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Condanna per Appropriazione indebita: la Cassazione conferma senza querela

Un individuo è stato condannato per appropriazione indebita. La Corte d’Appello ha confermato la condanna. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni, inclusa la presunta mancanza di querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la costituzione e il mantenimento della parte civile nel processo equivalgono a una valida richiesta di punizione, anche se il reato di appropriazione indebita è diventato procedibile a querela. L’individuo ha perso definitivamente e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 21237 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 21237/2022)

Introduzione all’Appropriazione indebita e la sentenza della Cassazione

L’appropriazione indebita è un reato che si verifica quando una persona si impossessa di un bene altrui che le era stato affidato, usandolo come proprio e causando un danno al proprietario. Questo comportamento viola la fiducia e ha gravi conseguenze legali. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha fornito importanti chiarimenti su questo reato, in particolare riguardo alla necessità della querela e al ruolo della parte civile nel processo penale. Comprendere i dettagli di questa decisione è fondamentale per chiunque si trovi ad affrontare situazioni simili, sia come vittima che come imputato. La sentenza ribadisce principi consolidati, ma li applica a un contesto normativo aggiornato, offrendo una guida preziosa.

Il caso: l’Appropriazione indebita contestata

La vicenda giudiziaria ha avuto inizio con la condanna di un individuo per il reato di appropriazione indebita. Il Giudice dell’Udienza Preliminare di Pescara aveva emesso la prima sentenza di condanna. Successivamente, la Corte d’Appello di L’Aquila ha confermato questa decisione, ritenendo fondate le accuse. I fatti contestati riguardavano azioni di appropriazione indebita compiute dall’individuo mentre ricopriva una specifica qualità o ruolo, sfruttando la posizione di fiducia che gli era stata accordata. La condanna si basava su una solida analisi dei dati probatori raccolti durante le indagini.

La difesa e i motivi del ricorso per appropriazione indebita

L’individuo condannato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo difensore ha sollevato diverse obiezioni. Ha contestato la violazione di legge riguardo alla consumazione del reato e ai suoi elementi costitutivi. Ha lamentato un vizio di motivazione, sostenendo che i giudici precedenti non avessero valutato correttamente le prove. Inoltre, ha eccepito l’errata applicazione di criteri di valutazione probatoria e la mancata considerazione dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (articolo 131-bis del Codice Penale). Infine, ha sollevato dubbi sull’applicazione della disciplina sulla procedibilità a querela, introdotta dal D.Lgs. n. 36/2018, e sulla violazione del principio del ragionevole dubbio.

La questione della querela nell’Appropriazione indebita

Uno dei punti centrali del ricorso riguardava la presunta mancanza di querela. La difesa sosteneva che, a seguito della riforma del 2018, il reato di appropriazione indebita fosse diventato procedibile a querela, e che in assenza di questa, il processo non potesse proseguire. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha richiamato un principio già espresso. Questo principio stabilisce che la costituzione di parte civile (cioè l’atto con cui la persona offesa chiede il risarcimento dei danni nel processo penale) e il suo mantenimento, senza opposizione della difesa, equivalgono a una valida manifestazione di volontà di procedere penalmente. Pertanto, la presenza della parte civile supplisce alla necessità di una querela formale.

Le motivazioni: L’inammissibilità del ricorso per appropriazione indebita

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che tutti i motivi presentati dalla difesa riproducessero censure già esaminate e respinte dai giudici di merito con argomentazioni giuridiche corrette. La sentenza impugnata era caratterizzata da una motivazione logica e coerente. Aveva analizzato in modo esauriente i dati probatori relativi ai fatti di appropriazione indebita e aveva correttamente disatteso gli elementi a discarico. Non è stata riscontrata alcuna violazione della regola del ragionevole dubbio. Anche le questioni relative al trattamento sanzionatorio e all’esclusione della causa di non punibilità sono state ritenute adeguatamente motivate. La costituzione di parte civile ha risolto la questione della procedibilità.

Le conclusioni: La condanna definitiva per appropriazione indebita

L’inammissibilità del ricorso ha avuto conseguenze dirette per l’individuo. La condanna per appropriazione indebita è diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Inoltre, considerando i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso, ha disposto il versamento di una somma di tremila euro a favore della cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea l’importanza di presentare ricorsi fondati e ben argomentati, poiché un ricorso inammissibile comporta non solo la conferma della sentenza precedente, ma anche ulteriori oneri economici per il ricorrente.

Cosa si intende per appropriazione indebita?
L’appropriazione indebita si verifica quando una persona, che ha già legalmente il possesso di un bene altrui, se ne appropria per sé o per altri, senza averne il diritto, causando un danno al proprietario.

La querela è sempre necessaria per il reato di appropriazione indebita?
Dopo una riforma del 2018, l’appropriazione indebita è diventata procedibile a querela. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha chiarito che se la persona offesa si è costituita parte civile nel processo, questa azione vale come una richiesta di punizione, rendendo la querela non più strettamente necessaria.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, significa che non viene esaminato nel merito. La decisione precedente diventa definitiva e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.

Termini giuridici

Appropriazione indebita
Si verifica quando una persona, avendo già legalmente il possesso di un bene altrui, se ne appropria per sé o per altri, senza averne il diritto, causando un danno al proprietario.
Querela
È l'atto con cui la persona offesa da un reato manifesta la volontà che si proceda penalmente contro il colpevole. Senza querela, per alcuni reati, il processo non può iniziare.
Inammissibilità del ricorso
Significa che un ricorso presentato a un tribunale superiore (come la Cassazione) non viene nemmeno esaminato nel merito perché presenta difetti formali o sostanziali che ne impediscono l'accettazione.
Parte civile
È la persona che, avendo subito un danno da un reato, si costituisce nel processo penale per chiedere il risarcimento dei danni.
Cassa delle ammende
È un fondo pubblico a cui vengono versate le somme derivanti da sanzioni pecuniarie (multe) o condanne alle spese processuali in ambito penale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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