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Condono edilizio: no al silenzio assenso frazionato

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre soggetti contro un’ordinanza di demolizione. I ricorrenti avevano presentato domande di condono edilizio separate per singole porzioni di un unico immobile, sostenendo la formazione del silenzio assenso. La Corte ha stabilito che la suddivisione era un espediente per aggirare i limiti volumetrici di legge. Di conseguenza, le istanze erano inammissibili e il silenzio assenso non poteva formarsi. È stata inoltre ribadita la natura non prescrittibile dell’ordine di demolizione.

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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Condono Edilizio Frazionato: la Cassazione Dice No al Silenzio Assenso

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38453/2025, ha affrontato un caso emblematico in materia di condono edilizio, stabilendo principi chiari sull’impossibilità di aggirare i limiti di legge attraverso la suddivisione fittizia di un immobile. Questa pronuncia ribadisce la linea dura della giurisprudenza contro gli espedienti volti a ottenere sanatorie illegittime, chiarendo in modo definitivo le condizioni per la formazione del silenzio assenso.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dal ricorso presentato da tre comproprietari avverso un’ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva confermato l’ordine di demolizione di un immobile abusivo. I ricorrenti sostenevano di aver presentato, ciascuno, una distinta domanda di condono per singole unità abitative facenti parte del medesimo edificio. A loro dire, essendo trascorsi più di 24 mesi dalla presentazione delle istanze senza un provvedimento negativo da parte del Comune, si sarebbe formato il cosiddetto ‘silenzio assenso’, rendendo di fatto sanato l’abuso e illegittimo l’ordine di demolizione.

I Motivi del Ricorso e la Questione del Condono Edilizio

I ricorrenti hanno basato il loro ricorso in Cassazione su tre motivi principali:
1. Violazione di legge sulla formazione del silenzio assenso: Sostenevano che il decorso del tempo avesse consolidato la sanatoria, in applicazione delle leggi sul condono.
2. Omessa motivazione: Lamentavano che il giudice dell’esecuzione non avesse adeguatamente spiegato le ragioni del rigetto della tesi del silenzio assenso.
3. Prescrizione dell’ordine di demolizione: Affermavano che l’ordine di demolizione avesse natura di sanzione penale e, come tale, fosse soggetto alla prescrizione quinquennale, richiamando la normativa della CEDU.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, smontando punto per punto le argomentazioni dei ricorrenti con motivazioni nette e basate su principi giuridici consolidati.

L’Impossibilità di Frazionare l’Abuso per il Condono Edilizio

Il fulcro della decisione risiede nel primo motivo. La Corte ha evidenziato come le distinte domande di condono fossero un mero ‘espediente illegale’ per aggirare il limite volumetrico previsto dalla legge. L’immobile, infatti, era un complesso unitario, riconducibile a un unico proprietario originario. La giurisprudenza è costante nell’affermare che, ai fini del condono, ogni edificio deve essere considerato come un complesso unitario. Presentare istanze separate per singole porzioni al fine di rientrare nei limiti di cubatura consentiti costituisce una pratica elusiva che rende le domande inammissibili fin dall’origine.

La Corte ha specificato che il silenzio assenso può formarsi solo a condizione che la domanda di sanatoria sia conforme a tutti i requisiti di legge. Tra questi requisiti, vi è l’unicità e non frazionabilità dell’immobile abusivo. Un’istanza inammissibile non può mai produrre l’effetto sanante del silenzio assenso. Inoltre, i giudici hanno notato che i ricorrenti avevano versato solo un acconto degli oneri, mentre la legge richiede il pagamento integrale per poter beneficiare della sanatoria.

La Natura Amministrativa e non Penale dell’Ordine di Demolizione

Riguardo al terzo motivo, la Cassazione ha ribadito un altro principio cardine: l’ordine di demolizione non è una ‘pena’ nel senso convenzionale del termine. Non ha una finalità punitiva, ma ripristinatoria. Il suo scopo è quello di cancellare gli effetti dell’abuso edilizio, restituendo al territorio il suo assetto originario. Avendo carattere reale e natura di sanzione amministrativa, non è soggetto all’istituto della prescrizione. Esso segue il bene e produce effetti sul soggetto che si trova in rapporto con l’immobile, anche se non è l’autore materiale dell’abuso.

Conclusioni

La sentenza in esame offre importanti implicazioni pratiche. In primo luogo, conferma che non è possibile sanare un abuso edilizio di grandi dimensioni frazionandolo in più domande di condono per rientrare nei limiti di legge. Tale pratica è considerata un espediente illegale che rende le istanze irricevibili. In secondo luogo, chiarisce che il silenzio assenso non è un meccanismo automatico: presuppone una domanda pienamente conforme alla legge e il completo adempimento di tutti gli oneri, incluso il pagamento integrale delle somme dovute. Infine, la decisione riafferma con forza l’imprescrittibilità dell’ordine di demolizione, consolidando la sua natura di strumento essenziale per la tutela del territorio e il ripristino della legalità violata.

È possibile ottenere un condono edilizio presentando domande separate per diverse parti di un unico grande immobile abusivo?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che ogni edificio va considerato come un complesso unitario. Presentare istanze separate è un espediente illegale per aggirare i limiti volumetrici previsti dalla legge, e rende le domande inammissibili.

Il silenzio assenso sulla domanda di condono si forma anche se non sono stati pagati tutti gli oneri concessori?
No. La formazione del silenzio assenso richiede il rispetto di tutte le condizioni di legge, tra cui il pagamento integrale sia dell’oblazione che degli oneri di concessione. Il versamento di un semplice acconto non è sufficiente.

L’ordine di demolizione di un immobile abusivo può cadere in prescrizione?
No. Secondo la giurisprudenza consolidata, l’ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria, non punitiva. Pertanto, non è una ‘pena’ e non è soggetto a prescrizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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