La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso delicato riguardante il concorso esterno in associazione per delinquere. Questa decisione offre importanti spunti per comprendere quando un individuo, pur non essendo un membro stabile di un gruppo criminale, può essere ritenuto responsabile per aver contribuito ai suoi scopi illeciti. La sentenza ha ribadito principi fondamentali che guidano i giudici nella valutazione di tali condotte, specialmente in relazione alle misure cautelari come la custodia in carcere.
Il Caso: Un Contributo Esterno al Gruppo Criminale
La vicenda ha riguardato un individuo, che chiameremo “L’Indagato”, sottoposto a custodia cautelare in carcere. Le accuse a suo carico includevano il concorso esterno in associazione per delinquere, oltre a reati legati al traffico di stupefacenti e ad atti predatori, come rapine. L’Indagato aveva impugnato l’ordinanza di custodia cautelare, chiedendo al Tribunale del Riesame di Venezia di annullarla. Tuttavia, il Tribunale aveva confermato la misura, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il pericolo che l’Indagato potesse commettere altri reati.
L’Indagato ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione del Tribunale. Ha sostenuto che non c’erano prove sufficienti per dimostrare la sua partecipazione all’associazione criminale e che la motivazione del Tribunale era generica e illogica.
Che Cos’è il Concorso Esterno in Associazione per Delinquere?
Il concorso esterno in associazione per delinquere è una figura giuridica complessa. Si verifica quando una persona, pur non facendo parte stabilmente di un’organizzazione criminale (quindi senza il cosiddetto “affectio societatis”, cioè la volontà di farne parte in modo duraturo), fornisce un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario agli scopi dell’associazione. Questo contributo deve essere così importante da risultare necessario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative del gruppo criminale. In pratica, l’esterno aiuta l’associazione a raggiungere i suoi obiettivi illeciti, pur mantenendo una certa autonomia. La sua azione non è occasionale, ma è diretta a vantaggio dell’organizzazione.
La Valutazione degli Elementi di Prova nel Concorso Esterno
Nel caso specifico, il Tribunale del Riesame aveva esaminato numerosi elementi di prova. Questi includevano intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, e sequestri. Tali elementi avevano rivelato l’esistenza di una struttura organizzata, seppur rudimentale, con basi logistiche e disponibilità di armi. Il Tribunale aveva anche evidenziato un solido legame tra i coindagati, finalizzato a commettere atti predatori e a gestire il traffico di stupefacenti.
L’Indagato, secondo il Tribunale, non era un semplice frequentatore. Egli aveva un ruolo attivo e di riferimento per il gruppo. Ad esempio, aveva impartito direttive in occasione di una tentata rapina e aveva fornito un flusso costante di cocaina all’associazione. La sua affidabilità era testimoniata da contatti frequenti con gli altri membri e dalla sua ammissione a “summit” (riunioni) decisionali.
La Motivazione “Per Relationem”: Quando è Legittima?
Uno dei punti contestati dal ricorso riguardava la cosiddetta “motivazione per relationem”. Questo significa che il Tribunale, per spiegare le sue ragioni, aveva fatto riferimento ad atti precedenti, come l’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), senza ripeterne integralmente il contenuto. La Cassazione ha chiarito che questa pratica è legittima, a patto che siano rispettate alcune condizioni. Il giudice deve dimostrare di aver preso visione e meditato il contenuto dell’atto richiamato, che tale atto sia congruo con la decisione finale e che sia accessibile all’interessato. Nel caso in esame, la Cassazione ha ritenuto che il Tribunale avesse rispettato tali condizioni, fornendo una motivazione completa e logica.
Il Pericolo di Reiterazione Criminosa e il Concorso Esterno
Un altro aspetto fondamentale della decisione riguarda la valutazione del pericolo di reiterazione criminosa, cioè la possibilità che l’Indagato commetta nuovamente reati. L’Indagato aveva sostenuto di non avere più rapporti con i coindagati dal 2018 e di avere un’occupazione lecita. Tuttavia, il Tribunale aveva evidenziato che l’Indagato era recidivo (cioè aveva già commesso reati in passato) e che aveva sfruttato periodi di libertà, concessi con misure alternative alla detenzione, per commettere alcuni dei fatti contestati.
La Cassazione ha ribadito che la valutazione del pericolo di reiterazione non richiede la previsione di specifiche occasioni future, ma una prognosi (previsione) basata su un’analisi accurata della condotta, della personalità del soggetto e del contesto socio-ambientale. Il ruolo costante e attivo dell’Indagato nel “contesto associativo” ha giustificato il giudizio del Tribunale sulla concreta e attuale possibilità che egli potesse commettere ulteriori condotte illecite.
Le motivazioni della sentenza sul concorso esterno
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per diverse ragioni. Innanzitutto, lo ha giudicato generico, poiché si limitava a elencare principi astratti senza confrontarsi specificamente con l’ordinanza impugnata. Il ricorso, infatti, non teneva conto che l’Indagato rispondeva di concorso esterno in associazione per delinquere e non di partecipazione diretta, oltre che di una pluralità di reati specifici. Il Tribunale aveva fornito una motivazione dettagliata, basata su anni di indagini, che dimostrava l’esistenza di un’associazione criminale e il ruolo attivo e continuativo dell’Indagato. La Cassazione ha confermato che il Tribunale aveva correttamente applicato i principi sul concorso esterno, evidenziando il ruolo trainante dell’Indagato, la sua condivisione delle finalità illecite e la sua funzione di approvvigionamento di stupefacenti per il sodalizio.
Le conclusioni della Cassazione
In definitiva, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso dell’Indagato inammissibile. Questo significa che il ricorso non è stato esaminato nel merito, poiché non rispettava i requisiti previsti dalla legge. Di conseguenza, la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva confermato la custodia cautelare in carcere, è diventata definitiva. L’Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della cassa delle ammende, a causa dei profili di colpa nella presentazione di un ricorso inammissibile. Questa sentenza rafforza l’orientamento giurisprudenziale sul concorso esterno in associazione per delinquere e sulla validità delle motivazioni giudiziarie basate su un’attenta analisi degli elementi indiziari.
Cos’è il concorso esterno in associazione per delinquere?
Il concorso esterno si verifica quando una persona, pur non essendo un membro stabile di un gruppo criminale, contribuisce in modo significativo e consapevole ai suoi scopi illeciti, rendendo il suo apporto necessario per il funzionamento o il rafforzamento dell’associazione.
Quali prove sono necessarie per dimostrare il concorso esterno?
Per dimostrare il concorso esterno, sono necessarie prove concrete e specifiche che evidenzino il contributo volontario e consapevole dell’individuo agli scopi dell’associazione, come intercettazioni, testimonianze, osservazioni e sequestri, che dimostrino un ruolo attivo e continuativo.
Cosa significa quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso inammissibile significa che la Corte di Cassazione non lo esamina nel merito. Questo accade perché il ricorso non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge, rendendolo improponibile o manifestamente infondato. La decisione precedente diventa definitiva.