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Competenza territorio riciclaggio: decide il primo atto

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla competenza per territorio nel riciclaggio. In un caso di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di proventi del narcotraffico, la Corte ha annullato un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Trento, dichiarando la competenza del Tribunale di Milano. La decisione si fonda sul principio che, in un reato a condotta progressiva come il riciclaggio, la competenza si radica nel luogo dove si è verificato il primo atto della condotta tipica, ovvero la consegna del denaro da ‘ripulire’, avvenuta in provincia di Milano, e non dove si sono svolte le successive operazioni bancarie (Trento).

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza per Territorio nel Riciclaggio: la Cassazione fa Chiarezza

La determinazione della competenza per territorio nel riciclaggio è una questione cruciale che può influenzare l’intero corso di un procedimento penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: per i reati a consumazione progressiva, la competenza si radica nel luogo del primo atto della condotta criminosa. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un’indagine complessa per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di ingenti somme di denaro, provento del traffico internazionale di stupefacenti. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Trento aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un individuo, ritenendolo partecipe del sodalizio criminale.

La difesa dell’indagato aveva impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame, sollevando, tra le altre questioni, l’incompetenza territoriale del giudice di Trento a favore di quello di Milano. Secondo la tesi difensiva, le attività principali e l’inizio della condotta di riciclaggio si erano svolte nel territorio milanese.

Dopo un iter processuale complesso, che ha visto un primo annullamento da parte del Riesame, un ricorso del Pubblico Ministero accolto dalla Cassazione e un successivo rinvio, il Tribunale di Trento aveva confermato la misura cautelare, ritenendosi competente. Contro questa ultima decisione, la difesa ha proposto un nuovo ricorso in Cassazione.

La Competenza per Territorio Riciclaggio secondo la Cassazione

Il fulcro del ricorso e della decisione della Suprema Corte riguarda l’applicazione dell’art. 16 del codice di procedura penale in relazione a reati connessi, in particolare l’associazione a delinquere e il riciclaggio. Il Tribunale di Trento aveva individuato la propria competenza ritenendo che l’atto di ‘trasferimento’ del denaro, costitutivo del riciclaggio, si fosse perfezionato con le operazioni bancarie eseguite a Trento.

La difesa, al contrario, sosteneva che la condotta fosse iniziata molto prima, nel circondario di Milano, dove erano avvenute la raccolta del denaro e la sua prima consegna a un agente sotto copertura. La questione era quindi stabilire quale momento della complessa operazione di ‘ripulitura’ del denaro fosse decisivo per radicare la competenza.

L’analisi della Corte Suprema

La Corte di Cassazione ha accolto il motivo di ricorso relativo all’incompetenza territoriale, offrendo una motivazione chiara e basata su consolidati principi giurisprudenziali. I giudici hanno sottolineato che il reato di riciclaggio può essere realizzato attraverso condotte frammentarie e progressive, affidate a più soggetti che operano in tempi e luoghi diversi.

In tali circostanze, per determinare la competenza territoriale, non si deve guardare all’atto finale dell’operazione, ma al luogo in cui si realizza il primo atto che costituisce un segmento della condotta tipica del reato. Nel caso di specie, il reato è descritto come un’attività di trasferimento finalizzata a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha ritenuto che la consegna del denaro da parte dell’indagato all’agente sotto copertura, avvenuta a Pero, in provincia di Milano, rappresentasse il primo e fondamentale atto dell’operazione di trasferimento. Quella consegna non era un’azione neutra, ma il segmento iniziale e indispensabile dell’intera attività di riciclaggio, finalizzata alla successiva ‘ripulitura’ tramite versamenti bancari.

La conclusione del Tribunale di Trento, che focalizzava l’attenzione solo sulla fase finale dei versamenti, è stata quindi giudicata errata. La Suprema Corte ha affermato che ‘l’attività di ripulitura del denaro è cominciata… con il trasferimento… attuato mediante consegna all’agente sotto copertura’. Questo primo atto, consumatosi in provincia di Milano, è sufficiente a radicare la competenza presso il Tribunale di Milano.

Di conseguenza, la Corte ha annullato l’ordinanza impugnata limitatamente al punto sulla competenza, dichiarando inammissibile il ricorso per quanto riguarda gli altri motivi relativi alla gravità indiziaria. Ha quindi disposto la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Milano.

Le Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio di diritto di notevole importanza pratica. Stabilisce che, nei reati complessi e a consumazione prolungata come il riciclaggio, la competenza territoriale viene determinata dal locus commissi delicti del primo atto penalmente rilevante. Ciò impedisce che la competenza possa essere artificialmente spostata nel luogo dove avvengono le fasi finali dell’operazione, garantendo una maggiore aderenza al principio del giudice naturale precostituito per legge. Per gli operatori del diritto, questa decisione fornisce un criterio chiaro per individuare il foro competente in indagini che spesso attraversano molteplici giurisdizioni.

Come si determina la competenza per territorio nel reato di riciclaggio quando le azioni avvengono in luoghi diversi?
La competenza territoriale si determina in base al luogo in cui si è realizzato il primo atto della condotta tipica del reato, anche se questo costituisce solo un segmento di un’azione più complessa e progressiva.

La consegna del denaro di provenienza illecita è un atto sufficiente a radicare la competenza per il reato di riciclaggio?
Sì, secondo la sentenza, la consegna del denaro da ‘ripulire’ a un altro soggetto è considerata l’atto iniziale e integrante della condotta di ‘trasferimento’ prevista dalla norma sul riciclaggio, e quindi è sufficiente per stabilire la competenza del giudice di quel luogo.

Cosa succede se la Corte di Cassazione dichiara l’incompetenza del giudice che ha emesso una misura cautelare?
La Corte annulla il provvedimento impugnato sul punto della competenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice competente. La misura cautelare cesserà di avere effetto se il nuovo giudice non provvederà a emettere un nuovo provvedimento entro venti giorni dalla pronuncia della sentenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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