Condono edilizio e abusi: il trucco del frazionamento non funziona
Molti proprietari di immobili abusivi cercano soluzioni creative per evitare la demolizione delle proprie case. Una delle strategie più comuni consiste nel presentare più domande di condono edilizio per lo stesso edificio, sperando di aggirare i limiti di cubatura imposti dalla legge. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato, stabilendo regole molto severe. Non è possibile dividere artificialmente un unico immobile per rientrare nei limiti volumetrici previsti per la sanatoria. Se l’edificio appartiene a un unico soggetto, la richiesta deve essere unitaria.
Il caso: due domande per un unico immobile abusivo
La vicenda nasce da una condanna definitiva per reati edilizi subita da un cittadino e da sua moglie. Il tribunale aveva ordinato la demolizione di un intero fabbricato abusivo, composto da un garage al piano terra e da un’abitazione al primo piano. Nel tentativo di bloccare la ruspa, i coniugi avevano presentato due diverse domande di sanatoria edilizia. Ciascuna domanda riguardava una porzione dell’immobile per una volumetria di circa 740 metri cubi. In questo modo, i proprietari speravano di rispettare il limite di 750 metri cubi previsto dalla legge sul terzo condono. Il giudice dell’esecuzione ha però respinto la richiesta di revoca della demolizione, evidenziando l’illegittimo frazionamento delle domande. Il proprietario ha quindi proposto ricorso in Cassazione.
Quando è vietato dividere la richiesta di sanatoria
La legge consente di ottenere la sanatoria per nuove costruzioni residenziali solo se non superano i 750 metri cubi per singola richiesta. Inoltre, l’intera costruzione non deve superare complessivamente i 3.000 metri cubi. Tuttavia, questo limite non può essere aggirato dividendo l’immobile in modo fittizio. La giurisprudenza stabilisce che ogni edificio deve essere considerato come un complesso unitario se fa capo a un solo proprietario. Di conseguenza, non si possono presentare più domande separate per le diverse stanze o piani dello stesso edificio. Questo espediente rappresenta un tentativo illecito di eludere la norma di chiusura del legislatore, volta a proteggere il territorio da abusi di grandi dimensioni.
Le motivazioni della Cassazione sul condono edilizio
I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso del proprietario con argomentazioni molto chiare. La Cassazione ha chiarito che la scissione delle domande di condono edilizio è legittima solo in casi eccezionali. Questo avviene quando l’immobile è diviso in più unità abitative che appartengono a soggetti diversi e autonomi al momento della presentazione della domanda. Nel caso in esame, invece, l’immobile apparteneva a un’unica proprietaria ed era utilizzato dal nucleo familiare. Le due domande erano state presentate lo stesso giorno con numeri di protocollo consecutivi. Questo dimostra chiaramente l’intento elusivo dei coniugi, che volevano sanare un abuso complessivo di circa 1.500 metri cubi, ben oltre il limite consentito per una singola istanza.
Le conclusioni della sentenza e la conferma della demolizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del proprietario. Questa decisione produce effetti pratici immediati e inevitabili per il ricorrente. L’ordine di demolizione dell’immobile abusivo resta pienamente valido ed eseguibile dalle autorità competenti. Il proprietario non solo perde definitivamente la casa abusiva, ma deve anche pagare le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, i giudici lo hanno condannato a versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver proposto un ricorso manifestamente infondato. La sentenza conferma che la tutela del territorio prevale sui tentativi di aggirare la legge attraverso frazionamenti artificiosi.
Si possono presentare più domande di condono per lo stesso edificio?
No, se l’edificio appartiene a un unico proprietario non è possibile frazionare le domande per aggirare i limiti di cubatura previsti dalla legge.
Quando è ammesso il frazionamento della domanda di sanatoria?
Il frazionamento è consentito solo se l’immobile è composto da unità distinte che appartengono a proprietari diversi al momento della domanda.
Cosa succede se il ricorso contro l’ordine di demolizione viene respinto?
L’ordine di demolizione diventa definitivo ed eseguibile, e il ricorrente deve pagare le spese processuali e le eventuali sanzioni.