Il caso del conto corrente fittizio e il concorso in riciclaggio
Una recente decisione della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità penale di chi si presta a fare da prestanome per operazioni finanziarie sospette. Il caso riguarda un’indagata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Le accuse principali sono associazione a delinquere e concorso in riciclaggio (il reato di chi ripulisce denaro sporco). La donna aveva accettato di intestarsi fittiziamente un conto corrente e una ditta individuale. Su questi rapporti finanziari transitavano ingenti somme di denaro di provenienza illecita, sottratte a ignari beneficiari. L’indagata ha impugnato la misura cautelare sostenendo di non essere a conoscenza delle attività criminali del coimputato.
Come si configura il concorso in riciclaggio tramite prestanome
La difesa dell’indagata ha sostenuto che la gestione materiale del conto corrente spettasse esclusivamente al coimputato. Secondo questa tesi, la donna chiedeva solo sporadicamente piccole somme di denaro per le proprie necessità personali. Questa circostanza, a detta della difesa, dimostrava l’assenza di consapevolezza circa il disegno criminoso complessivo. Tuttavia, i giudici di merito hanno evidenziato come l’indagata avesse accettato un corrispettivo economico per prestare il proprio nome. Questo elemento economico scardina la tesi della buona fede. Chi accetta denaro per intestarsi un conto corrente vuoto, senza svolgere alcuna attività reale, non può non accorgersi dell’anomalia.
Il ruolo di falsa erede e l’associazione a delinquere
L’indagine ha rivelato un quadro più ampio di partecipazione al sodalizio criminale. L’indagata non si era limitata a fornire il conto corrente. La donna aveva anche assunto il ruolo di falsa erede in un’altra vicenda legata alla riscossione illecita di polizze assicurative. Per fare questo, aveva conferito una procura speciale (un atto con cui si delega un altro soggetto a compiere atti giuridici) a un avvocato complice dell’organizzazione. Questo comportamento seriale dimostra una chiara e stabile adesione al gruppo criminale. Per la sussistenza del reato associativo non serve un patto formale scritto, ma basta una condotta attiva e ripetuta nel tempo che agevoli gli scopi del gruppo.
Le motivazioni della Cassazione sul concorso in riciclaggio e sul dolo eventuale
I giudici di legittimità hanno confermato che il concorso in riciclaggio si configura anche a titolo di dolo eventuale (l’accettazione del rischio che un evento illecito si verifichi). L’indagata si è rappresentata la concreta possibilità della provenienza delittuosa del denaro. Ella ha accettato questo rischio continuando a prestare il proprio nome in cambio di un compenso. I versamenti sul conto erano ripetuti e di importo molto elevato, a fronte di nessuna reale attività commerciale. La mancanza di una delega esclusiva al coimputato aggrava la posizione della donna, che restava formalmente titolare del conto.
Le conclusioni della Suprema Corte sulla custodia cautelare
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’indagata. Il decorso del tempo dall’applicazione della misura non attenua le esigenze cautelari (i pericoli che giustificano la restrizione della libertà). Il reato associativo ha natura permanente e il pericolo di riattivare i contatti con i complici rimane elevato. Nessuna misura meno afflittiva, come l’obbligo di firma, sarebbe stata idonea a contenere il rischio di reiterazione. L’indagata deve quindi rimanere agli arresti domiciliari e pagare le spese del processo, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Cosa rischia chi presta il proprio conto corrente per far transitare denaro altrui?
Chi accetta di intestarsi un conto corrente fittizio per far transitare denaro di provenienza illecita rischia l’accusa di concorso in riciclaggio, anche se non gestisce direttamente le operazioni.
Che cos’è il dolo eventuale nel reato di riciclaggio?
Il dolo eventuale si configura quando il prestanome, pur non avendo la certezza assoluta della provenienza illecita del denaro, ne accetta consapevolmente il rischio in cambio di un compenso.
Si può evitare la custodia cautelare se è passato del tempo dall’arresto?
Il semplice decorso del tempo non è sufficiente ad attenuare le esigenze cautelari, specialmente nei reati associativi che hanno carattere permanente e presentano un costante rischio di reiterazione.