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Competenza territoriale per erogazioni pubbliche

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15120/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di competenza territoriale per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Il caso riguardava la presunta illecita percezione di incentivi per la produzione di energia fotovoltaica. La Corte ha chiarito che il reato si consuma e, di conseguenza, la competenza territoriale si radica, nel luogo in cui ha sede l’ente pubblico che dispone il pagamento, e non dove il beneficiario riceve materialmente le somme. La decisione si fonda sulla tutela della corretta gestione delle risorse pubbliche, identificando il danno patrimoniale (deminutio patrimonii) nel momento in cui l’ente autorizza l’esborso. Di conseguenza, le sentenze dei giudici di merito sono state annullate per incompetenza territoriale.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza Territoriale: La Sede dell’Ente Erogatore Determina il Foro Competente

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15120 del 2023, ha affrontato una questione cruciale in materia di reati contro la pubblica amministrazione, stabilendo un principio chiaro sulla competenza territoriale per il delitto di indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). La decisione chiarisce che il foro competente non è quello in cui il beneficiario riceve i fondi, ma quello in cui ha sede l’ente pubblico che li eroga. Questa pronuncia ha importanti implicazioni pratiche per la gestione dei procedimenti penali in materia.

I Fatti del Caso

Il procedimento penale vedeva coinvolti i legali rappresentanti di diverse società operanti nel settore delle energie rinnovabili. Secondo l’accusa, questi soggetti, in concorso tra loro, avrebbero attestato falsamente determinati fatti in documenti presentati al Gestore dei Servizi Energetici (un ente a partecipazione pubblica) al fine di ottenere indebitamente delle tariffe incentivanti per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici. Le somme, per un importo complessivo di svariati milioni di euro, venivano accreditate sui conti correnti delle società beneficiarie, situati in una provincia del Sud Italia.

La Questione sulla Competenza Territoriale

Fin dalle prime fasi del giudizio, la difesa degli imputati aveva sollevato un’eccezione di incompetenza territoriale. Si sosteneva che il tribunale competente non fosse quello della provincia dove le società avevano ricevuto materialmente i pagamenti, bensì il Tribunale di Roma, città in cui ha sede l’ente pubblico erogatore.
I giudici di primo e secondo grado avevano rigettato tale eccezione, ritenendo che il reato si consumasse nel momento e nel luogo in cui il beneficiario percepiva l’indebita erogazione, consolidando così la perdita economica per l’ente pubblico. Contro questa decisione, uno degli imputati ha proposto ricorso per cassazione, portando la questione all’attenzione della Suprema Corte.

La Decisione della Cassazione e la Competenza Territoriale

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribaltando la visione dei giudici di merito. I giudici di legittimità hanno affermato che il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato si consuma nel momento e nel luogo in cui l’ente pubblico dispone l’accredito delle somme. È in quel preciso istante che si verifica la dispersione del denaro pubblico e, di conseguenza, il danno per la pubblica amministrazione (la cosiddetta deminutio patrimonii).

Distinzione tra Conseguimento e Percezione

La Corte ha operato una sottile ma decisiva distinzione terminologica. La norma penale (art. 316-ter c.p.) parla di chi “consegue indebitamente” i contributi. Il termine “conseguire” evoca l’assegnazione della somma, ovvero l’atto dispositivo dell’ente, piuttosto che la materiale riscossione da parte del privato, che la norma definisce come “percezione” solo nella parte relativa all’illecito amministrativo. Questo atto dispositivo avviene presso la sede legale dell’ente erogatore, che nel caso di specie si trovava a Roma.

Tutela della Pubblica Amministrazione

Questa interpretazione, secondo la Corte, è coerente con la finalità della norma, che è quella di tutelare il buon andamento e la corretta amministrazione delle risorse pubbliche, prima ancora che il patrimonio stesso. Polarizzare il disvalore del reato sull’evento di danno che si realizza presso l’ente pubblico consente di individuare un foro unico e certo, evitando che la competenza possa essere influenzata dalle scelte del beneficiario (ad esempio, il luogo di apertura del conto corrente).

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Corte si basa su un’analisi sistematica e teleologica dell’art. 316-ter del codice penale. I giudici hanno sottolineato che la fattispecie è posta a tutela della libera formazione della volontà della Pubblica Amministrazione riguardo ai flussi di erogazione delle risorse economiche. Il reato si perfeziona con l’atto con cui l’ente, ingannato dalle false dichiarazioni, dispone l’erogazione del contributo, causando una dispersione del denaro pubblico. Questo momento logico e giuridico precede la materiale apprensione della somma da parte del beneficiario.

La Corte ha evidenziato come tale orientamento, già presente nella giurisprudenza di legittimità, permetta di unificare le indagini nei casi di centri di erogazione “inquinati”, evitando la frammentazione dei procedimenti in diversi fori a seconda di dove i beneficiari scelgono di ricevere le somme. Si tratta di una scelta che favorisce l’efficienza processuale e la coerenza delle indagini, in linea anche con le recenti tendenze legislative europee (come l’istituzione della Procura europea, EPPO) che promuovono la centralizzazione delle indagini a tutela degli interessi finanziari dell’Unione.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza della Corte di Cassazione annulla le precedenti decisioni e dichiara la competenza del Tribunale di Roma, ordinando la trasmissione degli atti al relativo Procuratore della Repubblica. Il principio affermato è di notevole importanza: per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, la competenza territoriale è determinata dal luogo in cui ha sede l’ente che emette l’ordine di pagamento. Questa decisione fornisce un criterio chiaro e univoco, rafforzando la tutela della corretta gestione delle finanze pubbliche e orientando la prassi giudiziaria per i casi futuri.

In un procedimento per indebita percezione di erogazioni pubbliche, qual è il tribunale territorialmente competente a giudicare?
Secondo la sentenza, il tribunale competente è quello del luogo in cui ha sede l’ente pubblico che dispone l’erogazione dei fondi, poiché è in quel luogo e in quel momento che si realizza il danno per l’erario.

Perché la Corte di Cassazione distingue tra il momento in cui l’ente dispone il pagamento e quello in cui il beneficiario lo riceve?
La Corte distingue questi due momenti perché la norma penale (art. 316-ter c.p.) mira a proteggere la corretta allocazione delle risorse pubbliche. Il reato si considera consumato quando l’ente pubblico prende la decisione di pagare, causando una diminuzione del proprio patrimonio (deminutio patrimonii). La successiva ricezione del denaro da parte del privato è solo una conseguenza di tale atto dispositivo.

Qual è stato l’esito finale del ricorso in Cassazione?
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e quella di primo grado, dichiarando l’incompetenza territoriale del Tribunale originariamente adito. Ha disposto, di conseguenza, la trasmissione di tutti gli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ritenuto competente per territorio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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