Cellulare in carcere: l’ignoranza della legge non è mai una giustificazione
L’introduzione e il possesso di un cellulare in carcere costituisce un reato ben noto. Tuttavia, accade ancora che la difesa tenti di giocare la carta dell’ignoranza della norma penale. Con la recente Ordinanza n. 25225/2024, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento: l’ignoranza della legge penale non scusa, soprattutto quando le circostanze del fatto dimostrano la piena consapevolezza dell’illegalità della propria condotta. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso: Il Ritrovamento del Dispositivo
Il caso ha origine da un ricorso presentato da un detenuto contro la sentenza della Corte d’Appello che ne aveva confermato la condanna. Il motivo della condanna era la detenzione di un telefono cellulare all’interno dell’istituto penitenziario. La difesa del ricorrente si basava su un unico, ma debole, argomento: il proprio assistito avrebbe ignorato che tale comportamento costituisse reato.
La Tesi Difensiva: Presunta Ignoranza della Norma
Il ricorrente ha tentato di sostenere la propria buona fede, affermando di non essere a conoscenza del carattere illecito della detenzione del telefono. Questa strategia difensiva mira a invocare il principio dell’errore sulla legge penale, una causa di esclusione della colpevolezza che, tuttavia, è applicabile solo in circostanze eccezionali e ben definite, come chiarito dalla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 364 del 1988.
La Decisione della Cassazione sul possesso di cellulare in carcere
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici hanno sottolineato come l’argomentazione difensiva fosse una mera riproposizione di una censura già adeguatamente esaminata e respinta dalla Corte d’Appello. Oltre a dichiarare l’inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Le Motivazioni
La Corte ha basato la sua decisione su due pilastri logico-giuridici. In primo luogo, ha richiamato i principi consolidati sull’ignoranza della legge penale, che non può essere invocata come una scusante generica. In secondo luogo, ha evidenziato come gli elementi fattuali del caso concreto smentissero palesemente la presunta inconsapevolezza del detenuto.
La Corte d’Appello aveva già rilevato, e la Cassazione ha confermato, che il ricorrente era pienamente consapevole del carattere antigiuridico della sua condotta. Questa consapevolezza emergeva chiaramente da due circostanze inequivocabili:
1. L’occultamento del cellulare: il fatto che il dispositivo fosse stato nascosto dimostra la volontà di sottrarlo ai controlli, un comportamento tipico di chi sa di possedere un oggetto proibito.
2. I contatti con i parenti: l’utilizzo del telefono per comunicare con l’esterno è la prova finale che il detenuto conosceva la natura e la funzione dell’oggetto e, di conseguenza, anche il divieto di detenerlo in un ambiente carcerario.
Questi elementi, secondo i giudici, rendono la tesi dell’ignoranza non solo infondata, ma del tutto pretestuosa.
Conclusioni
L’ordinanza in esame rafforza un principio cardine del diritto penale: la responsabilità personale non può essere elusa adducendo una presunta non conoscenza delle leggi. Nel caso specifico del possesso di un cellulare in carcere, la natura stessa del luogo di detenzione e le sue rigide regole rendono praticamente impossibile sostenere credibilmente di ignorare un divieto così palese. La decisione della Cassazione serve da monito, confermando che le azioni concrete di un individuo, come l’occultamento di un oggetto, sono la prova più eloquente della sua consapevolezza e della sua intenzione di violare la legge.
È possibile giustificare il possesso di un cellulare in carcere sostenendo di non sapere che fosse reato?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che tale motivazione è manifestamente infondata. L’ignoranza della norma penale non è una scusante valida, specialmente quando le circostanze dimostrano il contrario.
Quali elementi ha usato la Corte per determinare che il detenuto era consapevole dell’illegalità della sua azione?
La Corte ha considerato due elementi chiave: il fatto che il detenuto avesse occultato il cellulare, un chiaro segno di volerlo nascondere ai controlli, e il fatto che lo usasse per comunicare con i parenti, dimostrando di conoscerne l’uso e la natura proibita in quel contesto.
Cosa succede quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto in questo caso con una condanna al pagamento di tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25225 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 25225 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 07/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 09/11/2023 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata;
esaminato il ricorso di NOME
OSSERVA
Ritenuto che il motivo con cui si prospetta che il ricorrente ignorasse che la detenzione d cellulare in carcere costituisse reato è manifestamente infondata e comunque riproduttivo identica censura adeguatamente confutata dalla Corte di appello che, oltre a richiamare i princ in ordine alla ignoranza sulla norma penale enunciati dalla Corte costituzionale (sentenza n. 3 del 1988), ha rilevato come il ricorrente fosse ben consapevole, e per i contatti con i parenti, e per il fatto che avesse occultato il cellulare, del carattere antigiuridico della condotta essere;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e delia somma di euro tremila in favore dell Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 07/06/2024