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Chat criptate: la Cassazione sulla loro validità

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un’ordinanza di custodia cautelare basata su prove derivanti da chat criptate. La sentenza stabilisce che l’acquisizione di messaggi, già decifrati da autorità estere e trasmessi tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI), non costituisce un’intercettazione ma l’acquisizione di prove documentali, pienamente utilizzabili nel processo penale italiano in base al principio di reciproco affidamento tra stati membri dell’UE.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Chat Criptate e Processo Penale: La Cassazione Fa Chiarezza

L’uso di piattaforme di comunicazione sicura è una realtà consolidata, non solo nella vita di tutti i giorni ma anche, purtroppo, nelle attività criminali. Questo pone sfide significative per gli investigatori e i tribunali, in particolare riguardo all’acquisizione e all’uso processuale dei dati. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale: la validità delle chat criptate ottenute da autorità estere e trasmesse all’Italia tramite un Ordine Europeo di Indagine (OEI).

I Fatti del Caso: L’Ordinanza di Custodia Cautelare

Il caso trae origine da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di un individuo, gravemente indiziato di far parte di un’associazione transnazionale dedita al traffico di stupefacenti e armi, oltre a reati di riciclaggio. Le prove a suo carico si basavano in modo preponderante sul contenuto di conversazioni avvenute su una nota piattaforma di messaggistica criptata, i cui dati erano stati acquisiti e decifrati dalle autorità giudiziarie francesi e successivamente trasmessi a quelle italiane.

I Motivi del Ricorso: La Difesa Contesta l’Uso delle Chat Criptate

La difesa dell’indagato ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni sulla legittimità dell’utilizzo di tali prove. I motivi principali del ricorso si fondavano su:

1. Inutilizzabilità delle prove: Si sosteneva che i file delle chat fossero inutilizzabili perché trasmessi già decriptati, senza che la difesa potesse verificare le procedure di acquisizione e decifrazione originali, violando così il diritto di difesa.
2. Violazione delle norme sulle intercettazioni: La difesa argomentava che l’acquisizione di comunicazioni dovesse essere equiparata a un’intercettazione e, pertanto, soggetta alle rigide garanzie previste dal codice di procedura penale italiano (artt. 266 e ss. c.p.p.).
3. Insussistenza della gravità indiziaria: Si contestava che la sola valutazione delle conversazioni, in assenza di sequestri di droga o armi, non fosse sufficiente a costituire un quadro di gravità indiziaria per i reati contestati.

L’Analisi della Cassazione sulle Chat Criptate e l’OEI

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, fornendo chiarimenti fondamentali sulla natura giuridica e sull’utilizzabilità delle chat criptate acquisite tramite cooperazione giudiziaria europea.

Acquisizione di Documenti, Non Intercettazione

Il punto centrale della decisione è la qualificazione giuridica dell’attività svolta. La Corte ha stabilito che quando un’autorità giudiziaria italiana, tramite OEI, chiede la trasmissione di dati già acquisiti e decifrati da un’autorità straniera, non sta compiendo un’intercettazione. Si tratta, invece, dell’acquisizione di prove documentali o dei risultati di un’attività investigativa già conclusa all’estero. Questa attività rientra nell’ambito dell’art. 270 c.p.p., che disciplina l’utilizzo dei risultati di intercettazioni disposte in altri procedimenti (in questo caso, esteri).

Il Principio di Affidamento Reciproco nell’UE

La Corte ha ribadito la vigenza del principio di reciproco affidamento tra le autorità giudiziarie degli Stati membri dell’Unione Europea, che è alla base della normativa sull’OEI. Si presume, salvo prova concreta del contrario, che l’attività di indagine svolta nello Stato di esecuzione (la Francia, nel caso di specie) sia stata condotta nel rispetto dei diritti fondamentali. Non spetta al Pubblico Ministero italiano l’onere di acquisire l’intero fascicolo dell’indagine estera per dimostrarne la regolarità.

Onere della Prova e Diritto di Difesa

Di conseguenza, la Cassazione ha chiarito che spetta alla difesa, qualora intenda eccepire violazioni procedurali avvenute all’estero, rivolgersi direttamente all’autorità estera per documentare tali presunte irregolarità. Il diritto di difesa non è leso dalla mancata ostensione dell’intero iter investigativo straniero, ma si esercita potendo contestare nel merito il contenuto probatorio dei dati acquisiti.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su una distinzione netta tra l’atto di intercettare e l’atto di acquisire i risultati di un’intercettazione già avvenuta. L’Ordine Europeo di Indagine, in questo contesto, è lo strumento per ottenere una prova preesistente e non per disporre una nuova attività captativa. La Corte ha ritenuto logica e congrua la valutazione del Tribunale del riesame, che aveva confermato la gravità degli indizi basandosi non solo sulle chat, ma anche su servizi di osservazione e altri elementi investigativi che corroboravano il contenuto delle conversazioni. Anche riguardo alle esigenze cautelari, la presunzione di pericolosità legata al reato associativo non è stata superata da elementi contrari offerti dalla difesa.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta un punto fermo nell’interpretazione delle norme sulla cooperazione giudiziaria in materia di prove digitali. Si consolida il principio per cui i dati provenienti da chat criptate, ottenuti da partner europei, sono pienamente utilizzabili come prova documentale nel processo italiano, semplificando la repressione di gravi reati transnazionali. La decisione bilancia efficacemente le esigenze investigative con il diritto di difesa, collocando l’onere di contestare le procedure estere sulla parte che le eccepisce e rafforzando la fiducia nel sistema giudiziario europeo.

I messaggi di una chat criptata, decifrati da un’autorità straniera e trasmessi all’Italia, sono utilizzabili come prova?
Sì. Secondo la sentenza, essi costituiscono l’acquisizione di atti di un procedimento penale estero e sono assimilabili a prove documentali, pienamente utilizzabili nel processo italiano ai sensi dell’art. 270 cod.proc.pen.

L’acquisizione di chat criptate tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI) deve seguire le regole delle intercettazioni telefoniche italiane?
No. La Corte ha chiarito che non si tratta di disporre una nuova intercettazione, ma di acquisire i risultati di un’attività investigativa già conclusa all’estero. Pertanto, non si applicano le garanzie procedurali previste dagli artt. 266 e seguenti del codice di procedura penale italiano per le intercettazioni dirette.

A chi spetta l’onere di contestare la legittimità delle procedure con cui l’autorità estera ha acquisito le chat criptate?
Spetta alla difesa. In base al principio di reciproco affidamento tra Stati UE, si presume la legittimità dell’operato dell’autorità straniera. È onere della difesa, se intende sollevare eccezioni, rivolgersi all’autorità estera per documentare e provare eventuali violazioni procedurali avvenute in quel paese.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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