Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40171 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 40171 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 28/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a BAGNACAVALLO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 11/02/2025 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
NOME COGNOME ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la qual la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado e lo ha condannato alla pena di anni uno e mesi due di reclusione per il reato di cui all’art. 8 del d. Igs. n. 74/2000, per aver l’i nella sua qualità di amministratore unico della società RAGIONE_SOCIALE, emesso fatture per operaz inesistenti nei confronti della RAGIONE_SOCIALE, al fine di consentire a quest’ult l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto.
Il ricorrente deduce tre motivi di ricorso. Con la prima doglianza lamenta violazione di le in ordine all’art. 192 co.2 cod. proc. pen. e vizio di motivazione in ordine alla mancata assoluz dell’imputato. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta vizio di motivazione e violazion legge in ordine al diniego delle circostanze attenuanti generiche. Con il terzo motivo lamen vizio di motivazione in relazione alla mancata concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.
In ordine alla prima doglianza si osserva che costituisce ius receptum il principio secondo quale, in tema di ricorso per cassazione, è inammissibile il motivo con cui si deduca la violazi dell’art. 192 cod. proc. pen., anche se in relazione agli artt. 125 e 546, comma 1, lett. e) proc. pen., per censurare l’omessa o erronea valutazione degli elementi di prova acquisiti acquisibili, in quanto i limiti all’ammissibilità delle doglianze connesse alla motivazione, specificamente dall’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., non possono essere supera ricorrendo al motivo di cui alla lettera c) della medesima disposizione, nella parte in cui cons di dolersi dell’inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità (Sez n.29541 del 16/07/2020, Rv. 280027).
Ad ogni modo, nel caso di specie, il giudice a quo ha evidenziato che la società RAGIONE_SOCIALE non ha mai acquistato il materiale venduto alla RAGIONE_SOCIALE e indicato nelle fa contestate, elemento logico essenziale che rende irrilevante la regolarità formale de operazioni, posto che in caso di fatture per operazioni inesistenti le transazioni risultano se documentate e pagate; viceversa, è certo che la società non acquistò mai il materiale asseritamente rivenduto alla RAGIONE_SOCIALE Per questo motivo anche le modalità d pagamento non provano l’effettività delle operazioni, ma solo un passaggio di denaro.
In ordine al secondo motivo, si osserva che il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche può essere legittimamente motivato dal giudice con l’assenza di elementi o circostanze di segno positivo, a maggior ragione dopo la riforma dell’art. 62-bis, disposta il d.l. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. per effetto della quale, ai fini della concessione della diminuente, non è più sufficiente stato di incensuratezza dell’imputato (Sez. 4, n. 32872 del 08/06/2022, Rv. 283489). Nel caso di specie, il giudice a quo ha richiamato le due precedenti condanne, di cui una qua contemporanea ai fatti oggetto del presente processo e anch’essa collegata allo svolgimento di un’attività d’impresa, inferendo da ciò che l’imputato, nella sua qualità di imprenditore, operato nel mercato senza rispettare le regole che disciplinano l’esercizio dell’att imprenditoriale.
In ordine alla terza doglianza, il giudice a quo ha richiamato le precedenti condanne e particolare quella pronunciata dal Tribunale di Ravenna in data 18/05/2023, per fatti commessi nel 2022, con la quale era stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena Pertanto, in assenza di allegazioni da parte dell’imputato, non è possibile determinare le modal e le prescrizioni di cui all’art. 165 comma 2 cod. pen.
Stante l’inammissibilità del ricorso, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., non ravvisand assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. Sent. n. 18 del 13/06/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 28/11/2025
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Il consigliere estensore
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