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Confisca del denaro per spaccio: contanti presi sul fatto

L’Imputato veniva sorpreso dalle forze dell’ordine nell’atto di cedere sostanze stupefacenti in cambio di contanti. A seguito di patteggiamento per i reati di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, il Tribunale ordinava la confisca di 198 euro trovati in suo possesso. L’Imputato ricorreva in Cassazione lamentando la mancanza di prova sul legame tra il denaro sequestrato e l’attività illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca del denaro per spaccio è del tutto legittima se gli agenti assistono direttamente allo scambio di droga in cambio di contanti, poi rinvenuti e sequestrati al momento dell’arresto. L’Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 19272 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 19272/2022)

La confisca del denaro per spaccio dopo lo scambio di droga e contanti

La confisca del denaro per spaccio rappresenta una misura patrimoniale di estrema rilevanza nel sistema penale italiano. Quando le forze dell’ordine fermano un soggetto nell’atto di cedere sostanze stupefacenti, il contante trovato in suo possesso viene regolarmente sequestrato. La legge stabilisce infatti la perdita definitiva delle somme che costituiscono il guadagno diretto del reato. Molto spesso la difesa cerca di contestare questo provvedimento sostenendo la mancanza di prove certe sulla provenienza illecita del denaro. La Corte di Cassazione ha chiarito la legittimità di tale misura nel caso in cui gli agenti assistano direttamente alla compravendita.

I fatti di causa e l’arresto in flagranza

La vicenda prende le mosse da un controllo sul territorio svolto dalle forze dell’ordine. Gli agenti hanno osservato in modo diretto un episodio di cessione di sostanze stupefacenti. L’Imputato consegnava dosi di cocaina e hashish a un acquirente. In cambio della droga, l’acquirente versava una somma di denaro in contanti.

Subito dopo lo scambio, gli operanti sono intervenuti bloccando l’Imputato. Durante la successiva perquisizione personale, gli agenti hanno rinvenuto la somma di 198 euro in contanti. L’Imputato ha successivamente concordato la pena tramite patteggiamento per i reati di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il giudice di merito ha contestualmente ordinato la confisca della somma sequestrata, ritenendola il guadagno effettivo dell’attività illecita.

La contestazione della difesa davanti ai giudici

L’Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione tramite il proprio difensore. La difesa ha denunciato la violazione di legge e la mancanza di motivazione riguardo al sequestro della somma di denaro.

Secondo la tesi difensiva, il giudice non aveva fornito alcuna giustificazione adeguata sul legame tra i 198 euro e il reato di spaccio. La difesa sosteneva l’assenza del necessario nesso di pertinenzialità tra la somma contante e la specifica attività illecita contestata. Di conseguenza, l’Imputato richiedeva l’annullamento della decisione limitatamente al prelievo definitivo della somma di denaro.

Le motivazioni: quando scatta la confisca del denaro per spaccio

I giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto il ricorso del tutto infondato. Le motivazioni della sentenza spiegano in modo chiaro le condizioni che rendono legittima la decisione del giudice di merito.

La Suprema Corte ha evidenziato come la somma di denaro fosse stata considerata il profitto diretto della cessione di sostanze stupefacenti sulla base di precisi elementi di fatto. Gli agenti di polizia avevano assistito in maniera diretta al momento dello scambio. L’acquirente aveva pagato la droga con denaro contante, poi identificato e sequestrato durante la perquisizione dell’Imputato.

Il Tribunale ha applicato correttamente la disciplina prevista dal Testo Unico sulle droghe. La norma impone obbligatoriamente la confisca delle cose che rappresentano il prodotto o il profitto del reato anche nel caso di pena applicata su richiesta delle parti. L’osservazione diretta dello scambio da parte degli operanti costituisce la prova piena della provenienza illecita delle somme rinvenute.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione sul caso specifico

La decisione della Corte di Cassazione si chiude con il totale rigetto del ricorso presentato dall’Imputato. La certezza del legame tra il denaro e la cessione dello stupefacente rende inattaccabile il provvedimento di confisca.

L’Imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali relative al giudizio di legittimità. La sentenza conferma un principio fondamentale in materia di reati di droga. La presenza di un controllo visivo immediato da parte delle forze dell’ordine giustifica appieno l’ablazione del denaro. Chi viene sorpreso a cedere stupefacenti in cambio di contanti perde definitivamente le somme incassate, a prescindere dall’entità modesta della cifra sequestrata.

Presupposti per il sequestro e la confisca del denaro trovato addosso al presunto spacciatore.
Le forze dell’ordine procedono al sequestro quando esiste un legame diretto e visivo tra i contanti rinvenuti e lo scambio di droga appena osservato dagli agenti.

Norma che disciplina la confisca del guadagno nei reati di droga.
La disposizione centrale si trova nell’articolo 73 comma 7-bis del d.P.R. 309/1990 che impone la misura patrimoniale per tutti i beni che rappresentano il profitto del reato.

Effetti del patteggiamento sulla misura della confisca del denaro.
L’applicazione della pena su richiesta delle parti non evita la confisca obbligatoria dei contanti se questi costituiscono il ricavato diretto dell’attività illecita.

Termini giuridici

Confisca
Misura di sicurezza patrimoniale con cui lo Stato acquisisce in modo definitivo beni o denaro legati a un reato.
Patteggiamento
Accordo tra imputato e pubblico ministero per concordare la pena ed evitare il processo ordinario.
Profitto del reato
Guadagno economico diretto ricavato dal compimento dell'attività illecita.
Nesso di pertinenzialità
Legame di unione diretto e dimostrato tra un bene specifico e il reato commesso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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