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Confisca diretta: soldi sul conto sempre pignorabili

Un soggetto condannato si opponeva alla confisca di somme giacenti sul proprio conto, sostenendo che fossero state versate dopo la sentenza e derivassero da attività lecite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che in caso di confisca diretta del profitto di un reato, la natura fungibile del denaro rende irrilevante l’origine delle singole somme. Qualsiasi importo presente sul conto è aggredibile fino alla concorrenza del profitto illecito accertato, anche se depositato in un momento successivo.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca Diretta: il Denaro sul Conto Corrente è Sempre a Rischio?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25000/2024, ha affrontato una questione di grande rilevanza pratica: la confisca diretta del profitto di un reato può colpire anche le somme lecite versate sul conto corrente del condannato dopo la commissione del fatto? La risposta della Corte è affermativa e si fonda su un principio cardine: la natura fungibile del denaro.

Il Caso: La Confisca e l’Opposizione del Condannato

La vicenda trae origine dall’impugnazione di un soggetto contro un’ordinanza che aveva confermato il rigetto della sua richiesta di revoca di una confisca. Tale misura, per un valore di 54.700 euro, era stata disposta con una sentenza di condanna definitiva e riguardava somme giacenti su conti correnti, quote societarie e altri beni.

Il ricorrente sosteneva che il provvedimento ablativo fosse illegittimo, in quanto le somme presenti sui suoi conti al momento dell’esecuzione erano state accreditate successivamente alla sentenza di condanna e derivavano da prestazioni professionali lecite e documentate. A suo parere, la confisca dovrebbe riguardare solo i beni esistenti nel patrimonio al momento della sua adozione e non quelli futuri.

La Distinzione Cruciale: Confisca Diretta vs. Per Equivalente

La Corte Suprema ha innanzitutto chiarito la natura della misura applicata nel caso di specie. Non si trattava di una confisca per equivalente, ma di una confisca diretta del profitto del reato. Questa distinzione è fondamentale.

* Confisca Diretta: Colpisce direttamente le cose che costituiscono il prezzo o il profitto del reato (ad esempio, il denaro proveniente da una truffa).
* Confisca per Equivalente: Interviene quando non è possibile reperire il profitto diretto del reato. In questo caso, lo Stato aggredisce altri beni di valore equivalente presenti nel patrimonio del condannato.

Le regole e i limiti applicabili alle due forme di confisca sono differenti, e la giurisprudenza citata dal ricorrente a proprio favore si riferiva, secondo la Corte, a casi di confisca per equivalente.

Il Principio della Fungibilità del Denaro nella Confisca Diretta

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nel concetto di “bene fungibile”. Il denaro è il bene fungibile per eccellenza: un euro vale sempre un euro, indipendentemente dalla banconota specifica.

Quando il profitto illecito, costituito da denaro, entra nel patrimonio del reo (ad esempio, tramite un accredito su conto corrente), si confonde con le altre somme lecite già presenti. Da quel momento, secondo l’orientamento consolidato delle Sezioni Unite, diventa impossibile e inutile distinguere l’origine delle singole somme.

Di conseguenza, qualsiasi somma di denaro rinvenuta nel patrimonio del condannato, fino alla concorrenza dell’importo del profitto illecito accertato, è considerata essa stessa profitto del reato ed è soggetta a confisca diretta.

Le Motivazioni

La Corte ha rigettato il ricorso basandosi sulle seguenti motivazioni:

1. Irrilevanza dell’origine dei fondi: Una volta accertato un accrescimento patrimoniale illecito, la natura fungibile del denaro esenta dalla prova che le specifiche somme presenti sul conto siano proprio quelle derivanti dal reato. L’onere di provare l’estraneità dei fondi spetta, eventualmente, a terzi cointestatari, non al condannato.
2. La “contaminazione” del patrimonio: Il patrimonio monetario del condannato è considerato un “unicum”. L’ingresso di denaro illecito lo “contamina”, rendendo qualsiasi somma in esso presente aggredibile fino al limite del profitto del reato.
3. Applicabilità anche a somme future: Discende da quanto sopra che anche le somme affluite sul conto dopo la commissione del reato o persino dopo la sentenza possono essere oggetto di confisca. Esse non sono considerate beni futuri, ma semplicemente rimpiazzano il denaro illecito che si è confuso nel patrimonio ed è stato eventualmente già speso.

La Corte ha sottolineato come questo orientamento sia consolidato e volto a evitare che il condannato possa facilmente sottrarsi alla misura ablativa semplicemente spendendo il denaro illecito e sostituendolo con denaro pulito.

Conclusioni

La sentenza n. 25000/2024 ribadisce un principio di estrema importanza in materia di misure patrimoniali. Chi subisce una condanna che comporta la confisca diretta di un profitto in denaro deve essere consapevole che l’intero saldo dei propri conti correnti, fino all’importo stabilito dal giudice, è a rischio. Non è possibile difendersi sostenendo che i fondi attualmente presenti abbiano un’origine lecita e successiva al reato, poiché per la legge quel denaro è semplicemente la reintegrazione del valore sottratto illecitamente alla collettività.

La confisca diretta può colpire somme di denaro versate sul conto corrente dopo la sentenza di condanna?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, a causa della natura fungibile del denaro, qualsiasi somma presente sul conto corrente dell’imputato è aggredibile fino al raggiungimento dell’importo del profitto illecito, indipendentemente da quando sia stata versata o dalla sua origine.

Qual è la differenza fondamentale tra confisca diretta e per equivalente riguardo al denaro?
La confisca diretta colpisce il denaro stesso in quanto profitto del reato. Poiché il denaro è fungibile (intercambiabile), non è necessario identificare le specifiche banconote. La confisca per equivalente, invece, si applica su altri beni di valore corrispondente solo quando il profitto originale non è più rintracciabile.

L’origine lecita delle somme versate sul conto dopo il reato può impedire la confisca?
No. Per la confisca diretta del profitto in denaro, l’origine lecita di somme successivamente confluite sul conto è irrilevante. Una volta che il denaro illecito entra nel patrimonio e si confonde con quello lecito, l’intero ammontare disponibile, fino al valore del profitto, è considerato confiscabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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