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Confisca denaro: quando è illegittima per la Cassazione

Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti, impugnava la sentenza che disponeva la confisca di denaro rinvenuto sulla sua persona e nella sua abitazione. La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente la decisione, stabilendo che la confisca denaro trovato in casa (€800) era illegittima. La motivazione del tribunale è stata giudicata ‘apparente’ e generica, in quanto non dimostrava il nesso specifico tra quella somma e l’attività criminosa, ordinandone l’immediata restituzione.

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Pubblicato il 5 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca Denaro e Reati di Droga: la Cassazione Fissa i Paletti

La confisca denaro sequestrato nel corso di indagini per reati di stupefacenti è una misura molto comune, ma non sempre legittima. Con la sentenza n. 15392/2024, la Corte di Cassazione torna sul tema, sottolineando un principio fondamentale: per confiscare una somma di denaro, specialmente se trovata nell’abitazione dell’indagato, non basta una motivazione generica, ma serve la prova di un nesso diretto con l’attività illecita. Vediamo nel dettaglio la vicenda e i principi affermati dalla Suprema Corte.

I Fatti del Caso

Il Tribunale di Catania, con una sentenza di patteggiamento, aveva condannato un giovane per la cessione di tre involucri di marijuana, la detenzione di un quantitativo di almeno 7 grammi della stessa sostanza e per resistenza a pubblico ufficiale. Oltre alla pena detentiva, il giudice aveva disposto la confisca di tutto il denaro sequestrato: 105 euro trovati sulla persona dell’imputato e ulteriori 800 euro rinvenuti all’interno della sua abitazione. La motivazione addotta per la confisca era stata la sua «evidente provenienza da attività delittuosa, non essendo stata fornita alcuna circostanza utile a giustificarne la lecita disponibilità».

Il Ricorso e la questione della confisca denaro

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, contestando unicamente la parte della sentenza relativa alla confisca del denaro. Il motivo del ricorso era chiaro: la violazione di legge e il vizio di motivazione. Secondo la difesa, il Tribunale non aveva adeguatamente spiegato perché quel denaro dovesse essere considerato profitto del reato, limitandosi a una formula generica e di stile.

La Decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, ritenendolo fondato per quanto riguarda la somma di 800 euro trovata nell’abitazione. I giudici di legittimità hanno distinto nettamente le due somme di denaro. Mentre la motivazione poteva essere considerata sufficiente per i 105 euro trovati addosso all’imputato (plausibilmente provento della cessione appena avvenuta), la stessa non poteva valere per gli 800 euro scoperti in casa.

Le Motivazioni

La Corte ha qualificato la giustificazione del Tribunale di Catania come una ‘motivazione apparente’. L’affermazione sulla ‘evidente provenienza da attività delittuosa’ è stata considerata una formula stereotipata, priva di un reale contenuto esplicativo. In pratica, il giudice di merito non ha fornito alcun elemento concreto per collegare gli 800 euro al reato di detenzione di stupefacenti.

La Cassazione ha ribadito un principio consolidato in giurisprudenza: la confisca denaro ai sensi dell’art. 240 c.p. in relazione al reato di illecita detenzione di sostanze stupefacenti è spesso illegittima. Questo perché il denaro non può essere considerato il ‘profitto’ della mera detenzione. A differenza della cessione (vendita), che genera un profitto diretto, il possesso di per sé non lo fa. Per poter confiscare il denaro trovato a un soggetto accusato di detenzione, è necessario dimostrare che quella somma derivi da precedenti e specifiche attività di spaccio.

Nel caso in esame, mancava totalmente questa dimostrazione. Il Tribunale non ha spiegato perché gli 800 euro, rinvenuti in un luogo diverso da quello della cessione (l’abitazione), dovessero essere ricondotti all’attività illecita contestata.

Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante monito per i giudici di merito. La confisca denaro non può basarsi su presunzioni generiche o formule di stile. È onere dell’accusa, e dovere del giudice, fornire una motivazione puntuale e specifica che dimostri il nesso di pertinenzialità tra il denaro e il reato. In assenza di tale prova, la confisca è illegittima e il denaro deve essere restituito. La Corte, infatti, ha annullato la sentenza sul punto senza rinvio, ordinando l’immediata restituzione dei 800 euro all’avente diritto.

È sempre possibile confiscare il denaro trovato in casa di una persona accusata di detenzione di stupefacenti?
No, la confisca non è automatica. Secondo la Corte, è necessario che il giudice fornisca una motivazione specifica e non generica che dimostri il nesso diretto tra quella somma di denaro e l’attività illecita di spaccio. Il semplice possesso di droga non rende, di per sé, il denaro trovato in casa profitto del reato.

Cosa si intende per ‘motivazione apparente’ in una sentenza?
Si tratta di una motivazione che esiste solo formalmente ma è talmente generica e stereotipata (una ‘formula di stile’) da non spiegare le ragioni concrete della decisione del giudice. Una motivazione di questo tipo viola la legge ed è legalmente equiparata a una motivazione del tutto assente.

Cosa ha deciso la Corte di Cassazione in questo caso specifico?
La Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca della somma di 800 euro, perché disposta con motivazione apparente. Ha deciso ‘senza rinvio’, il che rende la statuizione definitiva, e ha ordinato l’immediata restituzione del denaro al legittimo proprietario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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