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Colloqui 41-bis: sicurezza vs famiglia, decide la Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli detenuti in regime speciale che chiedevano di effettuare colloqui visivi e telefonici con i genitori, anch’essi detenuti. La decisione conferma il diniego del Tribunale, basato sul parere negativo della Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo la Corte, le esigenze di sicurezza e il rischio di comunicazioni illecite tra membri della stessa organizzazione criminale prevalgono sul diritto ai rapporti familiari, legittimando il diniego ai colloqui 41-bis in questo specifico contesto.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Colloqui 41-bis: La Cassazione Traccia il Confine tra Diritto alla Famiglia e Sicurezza

La recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezione 1 Penale, n. 24781 del 2024, affronta una questione delicata e di grande attualità: il bilanciamento tra il diritto ai rapporti familiari del detenuto e le inderogabili esigenze di sicurezza imposte dal regime speciale del 41-bis. La Corte ha stabilito che, in presenza di un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, il diritto ai colloqui 41-bis tra familiari, seppur entrambi detenuti, può essere legittimamente negato. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti sui criteri che guidano la valutazione del giudice in materia.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Colloqui tra Familiari Detenuti

Il caso trae origine dal ricorso presentato da due fratelli, entrambi sottoposti al regime detentivo differenziato previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario. Essi avevano richiesto al Tribunale di Gela l’autorizzazione a effettuare colloqui telefonici e visivi (tramite videoconferenza) con i propri genitori, il padre e la madre, a loro volta detenuti in diverse case circondariali e sottoposti al medesimo regime speciale.

Il Tribunale aveva rigettato l’istanza, una decisione che i ricorrenti hanno impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa lamentava una motivazione carente e apodittica, sostenendo che il giudice di merito si fosse limitato a recepire acriticamente il parere negativo del pubblico ministero, senza considerare la specificità della richiesta: un colloquio tra soggetti tutti detenuti e quindi sotto stretto controllo, a differenza dei colloqui con persone in stato di libertà.

La Decisione della Cassazione sui Colloqui 41-bis

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, confermando la legittimità del provvedimento impugnato. Pur riconoscendo in linea di principio la possibilità per un detenuto al 41-bis di avere colloqui con familiari anch’essi ristretti, ha sottolineato come tale diritto non sia assoluto. Esso deve essere bilanciato con le superiori esigenze di sicurezza che costituiscono la ratio stessa del regime differenziato.

Le Motivazioni della Sentenza

Il cuore della motivazione risiede nel valore attribuito al parere della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). La Cassazione ha richiamato la normativa secondaria, in particolare una circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), che prevede come le richieste di colloqui tra familiari detenuti in regime di 41-bis debbano essere generalmente accolte, “salvo che dal parere non vincolante, richiesto alla competente DDA, emergano concreti e rilevanti elementi che ne sconsiglino l’effettuazione”.

Nel caso specifico, il parere della DDA era stato negativo e si fondava su elementi precisi:
1. Appartenenza comune: Tutti i soggetti coinvolti (i due fratelli ricorrenti e i loro genitori) erano ritenuti appartenenti alla medesima organizzazione criminale operante in un determinato territorio.
2. Precedenti specifici: Indagini pregresse avevano dimostrato come, proprio attraverso i colloqui in carcere, molti dei soggetti coinvolti avessero in passato veicolato direttive per la gestione di attività illecite all’esterno.

La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente e in modo non illogico valorizzato questi elementi, fornendo una motivazione valida e congrua per il rigetto dell’istanza. Il giudice di merito, condividendo il parere del pubblico ministero basato sulle indicazioni della DDA, ha concluso in modo ineccepibile che il rischio di strumentalizzazione del colloquio per fini illeciti fosse troppo elevato.

Le Conclusioni: Il Bilanciamento tra Diritti e Sicurezza Pubblica

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il regime del 41-bis è finalizzato a recidere i legami tra il detenuto e l’associazione criminale di appartenenza. Sebbene il diritto alla relazione parentale sia tutelato, non può essere utilizzato per eludere le finalità del regime stesso. La valutazione non può essere astratta, ma deve tenere conto delle specificità del caso, come la caratura criminale dei soggetti coinvolti e i precedenti di abuso degli strumenti di comunicazione. La decisione di negare i colloqui 41-bis tra familiari, se supportata da una motivazione che evidenzia un concreto pericolo per la sicurezza, è pertanto pienamente legittima.

Un detenuto in regime 41-bis può avere colloqui con un familiare anch’esso detenuto?
Sì, in linea di principio, un detenuto sottoposto al regime del 41-bis può essere autorizzato ad avere colloqui, tipicamente in videoconferenza, con un familiare a sua volta detenuto. Tuttavia, questo diritto non è assoluto e può essere negato se sussistono specifiche esigenze di sicurezza.

Perché la richiesta di colloqui 41-bis tra familiari è stata respinta in questo caso?
La richiesta è stata respinta perché il giudice ha ritenuto prevalenti le esigenze di sicurezza. La decisione si è basata su un parere della Direzione Distrettuale Antimafia che evidenziava come tutti i familiari coinvolti appartenessero alla stessa organizzazione criminale e che, in passato, i colloqui carcerari erano stati usati per impartire direttive illecite.

Quale ruolo ha il parere della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) in queste decisioni?
Il parere della DDA, sebbene non sia tecnicamente vincolante, assume un ruolo cruciale. Se da tale parere emergono elementi concreti e rilevanti che sconsigliano il colloquio per motivi di sicurezza, il giudice può legittimamente negare l’autorizzazione, fornendo una motivazione adeguata che tenga conto di tali elementi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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