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Calunnia online: la Cassazione sul concorso di persone

Una madre e una figlia sono state accusate di stalking, calunnia online e altri reati per aver creato falsi profili social a nome di un uomo, usandoli per perseguitarlo e per accusare falsamente un’altra donna. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna della madre, ritenendo non provato il suo concorso nei reati commessi materialmente dalla figlia. Per la figlia, ha confermato la responsabilità penale ma ha disposto un nuovo calcolo della pena per difetto di motivazione.

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Pubblicato il 21 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Calunnia online e concorso di persone: quando il legame familiare non basta per una condanna

In un’era dominata dalla comunicazione digitale, i reati come la calunnia online e lo stalking assumono forme nuove e insidiose. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 895/2026) offre spunti cruciali sul tema, in particolare riguardo alla prova del concorso di persone nel reato. La Corte ha stabilito che la semplice condivisione di strumenti informatici e un legame di parentela non sono sufficienti per affermare la corresponsabilità penale, annullando la condanna di una madre accusata insieme alla figlia.

I Fatti del Caso

La vicenda giudiziaria trae origine da una serie di condotte persecutorie e diffamatorie. Due donne, madre e figlia, erano accusate di aver creato plurimi profili social falsi, riconducibili a un uomo, collega di una delle due. Attraverso questi profili, venivano veicolati messaggi offensivi e minacciosi, inducendo la vittima a sporgere querela contro un’altra collega, ritenuta erroneamente l’autrice delle condotte.

Le imputate, inoltre, avevano sporto denuncia contro una terza persona, accusandola falsamente di essere la creatrice dei profili fake. Queste azioni avevano cagionato alla vittima principale un grave stato d’ansia e paura, con ripercussioni sulla sua vita privata e professionale, culminate nel suo trasferimento ad altra sede di servizio.

La decisione della Cassazione sulla calunnia online e il concorso di persone

I giudici di merito avevano condannato entrambe le donne. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha riesaminato le posizioni in modo distinto, giungendo a conclusioni diverse per la madre e per la figlia. I motivi di ricorso erano numerosi, spaziando da vizi procedurali a contestazioni sulla valutazione delle prove.

Il punto focale della decisione riguarda la posizione della madre. La sua difesa aveva lamentato l’assenza di una motivazione specifica sul suo presunto apporto concorsuale. La Corte Suprema ha accolto questa doglianza, definendo la sentenza d’appello “del tutto carente sotto tale aspetto”.

Le motivazioni

La Cassazione ha evidenziato che la motivazione dei giudici di secondo grado si era concentrata esclusivamente sulle condotte della figlia, attribuendo una responsabilità quasi automatica alla madre senza un’analisi concreta del suo ruolo. Sebbene molti dei falsi profili fossero stati creati usando computer riconducibili all’agenzia immobiliare della madre, la Corte ha sottolineato che la figlia aveva libero accesso a tali strumenti. Questo elemento, da solo, non era sufficiente a dimostrare un coinvolgimento consapevole della madre.

L’unico elemento materiale direttamente riferibile alla madre era l’acquisto online di un prodotto, peraltro descritto in modo vago. Secondo la Suprema Corte, si trattava di un “elemento isolato e descritto con margini di dubbio”, inidoneo a dimostrare la responsabilità per le “plurime e complesse condotte illecite” al centro del processo. In assenza di una prova sicura del contributo materiale o morale della madre e della sua consapevolezza, la sua condanna è stata annullata con rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello per un nuovo esame.

Per quanto riguarda la figlia, la Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso relativi alla sua responsabilità penale, confermando la colpevolezza. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo al trattamento sanzionatorio. La Corte d’Appello, infatti, non aveva motivato in modo adeguato gli aumenti di pena applicati per i reati satellite in continuazione, limitandosi a indicarne l’entità. Per questa ragione, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio per la sola rideterminazione della pena.

Le conclusioni

Questa sentenza ribadisce due principi fondamentali del diritto penale. In primo luogo, nel contesto del concorso di persone, la responsabilità penale è strettamente personale e non può essere desunta da semplici rapporti di parentela o dalla condivisione di spazi e strumenti. È onere dell’accusa dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il contributo concreto e consapevole di ciascun concorrente. In secondo luogo, ogni aspetto della pena, inclusi gli aumenti per la continuazione, deve essere sorretto da un’adeguata motivazione che consenta di verificare la proporzionalità e la correttezza del calcolo effettuato dal giudice.

Essere parente di chi commette un reato e condividere con lui strumenti informatici è sufficiente per essere condannati per concorso di persone?
No. Secondo la sentenza, questi elementi non sono di per sé sufficienti. È necessario che l’accusa provi un contributo materiale o morale specifico e consapevole alla realizzazione del reato. La responsabilità penale non può essere presunta sulla base del solo legame familiare o della disponibilità di strumenti comuni.

Perché la Cassazione ha annullato la condanna di una delle imputate ma ha confermato la responsabilità penale dell’altra?
La Corte ha annullato la condanna della madre perché ha ritenuto la motivazione della sentenza d’appello completamente carente nel dimostrare il suo specifico contributo ai reati. Per la figlia, invece, ha ritenuto provata la sua responsabilità per le condotte materiali, ma ha annullato la sentenza solo per un nuovo calcolo della pena, a causa di un difetto di motivazione sugli aumenti per i reati satellite.

Cosa si intende per difetto di motivazione nel calcolo della pena per la continuazione tra reati?
Significa che il giudice, pur avendo unito più reati sotto il vincolo della continuazione (stesso disegno criminoso), non ha spiegato adeguatamente i criteri utilizzati per stabilire l’aumento della pena base per ciascun reato aggiuntivo (reato satellite). La Corte ha affermato che non basta indicare l’entità dell’aumento, ma bisogna motivarlo, seppur sinteticamente, per permettere un controllo sulla sua logicità e proporzionalità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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