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Competenza sorveglianza minorenni: il luogo di detenzione

Un giovane adulto, detenuto in un carcere ordinario per una pena cumulata che include reati commessi sia da minore che da maggiorenne, ha richiesto una misura alternativa. La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza sorveglianza minorenni cessa se l’interessato è già detenuto in un istituto per adulti per reati commessi da maggiorenne. In questi casi, la competenza spetta al Magistrato di Sorveglianza del luogo di detenzione, applicando le norme ordinarie.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza sorveglianza minorenni: la Cassazione fa chiarezza

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27349 del 2023, ha affrontato un’importante questione procedurale riguardante la competenza sorveglianza minorenni. Il caso verteva sulla determinazione del giudice competente a decidere sulla richiesta di una misura alternativa alla detenzione presentata da un giovane adulto, detenuto in un carcere ordinario, con una pena cumulata per reati commessi sia prima che dopo il compimento della maggiore età. La decisione chiarisce che, in assenza di specifiche condizioni, la competenza segue il criterio generale del luogo di detenzione.

I Fatti del Caso

Un giovane uomo, nato nel 1999 e quindi ancora infraventicinquenne, si trovava detenuto presso un istituto penitenziario per adulti a Modena. La sua detenzione derivava da un cumulo di pene che comprendeva due condanne per reati commessi quando era minorenne. Trovandosi in questa situazione, l’uomo ha presentato un’istanza per l’affidamento in prova al servizio sociale al Magistrato di Sorveglianza di Modena, competente per il luogo di detenzione.

Il Conflitto di Competenza Sollevato

Il Magistrato di Sorveglianza di Modena si è dichiarato incompetente, ritenendo che il caso rientrasse nella giurisdizione del Tribunale per i Minorenni di Bologna, in base alla normativa speciale per i minori. A sua volta, il Tribunale per i Minorenni ha sollevato un conflitto di competenza. Ha osservato che il soggetto era detenuto in un carcere per adulti fin dal 2018, inizialmente per reati commessi da maggiorenne. Secondo il Tribunale, le pene relative ai reati minorili dovevano considerarsi già scontate, poiché la detenzione si imputa prima a tali condanne. Inoltre, non era mai stata disposta un’estensione dell’esecuzione penale minorile a una condanna per reati da adulto, come previsto da specifiche disposizioni di legge.

Le motivazioni della Cassazione sulla competenza sorveglianza minorenni

La Suprema Corte ha risolto il conflitto a favore del Magistrato di Sorveglianza ordinario. Il ragionamento si fonda sull’interpretazione dell’art. 10 del D.Lgs. n. 121/2018. In particolare, il comma 5 di tale articolo stabilisce chiaramente che se un soggetto condannato per reati commessi da minorenne è già detenuto in un istituto per adulti (in custodia cautelare o in espiazione di pena) per reati commessi dopo i 18 anni, non si applicano più le modalità di esecuzione previste per i minorenni.

La Corte ha richiamato una sua precedente pronuncia (n. 2338/2021), la quale aveva già specificato che la competenza sorveglianza minorenni si estende ai reati commessi da maggiorenne solo se il giudice minorile ha emesso un provvedimento specifico di estensione dell’esecuzione minorile. Nel caso di specie, tale provvedimento mancava. Il giovane era entrato nel circuito penitenziario adulto per reati da maggiorenne e non vi era mai stata un’esecuzione della pena in un istituto minorile. Di conseguenza, non sussiste alcun principio di perpetuatio iurisdictionis in favore del Tribunale per i Minorenni. La competenza va dunque determinata secondo la regola generale, ovvero in base al luogo di detenzione del condannato.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la giurisdizione speciale del Tribunale per i Minorenni in fase esecutiva non è illimitata. Essa viene meno quando il percorso detentivo del soggetto inizia e prosegue nel circuito penitenziario per adulti a causa di reati commessi dopo la maggiore età. In questi casi, la competenza a decidere sulle misure alternative alla detenzione spetta al Magistrato di Sorveglianza ordinario del luogo in cui il condannato si trova. La Corte ha quindi dichiarato la competenza del Magistrato di Sorveglianza di Modena, disponendo la trasmissione degli atti al suo ufficio.

A chi spetta la competenza per decidere sulle misure alternative per un detenuto sotto i 25 anni con condanne sia da minore che da adulto?
La competenza spetta al Magistrato di Sorveglianza del luogo di detenzione se il soggetto è già in un carcere per adulti per reati commessi da maggiorenne e non è stato emesso un provvedimento di estensione dell’esecuzione minorile.

Quando si mantiene la competenza sorveglianza minorenni anche per reati commessi da maggiorenne?
La competenza del Tribunale di Sorveglianza per i Minorenni si mantiene solo qualora questo abbia specificamente disposto l’estensione dell’esecuzione minorile a un titolo esecutivo relativo a un reato commesso da maggiorenne, ai sensi dell’art. 10, comma 1, d.lgs. n. 121/2018.

Cosa succede se un condannato per reati da minore è già in un carcere per adulti per altri reati?
Secondo l’art. 10, comma 5, d.lgs. n. 121/2018, l’esecuzione della pena non segue più le modalità previste per i minorenni. La competenza passa quindi alla magistratura di sorveglianza ordinaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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