Condotta Riparatoria: il Tempo è Tutto, lo Conferma la Cassazione
Nel diritto penale, il tempismo non è solo una questione di strategia, ma un requisito fondamentale imposto dalla legge. Un esempio lampante è l’istituto della condotta riparatoria previsto dall’art. 162-ter del codice penale, che offre una via d’uscita dal processo a chi risarcisce il danno. Tuttavia, questa opportunità ha una finestra temporale ben precisa, come ribadito da una recente ordinanza della Corte di Cassazione. L’offerta di risarcimento, per essere valida, deve avvenire prima che il processo entri nel vivo. Un’offerta tardiva, anche se congrua, si rivela processualmente inutile.
Il Contesto del Ricorso in Cassazione
Il caso analizzato dalla Suprema Corte riguarda un imputato condannato in primo e secondo grado per concorso in tentato furto pluriaggravato. La difesa, nel tentativo di ottenere l’estinzione del reato, ha proposto ricorso per Cassazione basandosi su un unico motivo: la violazione dell’art. 162-ter c.p. In particolare, l’imputato aveva presentato un’offerta reale di 700 euro a titolo di risarcimento alla persona offesa, ma lo aveva fatto solo pochi giorni prima dell’udienza in Corte d’Appello, ben oltre l’inizio del processo di primo grado.
La Questione sulla Condotta Riparatoria Tardiva
Il fulcro della questione legale era se l’offerta di risarcimento, sebbene tardiva, potesse essere comunque considerata valida ai fini dell’estinzione del reato. Secondo la tesi difensiva, l’importante era l’effettiva riparazione del danno. La Corte di Cassazione, confermando la decisione della Corte d’Appello, ha rigettato categoricamente questa interpretazione. La norma non lascia spazio a dubbi: la condotta riparatoria deve intervenire prima di un momento processuale preciso.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La decisione dei giudici di legittimità si fonda su due pilastri argomentativi solidi. In primo luogo, il dato normativo. L’art. 162-ter c.p. è chiaro nello stabilire che la condotta riparatoria deve avvenire “entro la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado”. Questo limite temporale non è casuale, ma risponde alla seconda e più importante ragione: la finalità deflattiva dell’istituto. Lo scopo della norma è quello di alleggerire il carico dei tribunali, incentivando una risoluzione rapida e anticipata del conflitto penale. Permettere che il risarcimento avvenga in una fase avanzata del processo, come l’appello, vanificherebbe completamente questo obiettivo, poiché il procedimento avrebbe già percorso due gradi di giudizio, con il relativo dispendio di tempo e risorse. La Corte ha quindi qualificato il motivo di ricorso come “manifestamente infondato”, in quanto in palese contrasto non solo con la lettera della legge, ma anche con la consolidata giurisprudenza.
Le Conclusioni: Tempus Regit Actum nel Processo Penale
L’ordinanza in esame riafferma un principio cruciale: nel processo penale, il rispetto delle scadenze è inderogabile. La condotta riparatoria è un’opportunità preziosa per l’imputato, ma è un’occasione che va colta al momento giusto. L’offerta di risarcimento presentata in appello è un gesto processualmente sterile ai fini dell’estinzione del reato. La conseguenza per il ricorrente è stata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia serve da monito: le strategie difensive devono sempre tenere conto dei rigidi paletti procedurali, poiché un’azione giusta, compiuta nel momento sbagliato, perde ogni efficacia.
È possibile offrire un risarcimento del danno in appello per estinguere il reato ai sensi dell’art. 162-ter c.p.?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’offerta di risarcimento presentata solo pochi giorni prima del giudizio di appello non può essere considerata valida ai fini dell’estinzione del reato, poiché avviene oltre il termine massimo previsto dalla legge.
Qual è il termine ultimo per effettuare una condotta riparatoria valida per l’estinzione del reato?
Secondo l’ordinanza, la condotta riparatoria, come il risarcimento del danno, deve intervenire tassativamente entro la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.
Perché la legge prevede un termine così rigido per la condotta riparatoria?
La legge impone un termine rigido perché la finalità dell’istituto è “deflattiva”, ovvero mira a ridurre il carico di lavoro dei tribunali, incentivando la risoluzione della controversia prima che il processo entri nella sua fase principale. Ammettere una riparazione tardiva vanificherebbe questo scopo.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1294 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 1294 Anno 2026
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 03/12/2025
ORDINANZA
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a CANOSA DI PUGLIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 25/10/2024 della CORTE APPELLO di BARI
Rilevato che NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Bari che, in parziale r .iforma della sentenza emessa dal Tribunale monocratico di Trani – avendo riconosciuto la prevalenza delle già concesse circostanze attenuanti generiche sulle contestate aggravanti e avendo conseguentemente rideterminato la pena – ha confermato la condanna dell’imputato per il concorso nel reato di tentato furto pluriaggravato di cui agli artt. 110, 56 – 624, 625, comma 1, nn. 2 e 7, cod. pen.;
Considerato che il primo ed unico motivo di ricorso, che contesta violazione di legge in relazione alla mancata dichiarazione di estinzione del reato ai sensi del disposto di cui all’art. 162 ter cod. pen., è manifestamente infondato perché prospetta enunciati ermeneutici in palese contrasto con il dato normativo e con la consolidata giurisprudenza di legittimità.
La Corte territoriale, invero, ha correttamente ritenuto che l’intervenuta offerta reale di euro 700,000 a titolo risarcitorio nei confronti della persona offesa, in quant presentata dal ricorrente solo pochi giorni prima del giudizio di appello, non può essere valorizzata ai fini dell’applicazione dell’invocato istituto che, data la sua finalità deflat richiede che la condotta riparatoria intervenga entro la dichiarazione . di apertura del dibattimento di primo grado;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 3/12/ 2025