’attività criminosa, qualificandolo come profitto diretto del reato.

Conclusioni: L’Importanza della Motivazione del Giudice di Merito

Questa sentenza riafferma un principio consolidato: nell’ambito della confisca facoltativa, la valutazione del giudice di merito sul nesso di pertinenzialità tra il bene e il reato è centrale. Se tale valutazione è supportata da una motivazione logica, coerente e non manifestamente errata, come nel caso di specie, essa diventa insindacabile in Cassazione. La decisione evidenzia come anche elementi formali, come le specifiche contestazioni nel capo di imputazione, possano costituire un solido fondamento per giustificare un provvedimento ablativo così incisivo.

Quando il giudice può disporre la confisca facoltativa di un bene?
Il giudice può disporla quando il bene è servito a commettere il reato oppure ne rappresenta il prodotto o il profitto. È necessario che il giudice motivi in modo specifico e logico questo collegamento tra il bene e il reato.

Come deve essere motivata la confisca di telefoni cellulari in un caso di spaccio?
La motivazione deve dimostrare che i telefoni hanno costituito uno strumento essenziale per realizzare l’attività criminale, come ad esempio per organizzare gli incontri per la cessione della droga. È rilevante anche il pericolo che possano essere usati per commettere futuri reati dello stesso tipo.

È sufficiente che il capo di imputazione indichi una somma come provento del reato per giustificarne la confisca?
Sì, secondo questa sentenza, se il capo di imputazione specifica che una determinata somma di denaro è il provento dell’attività illecita e tale somma corrisponde a quella sequestrata, questa costituisce una base motivazionale sufficiente per il giudice per disporne la confisca.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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