Combustione Illecita di Rifiuti: Quando un Reato Ambientale non è di “Lieve Entità”
La gestione e lo smaltimento dei rifiuti rappresentano una delle sfide più delicate per la tutela ambientale. La combustione illecita di rifiuti è un reato che provoca danni significativi all’ambiente e alla salute pubblica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per valutare la gravità di tale condotta, negando l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto in un caso emblematico. Analizziamo insieme la vicenda e le importanti conclusioni della Suprema Corte.
I Fatti: Dal Rogo in Campagna al Ricorso in Cassazione
Il caso riguarda un soggetto condannato per aver appiccato il fuoco a un cumulo di rifiuti di varia natura, tra cui un materasso, un frigorifero, sedie di legno e parti di un infisso. L’episodio si è verificato all’interno di un’azienda agricola, con la combustione che è avvenuta a diretto contatto con il terreno.
L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis del Codice Penale. A sostegno della sua tesi, ha genericamente affermato di aver effettuato un risarcimento a favore di un’associazione ambientalista, sebbene questa non si fosse costituita parte civile nel processo.
La Decisione della Suprema Corte: Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha respinto le argomentazioni della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, il motivo di ricorso era inconsistente e non coglieva la reale ratio decidendi della sentenza impugnata. La Corte ha sottolineato come l’appello fosse generico e si limitasse a una valutazione fattuale, non consentita in sede di legittimità.
Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale in caso di inammissibilità del ricorso.
Le Motivazioni della Sentenza sulla Combustione Illecita di Rifiuti
La Corte ha ritenuto corrette le motivazioni della Corte territoriale nel negare la lieve entità del fatto. Diversi elementi oggettivi indicavano una significativa gravità della condotta:
Gravità del Danno Ambientale
La Corte ha evidenziato che la combustione illecita di rifiuti ha prodotto fumi alti e densi, visibili a chilometri di distanza. Questo elemento, da solo, testimonia un impatto ambientale rilevante, ben al di là di una soglia di minima offensività. La natura eterogenea dei materiali bruciati (plastica, elettrodomestici, legno trattato) ha ulteriormente aggravato il potenziale inquinante dell’evento.
Modalità della Condotta
Il fatto che il rogo sia stato appiccato in un’azienda agricola e a diretto contatto con il suolo è stato considerato un fattore aggravante. Questa modalità, infatti, aumenta il rischio di contaminazione del terreno e delle falde acquifere. Inoltre, la Corte ha sottolineato come non fosse stata effettuata alcuna bonifica del sito né un ripristino dello stato dei luoghi, dimostrando un totale disinteresse per le conseguenze ambientali dell’azione.
Irrilevanza del Risarcimento Generico
Infine, la questione del presunto risarcimento all’associazione ambientalista è stata giudicata non valutabile. La Corte ha specificato che una simile circostanza, per avere un peso, deve essere provata e documentata nelle sedi di merito, non potendo essere semplicemente asserita in modo generico per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione.
Conclusioni: Criteri di Valutazione per la Gravità del Reato Ambientale
Questa ordinanza offre un importante insegnamento: la valutazione della “particolare tenuità del fatto” in materia di reati ambientali non può basarsi su mere affermazioni, ma richiede un’analisi rigorosa degli elementi concreti. La quantità e la natura dei rifiuti, le modalità della combustione, l’entità dell’impatto visivo e inquinante (come i fumi a lunga distanza) e l’assenza di azioni riparatorie sono tutti indicatori chiave di una condotta grave. La decisione riafferma che la tutela dell’ambiente è un bene giuridico di primaria importanza e che la combustione illecita di rifiuti costituisce un reato da non sottovalutare, le cui conseguenze processuali possono essere severe.
Un risarcimento del danno può giustificare la non punibilità per “particolare tenuità del fatto”?
No, secondo la Corte, un risarcimento che viene solo genericamente menzionato in sede di legittimità, senza essere stato provato nelle fasi precedenti del processo, non può essere valutato per escludere la punibilità.
Quali elementi rendono una combustione illecita di rifiuti un reato grave?
La gravità del reato è stata determinata da diversi fattori: la notevole quantità e la varietà dei rifiuti, la combustione avvenuta a diretto contatto con il terreno agricolo, la produzione di fumi visibili a chilometri di distanza e la totale assenza di interventi di bonifica o ripristino del sito.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, equitativamente fissata dal giudice, in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25683 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 25683 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 24/05/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME NOME DESENZANO DEL GARDA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 07/09/2023 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
NUMERO_DOCUMENTO24
Rilevato che NOME COGNOME è stato condanNOME alle pene di legge per aver dato fuoco a materiale di varia natura (materasso, frigorifero, sedie di legno, pari di infisso) in violaz dell’art. 256 bis, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006;
Rilevato che l’imputato ha lamentato con un unico motivo il diniego dell’art. 131-bis cod. pen., nonostante il risarcimento dei danni a RAGIONE_SOCIALE, che non si era costituita parte civile;
Ritenuto che il motivo sia inconsistente perché la Corte territoriale ha evidenziato che i rif erano molti e vari, la loro combustione era avvenuta in un’azienda agricola, a diretto contatto con il terreno, producendo fumi alti e visibili a chilometri di distanza, non era stata effett alcuna bonifica né ripristino dello stato dei luoghi;
Rilevato che il fatto del risarcimento a RAGIONE_SOCIALE è stato solo genericamente rappresentato dinanzi al giudice di legittimità e non è quindi valutabile;
Ritenuto quindi che la doglianza sia generica e fattuale e non colga la reale ratio decidendi della sentenza;
Ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile e rilevato che alla declaratoria dell’inammissibilità consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere dell spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in tremila euro.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 24 maggio 2024
Il Consigliere estensore
Il Presidente