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Comportamento abituale: niente tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha annullato un’assoluzione per furto di lieve entità, stabilendo che i precedenti penali dell’imputato, incluse archiviazioni per tenuità del fatto, configurano un comportamento abituale. Tale condizione impedisce l’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis del codice penale, richiedendo un nuovo processo.

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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Comportamento Abituale: Quando la Ripetizione del Reato Esclude la Tenuità del Fatto

L’istituto della “particolare tenuità del fatto”, introdotto dall’articolo 131 bis del codice penale, rappresenta un importante strumento di deflazione processuale. Permette di non punire chi commette un reato di minima gravità, ma a una condizione fondamentale: che il suo non sia un comportamento abituale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 38786/2025) torna a fare chiarezza su questo punto cruciale, stabilendo criteri rigorosi per valutare l’abitualità e negare il beneficio a chi dimostra una propensione a delinquere.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una sentenza del Tribunale di Bologna, che aveva assolto un individuo dall’accusa di furto di merce per un valore di circa 126 euro, applicando proprio la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello, tuttavia, ha impugnato tale decisione, sostenendo che il giudice di primo grado avesse erroneamente ignorato la natura abituale della condotta dell’imputato. L’appello si basava sul certificato del casellario giudiziale dell’imputato, dal quale emergevano una condanna per tentato furto e ben tre provvedimenti di archiviazione per tenuità del fatto, sempre per episodi di tentato furto, risalenti agli anni immediatamente precedenti.

Il Comportamento Abituale secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ribadendo un principio già consolidato dalle Sezioni Unite. Per escludere l’applicazione dell’art. 131 bis, il comportamento abituale non richiede necessariamente una serie di condanne definitive. La Corte ha chiarito che il giudice deve valutare la condotta complessiva dell’autore, tenendo conto di tutti gli illeciti della stessa indole commessi, anche se non hanno portato a una condanna formale.

Nello specifico, per configurare l’abitualità, è sufficiente che l’autore abbia commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si sta procedendo. È fondamentale notare che in questo conteggio rientrano non solo le sentenze di condanna passate in giudicato, ma anche i procedimenti precedentemente archiviati proprio per la particolare tenuità del fatto. L’idea di fondo è che la reiterazione di condotte illecite, sebbene singolarmente di lieve entità, rivela una tendenza a violare la legge che è incompatibile con la concessione del beneficio.

La Decisione della Corte Suprema

Sulla base di queste premesse, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione. Ha stabilito che il Tribunale di Bologna aveva sbagliato a non considerare i precedenti specifici dell’imputato (una condanna e tre archiviazioni per reati simili) come prova di un comportamento abituale. Di conseguenza, il caso è stato rinviato al Tribunale di Bologna per un nuovo giudizio, che dovrà essere tenuto da un altro magistrato, il quale dovrà riconsiderare il fatto alla luce dei principi espressi dalla Suprema Corte.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione rigorosa e sistematica dell’art. 131 bis. I giudici hanno sottolineato che la norma persegue un duplice obiettivo: da un lato, evitare la sanzione penale per fatti oggettivamente e soggettivamente marginali; dall’altro, negare questo beneficio a chi, pur commettendo reati di poco conto, manifesta una serialità nel comportamento che genera un allarme sociale. Considerare anche le precedenti archiviazioni per tenuità del fatto è essenziale per evitare un paradosso: un soggetto potrebbe commettere indefinitamente piccoli reati, beneficiando ogni volta dell’archiviazione e rimanendo di fatto impunito, nonostante la sua condotta seriale. La sentenza riafferma che la valutazione sull’abitualità deve essere concreta e basata sulla storia criminale complessiva dell’imputato, non limitandosi a un esame formale delle sole condanne definitive.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

Questa pronuncia ha importanti implicazioni pratiche. In primo luogo, rafforza il ruolo del certificato del casellario giudiziale come strumento indispensabile per il giudice nella valutazione dei presupposti per l’applicazione dell’art. 131 bis. In secondo luogo, invia un chiaro messaggio: la non punibilità per particolare tenuità del fatto non è una ‘zona franca’ per i trasgressori seriali. Chiunque abbia una storia di reati della stessa indole, anche se non hanno portato a condanne definitive, difficilmente potrà beneficiare di questa norma. La decisione, quindi, bilancia l’esigenza di efficienza del sistema giudiziario con quella di non tollerare la criminalità seriale, anche quando si manifesta attraverso episodi di modesta entità.

Quando un comportamento è considerato ‘abituale’ ai fini dell’esclusione della non punibilità per tenuità del fatto?
Secondo la Corte, un comportamento è abituale quando l’autore ha commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si procede, anche se tali illeciti non hanno portato a una condanna definitiva.

Per stabilire il comportamento abituale, il giudice può considerare anche reati precedenti archiviati per particolare tenuità del fatto?
Sì. La sentenza chiarisce espressamente che il giudice può e deve fare riferimento non solo alle condanne irrevocabili, ma anche ai reati precedentemente archiviati per particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131 bis c.p.

Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio, poiché la presenza di un comportamento abituale da parte dell’imputato impediva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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