LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Concordato in appello: si può impugnare il rigetto?

Un imputato, condannato per ricettazione, si vede rigettare in appello la richiesta di “concordato in appello” poiché la pena pattuita è stata ritenuta non congrua. Di fronte al ricorso, la Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di impugnare tale rigetto, ha deciso di non pronunciarsi e di rimettere la questione alle Sezioni Unite per ottenere una decisione definitiva e vincolante.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 settembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Concordato in appello: si può impugnare il rigetto?

L’istituto del concordato in appello, introdotto per snellire i processi e definire la pena in accordo tra le parti, è al centro di un’importante questione giuridica. Cosa succede se il giudice d’appello rigetta la richiesta di concordato? È possibile impugnare questa decisione davanti alla Corte di Cassazione? A questa domanda, che ha generato un profondo contrasto nella giurisprudenza, dovranno ora rispondere le Sezioni Unite della Cassazione, chiamate a fare chiarezza su un punto nevralgico della procedura penale.

I Fatti di Causa

La vicenda processuale ha origine dalla condanna in primo grado di un imputato per due episodi di ricettazione. Il Tribunale, applicando l’istituto della continuazione con un precedente reato già giudicato, aveva determinato una pena complessiva di un anno e dieci mesi di reclusione e 800 euro di multa.

In sede di appello, la difesa dell’imputato e il Procuratore Generale hanno raggiunto un accordo per un concordato in appello, proponendo una pena finale ridotta a un anno e sei mesi di reclusione e 800 euro di multa, con rinuncia ai restanti motivi di gravame. Tuttavia, la Corte di Appello di Venezia ha respinto l’istanza, ritenendo la pena concordata “non congrua” in relazione alla gravità dei fatti. Nello stesso giorno, ha confermato la sentenza di primo grado.

Contro questa decisione, la difesa ha proposto ricorso per Cassazione, sollevando come questione principale la legittimità del rigetto del concordato e la sua impugnabilità.

Il Concordato in Appello e il Contrasto Giurisprudenziale

L’art. 599-bis del codice di procedura penale permette alle parti di accordarsi sulla pena da applicare in secondo grado. Se il giudice ritiene l’accordo e la pena congrui, emette una sentenza conforme. Ma cosa accade se lo rigetta? La legge non lo specifica, e da qui nasce il dibattito. La Corte di Cassazione si è trovata divisa tra due orientamenti opposti.

Tesi Favorevole all’Impugnabilità: La Tutela del Diritto di Difesa

Un primo orientamento sostiene che il provvedimento di rigetto del concordato in appello sia impugnabile unitamente alla sentenza finale. Le ragioni sono principalmente due:
1. Effetto Premiale: Il concordato ha un innegabile effetto premiale per l’imputato, che ottiene una pena ridotta in cambio della rinuncia a contestare la propria responsabilità. Negare la possibilità di un controllo sul rigetto vanificherebbe questo beneficio.
2. Diritto di Difesa: Impedire all’imputato di far controllare da un giudice superiore una decisione per lui così sfavorevole costituirebbe un vulnus, una lesione, al suo diritto di difesa. La decisione di rigetto, pur essendo un’ordinanza, incide profondamente sull’esito del processo e non può essere priva di qualsiasi forma di controllo.

Tesi Contraria: L’Assenza di un Concreto Interesse

L’orientamento opposto nega l’impugnabilità del rigetto. Secondo questa tesi, l’imputato non subirebbe alcun pregiudizio concreto. Con il rigetto, infatti, il processo d’appello “si riapre” completamente. L’imputato ha la possibilità di far valere tutti i motivi di appello originari, sia quelli sulla responsabilità che quelli sulla pena, che erano stati accantonati con la proposta di concordato.

In sostanza, non essendoci una rinuncia definitiva ai motivi e venendo ripristinate tutte le facoltà difensive, non vi sarebbe un interesse concreto e attuale a impugnare l’ordinanza di rigetto. Il processo prosegue semplicemente nella sua forma ordinaria.

Le Motivazioni

La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha preso atto di questo profondo e radicato contrasto interpretativo. Le motivazioni che hanno spinto alla rimessione alle Sezioni Unite risiedono proprio nella necessità di garantire la certezza del diritto e l’uniforme interpretazione della legge su tutto il territorio nazionale. L’ordinanza analizza dettagliatamente entrambi gli orientamenti, evidenziando come ciascuno poggi su solide argomentazioni giuridiche. Da un lato, la tutela del diritto di difesa e dell’effetto premiale del rito; dall’altro, il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione e la valutazione dell’interesse concreto dell’imputato. L’impossibilità di risolvere tale contrasto all’interno della singola sezione ha reso indispensabile l’intervento del massimo organo nomofilattico della Corte.

Conclusioni

La decisione di rimettere la questione alle Sezioni Unite è un atto di grande responsabilità che mira a porre fine a un’incertezza normativa che ha dirette conseguenze sui diritti degli imputati e sull’efficienza del sistema giudiziario. L’attesa è ora per il “principio di diritto” che verrà enunciato. La futura sentenza delle Sezioni Unite non solo deciderà il caso specifico, ma stabilirà una regola chiara e vincolante per tutti i tribunali, definendo una volta per tutte i confini e le tutele legate all’istituto del concordato in appello.

È possibile impugnare in Cassazione l’ordinanza che rigetta un concordato in appello?
Attualmente la questione è controversa. Esistono due orientamenti opposti nella giurisprudenza della Cassazione. Per questo motivo, la Seconda Sezione ha rimesso la questione alle Sezioni Unite, che dovranno fornire una risposta definitiva e vincolante.

Perché la Corte d’Appello ha rigettato la richiesta di concordato nel caso di specie?
La Corte d’Appello ha respinto la richiesta perché ha ritenuto la pena concordata tra accusa e difesa “non congrua” ai sensi dell’art. 133 del codice penale, ovvero non adeguata alla gravità dei reati di ricettazione commessi.

Cosa succede quando una questione viene rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione?
Significa che esiste un grave contrasto interpretativo su una norma di legge. Le Sezioni Unite, nella loro massima composizione, esaminano la questione e pronunciano una sentenza che stabilisce il principio di diritto corretto, risolvendo il contrasto e fornendo una guida vincolante per tutti i giudici.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati