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Confisca e conti cointestati: la guida

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca operata su conti correnti cointestati tra un condannato per reati tributari e soggetti terzi. Nonostante la presunzione civilistica di contitolarità, i giudici hanno stabilito che, in assenza di prove sull’alimentazione del conto con fondi leciti da parte dei terzi, le somme sono da considerarsi profitto del reato. La decisione sottolinea l’importanza dell’accertamento istruttorio sulla provenienza del denaro per escludere il collegamento con l’attività illecita.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca e conti cointestati: la tutela del terzo

La confisca di somme depositate su conti correnti cointestati rappresenta uno dei temi più complessi del diritto penale dell’economia. Spesso, soggetti del tutto estranei alle indagini si trovano con i propri risparmi bloccati a causa di pendenze giudiziarie che riguardano l’altro cointestatario. La recente sentenza della Corte di Cassazione analizza proprio questo conflitto, definendo i confini tra presunzione di proprietà e necessità di accertamento della provenienza illecita del denaro.

Il caso: la confisca dei rapporti bancari

La vicenda trae origine dal rigetto di un’opposizione presentata da due donne, terze estranee al reato, contro il diniego di revoca di una misura ablativa. Il provvedimento colpiva rapporti bancari e finanziari cointestati con un soggetto condannato per violazioni tributarie. Il valore della misura superava i tre milioni di euro. Le ricorrenti sostenevano che, in quanto terze estranee, non spettasse a loro l’onere di provare la provenienza lecita del denaro, invocando la presunzione di contitolarità prevista dal codice civile.

La decisione sulla confisca e i terzi

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando l’operato del giudice dell’esecuzione. I giudici hanno chiarito che, sebbene non si possa presumere automaticamente che tutto il denaro in un conto cointestato appartenga al condannato, è necessario un accertamento istruttorio. Nel caso di specie, l’analisi della documentazione bancaria non ha rivelato alcun indizio che i conti fossero alimentati con proventi leciti delle ricorrenti. Di conseguenza, la mancanza di prove sul collegamento tra le somme e i terzi ha reso legittimo il mantenimento del vincolo.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla necessità di verificare, anche a livello indiziario, se e in che misura il conto sia stato alimentato con risorse derivanti dal reato. Il Tribunale non ha applicato un automatismo punitivo, ma ha esercitato i propri poteri istruttori acquisendo la documentazione bancaria. Poiché da tale analisi è emerso che il denaro non era riconducibile alle attività delle terze istanti, la regola della contitolarità civilistica è stata superata dall’evidenza della provenienza illecita o, quantomeno, dalla mancata prova di una provvista autonoma e lecita.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte evidenziano un principio fondamentale: il terzo cointestatario non può limitarsi a invocare la propria posizione formale. In presenza di una procedura di confisca, è essenziale fornire prove documentali che attestino l’alimentazione del conto con risorse proprie e lecite. In assenza di tali elementi, il rischio di perdere definitivamente le somme depositate è estremamente elevato, poiché la finalità di recupero del profitto del reato prevale sulla presunzione di proprietà comune.

Cosa succede se un conto cointestato viene colpito da una misura di ablazione?
Il denaro può essere acquisito dallo Stato se non si dimostra che le somme appartengono al cointestatario non coinvolto nel reato e derivano da fonti lecite.

Chi deve dimostrare la provenienza del denaro in caso di contestazione?
Sebbene il PM debba provare l’illecito, il terzo deve fornire elementi che colleghino le somme alla propria attività lecita per evitarne la perdita definitiva.

La semplice cointestazione protegge il denaro dalla giustizia penale?
No, la cointestazione non crea una presunzione automatica di proprietà per il terzo se l’istruttoria bancaria non conferma l’alimentazione autonoma del conto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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