LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Confisca autoriciclaggio: il prodotto del reato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38508/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputati condannati per autoriciclaggio. I ricorrenti contestavano l’estensione della confisca, sostenendo che dovesse limitarsi al profitto da loro conseguito. La Corte ha invece confermato che la confisca per autoriciclaggio ha ad oggetto il ‘prodotto’ del reato, ovvero l’intero valore delle somme o dei beni oggetto delle operazioni illecite, in linea con la finalità della norma di sottrarre alla circolazione i capitali di provenienza delittuosa.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca per Autoriciclaggio: la Cassazione definisce il “Prodotto” del Reato

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 38508 del 2025, affronta un tema cruciale in materia di reati economici: la corretta determinazione dell’oggetto della confisca per autoriciclaggio. La pronuncia chiarisce in modo definitivo che la misura ablativa non deve colpire solo il guadagno (profitto) del reo, ma l’intero valore dei beni ripuliti (prodotto), riaffermando la severità della risposta sanzionatoria a tutela del mercato e dell’economia legale.

Il caso in esame

Tre soggetti, condannati in primo grado e in appello per autoriciclaggio, hanno presentato ricorso in Cassazione contestando unicamente l’aspetto patrimoniale della condanna. Nello specifico, i giudici di merito avevano disposto la confisca, anche per equivalente, di ingenti somme di denaro, qualificate come il ‘prodotto’ dei reati contestati.

I ricorrenti sostenevano un’interpretazione più restrittiva, secondo cui la confisca avrebbe dovuto limitarsi al solo ‘profitto’ effettivamente conseguito dall’attività di riciclaggio, e non estendersi all’intero capitale di provenienza illecita che era stato oggetto delle operazioni di ‘ripulitura’. A sostegno della loro tesi, evidenziavano un presunto contrasto giurisprudenziale sul tema, chiedendo un’applicazione del principio di proporzionalità della sanzione.

La nozione di prodotto del reato nella confisca per autoriciclaggio

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, bollandolo come manifestamente infondato. Il cuore della decisione risiede nella netta distinzione tra le nozioni di ‘prodotto’ e ‘profitto’ del reato, specialmente nel contesto dei delitti di riciclaggio e autoriciclaggio.

L’articolo 648-quater del codice penale, che disciplina la confisca in questi casi, stabilisce che è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il ‘prodotto o il profitto’ del reato. La Corte chiarisce che il ‘prodotto’ è il risultato diretto della condotta criminale, ovvero l’intera somma di denaro o il complesso dei beni che sono stati oggetto delle operazioni di trasformazione e occultamento. Il ‘profitto’, invece, rappresenta il lucro, ossia il vantaggio economico ulteriore che l’agente ricava dall’operazione illecita (ad esempio, il compenso per il servizio di ‘lavaggio’ del denaro).

La Ratio della norma e la coerenza con il diritto sovranazionale

Secondo i giudici, limitare la confisca al solo profitto snaturerebbe la finalità della norma. L’obiettivo del legislatore, in linea con le direttive europee e le convenzioni internazionali, non è solo punire l’arricchimento del reo, ma soprattutto neutralizzare i capitali illeciti e impedire la loro reintroduzione nel circuito economico legale. Consentire la circolazione del prodotto del reato, una volta ripulito, vanificherebbe l’intero impianto repressivo.

La sentenza sottolinea come l’interesse giuridico tutelato dalla norma sull’autoriciclaggio sia l’ordine pubblico economico. L’eliminazione del frutto dell’operazione di sostituzione o trasformazione attraverso la confisca è, quindi, uno strumento indispensabile per proteggere il libero mercato dalla contaminazione di beni di origine delittuosa.

Le motivazioni

La Corte Suprema ha motivato la sua decisione di inammissibilità basandosi su diversi pilastri argomentativi. In primo luogo, ha definito il contrasto giurisprudenziale sollevato dai ricorrenti come ‘meramente apparente’, poiché le sentenze da loro citate si riferivano alla diversa nozione di ‘profitto’ confiscabile in altri tipi di reato, mentre nel caso dell’autoriciclaggio la legge si riferisce esplicitamente e primariamente al ‘prodotto’.

In secondo luogo, ha ribadito che la finalità dell’art. 648-quater c.p. è quella di sanzionare duramente la circolazione di beni di provenienza delittuosa. Un’interpretazione che limitasse la confisca al solo guadagno del riciclatore sarebbe irragionevole e in contrasto con le fonti nazionali e internazionali, lasciando di fatto circolare il capitale illecito ‘ripulito’.

Infine, la Corte ha dichiarato inammissibile anche il profilo del ricorso relativo alla violazione del principio di proporzionalità per la mancata ripartizione della confisca tra i concorrenti. Tale motivo, infatti, non era stato sollevato davanti alla Corte d’Appello e, pertanto, non poteva essere introdotto per la prima volta in sede di legittimità.

Le conclusioni

La sentenza n. 38508/2025 consolida un orientamento rigoroso in materia di confisca per autoriciclaggio. Il principio affermato è chiaro: l’ablazione deve riguardare l’intero valore dei beni che costituiscono l’oggetto materiale della condotta di ‘ripulitura’, non essendo limitata al solo vantaggio economico percepito da chi compie l’operazione. Questa decisione rappresenta un importante monito sulla severità con cui l’ordinamento persegue non solo la commissione dei reati-presupposto, ma anche e soprattutto le successive attività volte a inquinare l’economia con capitali illeciti.

Qual è l’oggetto della confisca nel reato di autoriciclaggio secondo la Cassazione?
Secondo la sentenza, l’oggetto della confisca prevista dall’art. 648-quater c.p. è il ‘prodotto’ del reato, inteso come l’intero valore delle somme o dei beni che hanno subito le operazioni di sostituzione o trasformazione, e non solo il ‘profitto’, cioè il guadagno economico conseguito dal reo.

Perché la confisca non si limita al solo profitto dell’autore del reato?
La confisca si estende all’intero prodotto del reato perché la finalità della norma non è solo punire l’arricchimento del colpevole, ma soprattutto proteggere l’ordine pubblico economico, eliminando dal mercato i beni di origine illecita e impedendo la loro circolazione nel circuito legale.

È possibile sollevare per la prima volta in Cassazione un motivo relativo alla proporzionalità della confisca tra concorrenti?
No. La Corte ha stabilito che un motivo di ricorso, come quello relativo alla mancata delimitazione del contributo causale di ciascun concorrente ai fini della confisca, non può essere esaminato se non è stato precedentemente devoluto alla cognizione del giudice d’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati