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Comportamento abituale: no a non punibilità per furto

Un uomo, precedentemente assolto per il tentato furto di alcolici del valore di 90 euro grazie alla particolare tenuità del fatto, vede la sua sentenza annullata dalla Cassazione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, dimostrando il ‘comportamento abituale’ dell’imputato, basato su precedenti penali per reati simili. La Suprema Corte ha ribadito che l’abitualità, anche se composta da illeciti di lieve entità, osta all’applicazione del beneficio della non punibilità previsto dall’art. 131-bis c.p., annullando la sentenza e rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.

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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Comportamento Abituale: Quando la Recidiva Esclude la Non Punibilità

La recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezione V Penale, n. 38788 del 2025, offre un importante chiarimento sui limiti di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il caso riguarda un tentato furto di modico valore, ma la decisione si concentra su un principio cardine del nostro ordinamento: il comportamento abituale dell’imputato come elemento ostativo all’applicazione del beneficio previsto dall’art. 131-bis del codice penale.

I Fatti di Causa

Il Tribunale di Bologna aveva inizialmente assolto un individuo dall’accusa di tentato furto di sei bottiglie di alcolici, per un valore totale di 90 euro. La decisione si fondava sull’applicazione dell’art. 131-bis c.p., che prevede la non punibilità quando l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento non è abituale.

Tuttavia, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Bologna ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il Tribunale avesse errato nel non considerare adeguatamente la serialità delle condotte dell’imputato. Il Procuratore ha evidenziato come, dalla stessa motivazione della sentenza impugnata, emergesse un quadro di comportamento abituale a carico dell’imputato, caratterizzato da ‘molteplici precedenti penali anche della stessa indole’.

La Questione del Comportamento Abituale secondo la Cassazione

Il fulcro della controversia risiede nella definizione e nei presupposti del comportamento abituale. L’art. 131-bis, comma 4, c.p. stabilisce esplicitamente che il comportamento è da considerarsi tale quando l’autore ha commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, preso singolarmente, sarebbe di particolare tenuità.

La Corte di Cassazione, richiamando un consolidato orientamento delle Sezioni Unite (sentenza n. 13681 del 2016), ha ribadito un principio fondamentale: per integrare l’abitualità, è sufficiente che l’autore abbia commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si procede. Ai fini di questa valutazione, il giudice non deve limitarsi alle sole condanne irrevocabili, ma può prendere in considerazione anche altri procedimenti in corso o addirittura reati precedentemente archiviati proprio in virtù dell’art. 131-bis.

Nel caso specifico, il certificato del casellario giudiziale dell’imputato, allegato dal Pubblico Ministero, documentava una condanna per tentato furto e ben tre archiviazioni per la stessa ragione di particolare tenuità, tutte avvenute negli anni precedenti.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso del Procuratore Generale fondato. I giudici hanno sottolineato una palese contraddizione nella sentenza del Tribunale di Bologna: da un lato, riconosceva l’esistenza di ‘molteplici precedenti penali’ a carico dell’imputato; dall’altro, procedeva comunque ad applicare la causa di non punibilità.

Questo approccio è stato censurato perché il comportamento abituale, una volta accertato, agisce come un presupposto ostativo assoluto all’applicazione dell’art. 131-bis. Non vi è spazio per valutazioni discrezionali: se la condotta è seriale e rivela una tendenza a delinquere, anche per fatti di lieve entità, il beneficio non può essere concesso.

Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto il rinvio del processo al Tribunale di Bologna, in diversa composizione fisica, per un nuovo giudizio che tenga conto dei principi enunciati.

Conclusioni

Questa pronuncia riafferma con forza un concetto cruciale: la non punibilità per particolare tenuità del fatto non è un’assoluzione generalizzata per i piccoli reati. È un istituto pensato per episodi isolati e occasionali, dove la sanzione penale risulterebbe sproporzionata. La sentenza chiarisce che la valutazione del giudice non può fermarsi al singolo episodio, ma deve estendersi alla personalità e alla storia criminale dell’imputato. Un comportamento abituale, anche se composto da una serie di piccoli illeciti, manifesta una persistenza nel violare la legge che è incompatibile con la ratio dell’art. 131-bis c.p. e merita una risposta sanzionatoria da parte dell’ordinamento.

Quando un comportamento è considerato ‘abituale’ ai fini dell’art. 131-bis c.p.?
Secondo la Corte di Cassazione, il comportamento è abituale quando l’autore ha commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si sta procedendo.

La non punibilità per tenuità del fatto può applicarsi a chi ha precedenti penali?
No, se i precedenti penali configurano un ‘comportamento abituale’. La presenza di reati della stessa indole, anche se di lieve entità, impedisce l’applicazione del beneficio previsto dall’art. 131-bis c.p.

Quali elementi può usare il giudice per valutare l’abitualità del comportamento?
Il giudice può fare riferimento non solo alle condanne definitive, ma anche ad altri illeciti sottoposti alla sua cognizione, a procedimenti in corso e persino a reati precedentemente ritenuti non punibili in base allo stesso art. 131-bis.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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