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Causa di non punibilità: esclusa per omissioni plurime

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per un reato omissivo. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica in presenza di omissioni plurime che superano in modo cospicuo la soglia di punibilità, confermando la valutazione sull’elemento soggettivo del reato basata sulla consapevole accettazione del rischio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Causa di non punibilità per tenuità del fatto: quando non si applica?

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, introdotta dall’articolo 131-bis del codice penale, rappresenta un importante strumento di deflazione processuale. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e incontra limiti precisi, specialmente in presenza di condotte ripetute. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito come la pluralità di omissioni possa ostacolare il riconoscimento di tale beneficio, confermando la condanna di un’imputata.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una sentenza del Tribunale che condannava un’imputata alla pena di tre mesi di reclusione. La decisione veniva successivamente confermata dalla Corte d’Appello. Sebbene fossero state riconosciute le circostanze attenuanti generiche e la continuazione, i giudici di merito avevano ritenuto la donna colpevole del reato contestatole.

Contro la sentenza di secondo grado, la difesa proponeva ricorso per cassazione, affidandosi a due principali motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La ricorrente lamentava, in primo luogo, un vizio di motivazione riguardo alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato. Secondo la difesa, la Corte territoriale non aveva adeguatamente provato la sua volontà colpevole.

In secondo luogo, si contestava l’erronea applicazione della legge penale per la mancata applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis c.p. La difesa riteneva che il fatto, per le sue caratteristiche, dovesse essere considerato di particolare tenuità e quindi non meritevole di sanzione penale.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’esclusione della causa di non punibilità

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambe le argomentazioni difensive. La decisione offre spunti importanti sui limiti applicativi della particolare tenuità del fatto e sulla valutazione dell’elemento psicologico nei reati omissivi.

Le motivazioni della Suprema Corte

Riguardo al primo motivo, la Cassazione ha ritenuto la censura infondata. I giudici di legittimità hanno osservato che la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione logica e giuridicamente corretta, evidenziando come l’imputata avesse consapevolmente accettato il rischio di non poter far fronte ai versamenti dovuti. Tale consapevolezza integra l’elemento soggettivo richiesto dalla norma incriminatrice.

Ancor più rilevante è la motivazione sul secondo punto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di escludere l’applicabilità dell’art. 131-bis c.p. La ragione risiede nella pluralità delle omissioni accertate. Secondo la Corte, queste omissioni multiple hanno determinato un superamento “in misura cospicua” della soglia di punibilità, rendendo il fatto complessivamente non qualificabile come di “particolare tenuità”. In sostanza, la ripetizione della condotta illecita è stata considerata un elemento ostativo al riconoscimento del beneficio.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame ribadisce un principio fondamentale: la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere invocata quando il comportamento dell’agente, seppur composto da singoli atti di modesta entità, dimostra un’abitualità o una serialità che ne aumenta il disvalore complessivo. La pluralità delle violazioni, superando significativamente la soglia di rilevanza penale, impedisce di considerare il fatto come tenue. Di conseguenza, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso ha comportato non solo la conferma della condanna, ma anche l’addebito delle spese processuali e il versamento di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale.

Quando può essere esclusa la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto?
Secondo la Corte, la causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. viene esclusa quando la condotta, pur astrattamente lieve, è caratterizzata da una pluralità di omissioni che portano al superamento cospicuo della soglia di punibilità.

Come viene valutato l’elemento soggettivo del reato in caso di omissioni di pagamento?
La Corte ha ritenuto che l’elemento soggettivo fosse adeguatamente provato dalla circostanza che la ricorrente aveva consapevolmente accettato il rischio di non poter far fronte ai versamenti dovuti, integrando così la volontà colpevole.

Quali sono le conseguenze di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata dal giudice.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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