LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Competenza territoriale maltrattamenti: la guida

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26549/2023, ha risolto un conflitto di giurisdizione tra i tribunali di Brescia e Bologna. Il caso riguardava la corretta individuazione della competenza territoriale per maltrattamenti in famiglia. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un reato abituale, la competenza spetta al giudice del luogo in cui è stata commessa l’ultima condotta illecita, anche se il comportamento criminoso era iniziato altrove. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del Tribunale di Bologna.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza territoriale maltrattamenti: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata su una questione cruciale in materia di competenza territoriale per maltrattamenti in famiglia, un tema delicato e di grande attualità. Con la sentenza n. 26549 del 2023, i giudici hanno fornito un’interpretazione chiara su come individuare il foro competente quando le condotte illecite si protraggono nel tempo e si spostano su territori diversi. Questa decisione ribadisce l’importanza del luogo in cui si consuma l’ultimo atto delittuoso per radicare la giurisdizione.

I Fatti del Caso: un Conflitto tra Tribunali

Il caso nasce da un conflitto di competenza sollevato tra il Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Brescia e quello del Tribunale di Bologna. Un uomo era indagato per reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Le condotte erano iniziate nel territorio di competenza di Brescia, ma erano proseguite successivamente in provincia di Bologna, dove la famiglia si era trasferita.
Il GIP di Bologna, dopo aver emesso una misura cautelare di custodia in carcere, si era dichiarato incompetente, ritenendo che la competenza spettasse a Brescia, luogo in cui le violenze avevano iniziato ad assumere la consistenza di un reato abituale. Di contro, il GIP di Brescia aveva sollevato un conflitto negativo di competenza, sostenendo che il foro competente fosse quello di Bologna, in quanto luogo di consumazione delle ultime condotte.

La questione della competenza territoriale per maltrattamenti

Il nodo centrale della questione riguarda la natura del reato di maltrattamenti, definito dall’art. 572 del codice penale. Si tratta di un ‘reato abituale’, il che significa che non si esaurisce in un singolo atto, ma si perfeziona attraverso una serie di comportamenti vessatori ripetuti nel tempo. Questa caratteristica rende complessa l’individuazione del locus commissi delicti, ovvero il luogo di commissione del reato, specialmente quando le condotte avvengono in diverse giurisdizioni.
La legge (art. 16 cod. proc. pen.) stabilisce che, in caso di reati connessi, la competenza è determinata dal reato più grave. In questo caso, il reato di maltrattamenti è stato ritenuto più grave di quello di lesioni, diventando il punto di riferimento per la decisione.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha risolto il conflitto accogliendo la tesi del GIP di Brescia e dichiarando la competenza del Tribunale di Bologna. I giudici hanno ribadito un principio consolidato in giurisprudenza: per i reati abituali, la consumazione si protrae nel tempo e nello spazio fino all’ultima condotta che integra la fattispecie criminosa.
Questo significa che il momento e il luogo rilevanti per determinare la competenza non sono quelli in cui il reato inizia a manifestarsi, ma quelli in cui cessa la condotta abituale. Nel caso di specie, le condotte di maltrattamento erano proseguite fino al momento della denuncia e dell’applicazione della misura cautelare, quando l’indagato e la persona offesa si trovavano già nel territorio di Bologna. Pertanto, è in quel luogo che si deve considerare consumato il reato ai fini della competenza territoriale.
La Corte ha specificato che, anche dopo che la fattispecie di maltrattamenti è integrata, ogni ulteriore condotta vessatoria non è un post-fatto irrilevante, ma contribuisce a spostare in avanti, nel tempo e nello spazio, la consumazione del delitto.

Conclusioni: il Principio dell’Ultima Condotta

La decisione in esame offre un importante chiarimento pratico sulla competenza territoriale per maltrattamenti. Il principio affermato è quello dell’ultima condotta: la competenza si radica presso il giudice del luogo in cui si è verificato l’ultimo degli atti che compongono il reato abituale. Questa interpretazione garantisce che il processo si svolga nel foro più vicino al momento conclusivo dell’azione criminale, spesso coincidente con il luogo in cui la vittima trova il coraggio di denunciare e dove vengono raccolte le prove più recenti. La sentenza rafforza così la tutela delle vittime, assicurando che la risposta giudiziaria sia radicata nel contesto territoriale in cui l’offesa ha raggiunto il suo apice.

Come si determina la competenza territoriale per il reato di maltrattamenti in famiglia?
Si determina in base al luogo in cui è stata realizzata l’ultima delle condotte che compongono il reato abituale. La consumazione del delitto si considera protratta fino a quel momento e in quel luogo, radicando lì la competenza del giudice.

Perché il reato di maltrattamenti è definito ‘abituale’?
È definito ‘abituale’ perché la sua esistenza richiede la ripetizione nel tempo di una pluralità di condotte, commissive o omissive, che, nel loro insieme, realizzano una persistente azione vessatoria idonea a ledere la personalità della vittima.

Nel caso di più reati connessi, quale determina la competenza territoriale?
La competenza per territorio è determinata dal reato più grave. Nel caso esaminato, il delitto di maltrattamenti è stato considerato più grave di quello di lesioni, diventando così il reato di riferimento per stabilire la competenza del tribunale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati