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Coltivazione domestica: quando è reato? Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione domestica di 21 piante di cannabis. La Corte ha confermato che un numero così elevato di piante, anche se giovani e con basso principio attivo, impedisce di qualificare il fatto come non punibile, sia per uso personale sia per particolare tenuità del fatto. Questa ordinanza rafforza il principio secondo cui la quantità di piante è un criterio decisivo nella valutazione della coltivazione domestica stupefacenti.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Coltivazione Domestica Stupefacenti: 21 Piante Sono Troppe, Anche se Giovani

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito la linea rigorosa in materia di coltivazione domestica stupefacenti. Anche se le piante sono ancora giovani e la quantità di principio attivo è bassa, un numero significativo di esemplari è sufficiente a configurare il reato, escludendo l’applicazione di cause di non punibilità come l’uso personale o la particolare tenuità del fatto. Analizziamo questa importante decisione.

Il Caso: La Coltivazione di 21 Piantine di Cannabis

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un individuo condannato nei gradi di merito per aver coltivato nella propria abitazione ben ventuno piantine di “cannabis indica”. La difesa aveva presentato ricorso sostenendo due tesi principali: in primo luogo, che la coltivazione fosse finalizzata esclusivamente all’uso personale; in secondo luogo, che la condotta dovesse rientrare nella causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis del codice penale.

Le piante erano di varia altezza (dai 2 ai 40 cm) e, al momento del sequestro, presentavano un principio attivo modesto. Tuttavia, la Corte d’Appello, e successivamente la Cassazione, hanno ritenuto irrilevanti questi aspetti di fronte al dato numerico.

I Criteri per la Non Punibilità della Coltivazione Domestica Stupefacenti

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso definendolo manifestamente infondato. Richiamando precedenti pronunce delle Sezioni Unite, i giudici hanno sottolineato che la non punibilità della coltivazione domestica è subordinata alla compresenza di specifici “presupposti oggettivi”.

Tra questi, assume un ruolo centrale lo “scarso numero di piantine” da cui sia possibile ricavare un “modestissimo quantitativo di prodotto”. Nel caso di specie, il numero di 21 piante è stato ritenuto di per sé sufficiente a escludere questo presupposto. La Corte ha specificato che l’intenzione soggettiva di destinare il raccolto al consumo personale diventa irrilevante se mancano i requisiti oggettivi. Inoltre, si è dato peso al fatto che le piante, seppur giovani, avrebbero avuto un prevedibile sviluppo, creando nuove e non predeterminabili disponibilità di sostanza stupefacente.

Particolare Tenuità del Fatto: Perché Non Si Applica?

Anche la richiesta di applicare l’art. 131-bis c.p. è stata respinta. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito, che ha negato la particolare tenuità basandosi su una serie di indicatori:

* Le modalità della condotta: le piante erano coltivate in ventuno vasetti differenti, indice di un’attività non estemporanea.
* Il peso complessivo: quasi 20 grammi di sostanza sequestrata.
* Il numero di dosi ricavabili: 15 dosi singole giornaliere, un quantitativo definito “modesto, ma non del tutto marginale”.
* La pericolosità della condotta: il potenziale sviluppo delle piante creava un pericolo diffusivo per il bene giuridico tutelato dalla norma (la salute pubblica).

Questi elementi, nel loro complesso, delineano un’offensività concreta che impedisce di considerare il fatto come particolarmente tenue.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come i motivi proposti non fossero altro che una riproposizione di censure già correttamente respinte in appello. La motivazione della Corte territoriale è stata giudicata logica, congrua e corretta in punto di diritto. Un passaggio fondamentale della decisione riguarda la distinzione tra la fattispecie di “lieve entità” (art. 73, comma 5, D.P.R. 309/90) e la “particolare tenuità del fatto” (art. 131-bis c.p.). I giudici hanno chiarito che si tratta di due istituti strutturalmente e teleologicamente non coincidenti. Il primo attiene alla meritevolezza di una sanzione più lieve, mentre il secondo all’irrilevanza penale del fatto ai fini della punibilità. Pertanto, il fatto che un reato sia qualificato di lieve entità non significa automaticamente che sia anche di particolare tenuità.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un orientamento giurisprudenziale preciso: nella valutazione della coltivazione domestica stupefacenti, il numero di piante coltivate rappresenta un discrimine fondamentale. Anche in presenza di un basso contenuto di principio attivo, dovuto alla giovane età delle piante, un numero elevato è indice di un’offensività e di un pericolo che la legge intende punire. Questa decisione serve da monito: la soglia di non punibilità per la coltivazione ad uso personale è estremamente ristretta e legata a criteri oggettivi rigorosi, tra cui primeggia la quantità degli esemplari coltivati.

La coltivazione di un numero elevato di piante di cannabis può essere considerata per uso personale e quindi non punibile?
No. Secondo la Corte, per la non punibilità della coltivazione domestica devono sussistere contemporaneamente più presupposti oggettivi, tra cui lo “scarso numero di piantine”. Nel caso di 21 piante, questo requisito non è stato ritenuto soddisfatto, rendendo irrilevante l’intenzione soggettiva del consumo personale.

Se le piante sono giovani e con un basso principio attivo, il reato può essere considerato di “particolare tenuità” (art. 131-bis c.p.)?
Non necessariamente. La Corte ha stabilito che anche in presenza di piante giovani, il numero elevato (21 in questo caso), le modalità della condotta (coltivazione in vasi separati) e il pericolo diffusivo derivante dal potenziale sviluppo delle piante possono determinare un’offensività tale da escludere l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

C’è differenza tra il reato di “lieve entità” (art. 73 comma 5 DPR 309/90) e la “particolare tenuità del fatto” (art. 131-bis c.p.)?
Sì. La Corte ha chiarito che sono due istituti diversi e non sovrapponibili. La “lieve entità” attiene alla meritevolezza di una sanzione più lieve, mentre la “particolare tenuità del fatto” porta alla non punibilità. La valutazione dei presupposti è differente, quindi il riconoscimento della prima non implica automaticamente l’applicazione della seconda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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