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Competenza EPPO: Quando può agire il PM europeo?

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro una misura cautelare per associazione a delinquere e reati fiscali. Il punto centrale era la competenza EPPO (Procura Europea), contestata dalla difesa. La Corte ha confermato la giurisdizione della Procura Europea, ritenendo che il coinvolgimento di società fittizie con sede in Bulgaria e operazioni con San Marino costituisse un elemento transnazionale sufficiente a radicare la sua competenza, respingendo la tesi che i reati fossero stati commessi solo in Italia.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza EPPO: la Cassazione chiarisce i limiti su reati transnazionali

Recentemente, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso cruciale per definire i contorni della competenza EPPO (la Procura europea) in relazione a reati che, pur avendo epicentro in Italia, presentano collegamenti con l’estero. La sentenza n. 34411/2024 offre spunti fondamentali per comprendere quando l’organo inquirente europeo può legittimamente avocare a sé un’indagine, specialmente in contesti di frodi fiscali complesse e associazioni a delinquere.

I Fatti alla Base del Ricorso

Il caso trae origine da un’ordinanza di arresti domiciliari emessa nei confronti di un soggetto, gravemente indiziato di essere il gestore di fatto di diverse società “cartiere”. L’accusa principale era quella di aver partecipato a un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati fiscali e societari, tra cui false comunicazioni sociali, emissione di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazioni fraudolente.

Il meccanismo illecito si basava su un complesso sistema di “esterovestizione”. Venivano utilizzate società formalmente con sede in Bulgaria e venivano simulati scambi intracomunitari, anche con una società di San Marino, al fine di creare crediti IVA fittizi e ottenere vantaggi fiscali indebiti. Queste società, definite “missing trader”, erano di fatto scatole vuote create al solo scopo di interporsi nelle transazioni per non versare l’IVA dovuta, causando un notevole danno all’erario.

La contestazione della competenza EPPO

La difesa dell’indagato ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando come motivo principale un vizio procedurale: l’incompetenza della Procura Europea a richiedere la misura cautelare. Secondo la tesi difensiva, i reati contestati erano stati commessi interamente sul territorio italiano, poiché le società estere erano palesemente fittizie e operavano solo in Italia. Di conseguenza, mancava l’elemento transnazionale che, secondo il Regolamento UE 2017/1939, è necessario per radicare la competenza dell’EPPO. La difesa sosteneva che la stessa Procura italiana, nel comunicare la notizia di reato all’EPPO, aveva evidenziato il carattere puramente nazionale dell’attività criminale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità dell’operato della Procura Europea e, di conseguenza, la validità della misura cautelare. I giudici hanno respinto su tutta la linea le argomentazioni della difesa, fornendo chiarimenti decisivi sui criteri che determinano la giurisdizione dell’EPPO.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si sono concentrate su due aspetti fondamentali.

In primo luogo, la Corte ha stabilito che la competenza EPPO non si fonda solo sulla commissione materiale di un reato in due o più Stati membri. Il Regolamento UE prevede che la Procura Europea possa agire anche quando “si trovi nella posizione migliore per svolgere le indagini o esercitare l’azione penale”. Questo criterio si applica specialmente in presenza di reati che, per natura e portata transnazionale, coinvolgono organizzazioni criminali e costituiscono una grave minaccia per gli interessi finanziari dell’Unione.

Nel caso specifico, sebbene le società fossero fittiziamente localizzate all’estero, il meccanismo fraudolento non avrebbe potuto funzionare senza coinvolgere formalmente entità giuridiche bulgare e sammarinesi. La Corte ha sottolineato che, ex actis (sulla base degli atti), risultava l’effettiva connessione delle azioni e omissioni con il territorio di almeno due Stati membri (Italia e Bulgaria). L’esigenza di accertare la fittizietà di tali società attraverso complesse indagini internazionali era proprio uno degli elementi che giustificava l’intervento dell’EPPO, in quanto organo più idoneo a coordinare le investigazioni a livello comunitario.

In secondo luogo, la Corte ha rigettato gli altri motivi di ricorso, che lamentavano un’assenza di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per i singoli reati-fine. I giudici hanno ribadito un principio consolidato: il ricorso per cassazione non è una sede per riesaminare il merito delle prove. Il controllo della Corte di legittimità si limita a verificare l’esistenza di una motivazione logica, coerente e non manifestamente illogica nel provvedimento impugnato. Nel caso di specie, il Tribunale del riesame aveva ampiamente argomentato, basandosi su intercettazioni, documenti e indagini finanziarie, il ruolo dell’indagato come amministratore di fatto delle società coinvolte nel meccanismo fraudolento.

Le conclusioni

La sentenza rafforza il ruolo della Procura Europea come attore centrale nel contrasto alla criminalità economica transnazionale. Stabilisce chiaramente che la nozione di “reato transnazionale” non deve essere interpretata in modo restrittivo, ma deve tenere conto della complessità dei moderni schemi fraudolenti, che spesso utilizzano società di comodo all’estero proprio per occultare la loro reale operatività e ostacolare le indagini. La decisione conferma che la competenza dell’EPPO può sorgere non solo da una condotta materialmente posta in essere in più Stati, ma anche dalla necessità di un coordinamento investigativo sovranazionale, essenziale per smascherare complesse frodi che danneggiano gli interessi finanziari dell’intera Unione Europea.

Quando è competente la Procura Europea (EPPO) a indagare su un reato?
La competenza dell’EPPO sorge non solo quando i reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE sono commessi nel territorio di due o più Stati membri, ma anche quando, per la natura e la portata transnazionale del crimine, l’EPPO si trovi nella posizione migliore per coordinare le indagini e l’azione penale, specialmente in presenza di organizzazioni criminali.

L’utilizzo di una società fittiziamente localizzata all’estero (‘esterovestita’) è sufficiente per attivare la competenza dell’EPPO?
Sì. Secondo la sentenza, il complesso meccanismo fraudolento che si basa sull’interposizione di società di comodo operanti in Italia ma con sede formale in un altro Stato membro (es. Bulgaria) integra l’effettiva connessione internazionale richiesta, rendendo legittimo l’intervento dell’EPPO per coordinare le necessarie indagini transfrontaliere.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove alla base di una misura cautelare?
No. La Corte di Cassazione non può riesaminare nel merito le prove e gli indizi di colpevolezza. Il suo compito è limitato a un controllo di legittimità, ossia verificare che il provvedimento impugnato abbia una motivazione adeguata, coerente e non manifestamente illogica, e che la legge sia stata applicata correttamente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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