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Calcolo prescrizione reati: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25871/2024, interviene sul tema del calcolo prescrizione reati in ambito fiscale. La Corte ha parzialmente annullato una sentenza di proscioglimento, stabilendo che per i reati previsti dal D.Lgs. 74/2000 si applica un termine di prescrizione esteso a 10 anni. Inoltre, ha ribadito che, in caso di contestazione generica del momento del reato, il termine decorre dal primo giorno utile del periodo indicato, in applicazione del principio del ‘favor rei’. La decisione distingue quindi tra reati con prescrizione già maturata e reati per cui il processo deve continuare.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Calcolo Prescrizione Reati Fiscali: Le Regole della Cassazione

Il corretto calcolo prescrizione reati rappresenta un aspetto cruciale nel diritto penale, specialmente in materie complesse come quella tributaria. Con la recente sentenza n. 25871 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a fare luce su questo tema, fornendo chiarimenti essenziali sui termini applicabili ai reati fiscali e sul momento esatto da cui far decorrere il tempo, il cosiddetto dies a quo.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da un ricorso del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di L’Aquila avverso una sentenza del Tribunale di Pescara. Quest’ultimo aveva dichiarato l’estinzione per intervenuta prescrizione di diversi reati fiscali contestati a sei imputati. Secondo il Tribunale, il tempo massimo previsto dalla legge per perseguire tali illeciti era trascorso.

L’Impugnazione e l’errato calcolo della prescrizione

Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che il giudice di primo grado avesse commesso un errore nel calcolo prescrizione reati. In particolare, non era stata considerata una normativa speciale, l’articolo 17, comma 1 bis, del D.Lgs. 74/2000, che prevede un’estensione dei termini di prescrizione per una serie di reati tributari.

La Decisione della Cassazione: un Calcolo a Due Velocità

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, operando una distinzione fondamentale tra i diversi capi di imputazione e offrendo una lezione chiara sul calcolo prescrizione reati fiscali.

Reati con Termini Estesi

Per alcuni dei reati contestati (capi 1, 3 e 7), la Corte ha confermato l’errore del Tribunale. La normativa speciale citata dal Procuratore Generale (D.Lgs. 74/2000) eleva di un terzo i termini ordinari di prescrizione. Questo significa che il termine massimo, comprensivo delle interruzioni, non è di 7 anni e mezzo, ma di 10 anni (8 anni di base più 2 anni di aumento). Poiché per questi reati, commessi tra il 2014 e il 2015, non erano ancora trascorsi 10 anni al momento dell’atto interruttivo del 2022, la prescrizione non era maturata. Per questi capi, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio.

Il Principio del Favor Rei per le Contestazioni Generiche

Per altri reati (capi 2 e 4), la Cassazione ha invece confermato la decisione del Tribunale. Le accuse, in questi casi, erano generiche, indicando la commissione del fatto ‘nell’anno 2013’ e ‘nell’anno 2014’, senza specificare un giorno preciso. La Corte ha ribadito un principio consolidato: in assenza di una data certa, e in applicazione del principio del favor rei (la regola più favorevole all’imputato), il termine di prescrizione deve iniziare a decorrere dal primo giorno utile del periodo indicato (quindi, 1° gennaio 2013 e 1° gennaio 2014). Facendo questo calcolo, anche applicando i termini più lunghi, la prescrizione era effettivamente già maturata.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha motivato la sua decisione sulla base di due pilastri normativi e giurisprudenziali. Il primo è la specialità della normativa sui reati tributari (D.Lgs. 74/2000), che prevale sulle norme generali del codice penale e impone termini di prescrizione più lunghi per garantire un’efficace repressione degli illeciti fiscali. Il secondo pilastro è il principio del favor rei, un cardine del nostro ordinamento che impone, nel dubbio, di adottare l’interpretazione più vantaggiosa per l’imputato. Questo principio si applica in modo netto alla determinazione del dies a quo della prescrizione quando l’imputazione è vaga sul piano temporale, come confermato da precedente giurisprudenza citata nella stessa sentenza.

Conclusioni

La sentenza in esame è un importante promemoria sulla necessità di un’analisi rigorosa e differenziata nel calcolo prescrizione reati, soprattutto in settori specialistici come quello tributario. Da un lato, conferma la volontà del legislatore di contrastare l’evasione fiscale attraverso termini di prescrizione più ampi. Dall’altro, riafferma le garanzie fondamentali dell’imputato, come il principio del favor rei, che impone chiarezza e precisione nelle accuse e, in loro assenza, protegge l’individuo dall’incertezza.

Come si calcola la prescrizione per i reati tributari previsti dal D.Lgs. 74/2000, artt. da 2 a 10?
Per questi specifici reati, i termini ordinari di prescrizione sono aumentati di un terzo. Il termine massimo di prescrizione, comprese le interruzioni, è di 10 anni (8 anni di base più un aumento di un quarto, pari a 2 anni).

Cosa succede se l’accusa indica un periodo di tempo generico per la commissione di un reato, come ‘nell’anno 2014’?
In applicazione del principio del ‘favor rei’ (la regola più favorevole all’imputato), se mancano specificazioni diverse, il termine di prescrizione inizia a decorrere dal primo giorno utile del periodo indicato (ad esempio, il 1° gennaio 2014).

Qual è stato l’esito finale della decisione della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte ha annullato parzialmente la sentenza. Per i reati il cui termine di prescrizione, calcolato correttamente in 10 anni, non era ancora decorso, ha rinviato il caso alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio. Per i reati la cui prescrizione era già maturata a causa della decorrenza dal primo giorno dell’anno contestato, ha confermato il proscioglimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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