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Confisca denaro da reato: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti, avverso la confisca di una somma di denaro. Il motivo del ricorso è stato giudicato generico e manifestamente infondato, in quanto la misura era stata adeguatamente motivata dal giudice di merito sulla base della provenienza illecita della somma e della mancata dimostrazione di una sua origine lecita da parte del ricorrente. La Corte ha ribadito che la confisca di denaro da reato è obbligatoria.

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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca Denaro da Reato: Inammissibile il Ricorso con Motivi Generici

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 39938/2024, ha fornito importanti chiarimenti sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi avverso la confisca di denaro da reato. La pronuncia sottolinea come un’impugnazione basata su motivi generici, che si limita a proporre una rilettura dei fatti senza contestare specifici vizi logico-giuridici della sentenza, sia destinata a essere dichiarata inammissibile. Questo principio assume particolare rilevanza nei casi di reati legati agli stupefacenti, dove la confisca dei proventi illeciti è un passaggio obbligato.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da una sentenza di applicazione pena (patteggiamento) emessa dal GIP del Tribunale di Alessandria nei confronti di un individuo, condannato a due anni, otto mesi e venti giorni di reclusione per il reato di cessione di sostanze stupefacenti, commesso nel novembre 2023. Oltre alla pena detentiva, il giudice aveva disposto la confisca di una somma di denaro trovata nella disponibilità dell’imputato, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

Contro tale statuizione, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un presunto vizio di motivazione della sentenza impugnata relativamente alla confisca del denaro.

La Decisione della Corte e la Confisca Denaro da Reato

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno qualificato il motivo di ricorso come “generico e manifestamente infondato”. La Corte ha evidenziato che la misura di sicurezza della confisca era stata oggetto, da parte del giudice di merito, di una motivazione specifica ed adeguata. Tale motivazione si fondava su due pilastri: la riconducibilità della somma di denaro all’attività illecita contestata e, specularmente, la mancata dimostrazione di una provenienza lecita da parte dell’imputato.

Il ricorso, secondo la Corte, non denunciava un reale vizio di motivazione, ma mascherava un tentativo di ottenere una nuova e diversa valutazione delle circostanze di fatto, attività preclusa in sede di legittimità.

Le Motivazioni: Genericità e Obbligatorietà della Confisca

La Corte ha spiegato che il motivo di ricorso è manifestamente infondato perché la decisione del giudice di primo grado sulla confisca era logica e coerente. La motivazione era chiaramente incentrata sulla provenienza del denaro dall’attività illecita accertata. Di fronte a tale motivazione, l’imputato non aveva fornito alcuna prova contraria che potesse dimostrare una diversa e lecita origine della somma sequestrata.

Inoltre, i giudici hanno richiamato l’art. 85-bis del d.P.R. 309/1990 (Testo Unico Stupefacenti), definendolo una norma “meramente ricognitiva della obbligatorietà della confisca di res provenienti da reato”. Ciò significa che, una volta accertato che i beni sono il provento di un reato in materia di stupefacenti, la loro confisca non è una scelta discrezionale del giudice, ma un atto dovuto per legge. Di conseguenza, anche il presunto vizio di violazione di legge sollevato dal ricorrente è stato ritenuto manifestamente infondato.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

La decisione in commento ribadisce un principio fondamentale: per contestare efficacemente una misura di confisca, non è sufficiente negare genericamente il collegamento tra il bene e il reato. È necessario, invece, articolare censure specifiche contro la motivazione del provvedimento, evidenziando illogicità manifeste o violazioni di legge precise. In assenza di ciò, e soprattutto senza fornire prove concrete sulla provenienza lecita dei fondi, il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, come avvenuto nel caso di specie.

Quando un ricorso contro la confisca di denaro viene considerato inammissibile?
Un ricorso viene considerato inammissibile quando il motivo è generico, manifestamente infondato e si limita a proporre una valutazione alternativa dei fatti già giudicati, senza denunciare uno specifico vizio di motivazione o una precisa violazione di legge.

Chi deve provare la provenienza lecita del denaro trovato in possesso di una persona accusata di reato?
Secondo questa ordinanza, una volta che la motivazione del giudice collega la somma di denaro all’attività illecita, è l’imputato a dover fornire la dimostrazione della sua lecita provenienza. La mancata dimostrazione rafforza la legittimità della confisca.

Qual è il ruolo dell’art. 85-bis del d.P.R. 309/1990 in materia di confisca?
L’art. 85-bis del d.P.R. 309/1990 è una norma che conferma l’obbligatorietà della confisca dei beni che sono il provento di un reato in materia di stupefacenti. La confisca non è una facoltà del giudice, ma un atto dovuto per legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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