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Calcolo pena in continuazione: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che contestava il calcolo della pena in continuazione. I motivi del rigetto sono la genericità delle censure e la mancata prova delle proprie affermazioni, secondo il principio di autosufficienza del ricorso. La Corte ha sottolineato che l’appellante non ha fornito la documentazione completa per dimostrare l’erroneità del calcolo della pena base e ha ritenuto infondate le lamentele sulla sproporzione degli aumenti per i reati satellite.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Calcolo Pena in Continuazione: Quando un Ricorso è Inammissibile?

Il calcolo pena in continuazione è un meccanismo fondamentale nel diritto penale, che permette di mitigare il trattamento sanzionatorio per chi commette più reati sotto un unico disegno criminoso. Tuttavia, per contestare la sua applicazione davanti alla Corte di Cassazione, è necessario presentare un ricorso specifico e ben documentato. Una recente sentenza della Suprema Corte, la n. 25498/2024, ci offre un chiaro esempio di come la genericità e la mancanza di prove possano condurre a una declaratoria di inammissibilità, vanificando le ragioni del ricorrente.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un individuo condannato con tre sentenze distinte. Il Tribunale, in fase esecutiva, riconosceva il vincolo della continuazione tra i vari reati e procedeva a rideterminare la pena complessiva, fissandola in tredici anni e due mesi di reclusione, oltre a una multa.

L’imputato, assistito dal suo legale, proponeva ricorso per cassazione lamentando due vizi principali:
1. Errore nella pena base: A suo dire, il giudice dell’esecuzione aveva errato nell’individuare la pena base su cui operare gli aumenti per i reati satellite. Anziché partire dalla pena per il reato più grave, avrebbe utilizzato l’intera pena inflitta da una delle sentenze, che era già il risultato di un precedente cumulo.
2. Aumenti sproporzionati: Gli aumenti di pena per i reati-satellite erano ritenuti eccessivi e immotivati rispetto a quanto stabilito in sede di cognizione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo entrambe le censure manifestamente infondate e aspecifiche. Questa decisione non entra nel merito della correttezza del calcolo, ma si ferma a un gradino prima, valutando la stessa ammissibilità del ricorso. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Analisi del calcolo pena in continuazione e dei motivi del rigetto

La chiave di volta della decisione risiede nel principio di autosufficienza del ricorso. La Corte ha rilevato che la doglianza sulla pena base era generica perché il ricorrente non aveva fornito la prova di quanto affermato. In particolare, non aveva allegato copia integrale della sentenza del Tribunale di Lucca da cui si sarebbe dovuto evincere il calcolo originario. L’affermazione, pertanto, è rimasta “labiale ed indimostrata”, cioè solo verbale e non provata.

Anche la seconda censura, relativa all’eccessività degli aumenti, è stata giudicata aspecifica. Il ricorrente non ha indicato con precisione per quali reati l’aumento sarebbe stato sproporzionato, limitandosi a una lamentela generica.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte sono state nette e lineari. In primo luogo, un ricorso in Cassazione deve essere autosufficiente: chi impugna un provvedimento ha l’onere di fornire alla Corte tutti gli elementi necessari per valutarne la fondatezza, senza che il giudice debba compiere ricerche d’ufficio. Mancando la parte della sentenza relativa al trattamento sanzionatorio, la Corte non poteva verificare la presunta erroneità del calcolo della pena base.

In secondo luogo, la Corte ha effettuato una “verifica empirica” che ha, di fatto, smentito le lamentele del ricorrente. I giudici hanno osservato che il giudice dell’esecuzione, partendo da una pena base corretta, aveva addirittura ridotto le pene per i reati-satellite rispetto a quelle originariamente inflitte nelle singole sentenze. Questo dimostra che il giudice aveva tenuto conto della minore riprovevolezza complessiva derivante dall’unicità del disegno criminoso, operando in modo corretto e non, come sostenuto, in danno del condannato.

Le Conclusioni

La sentenza in esame ribadisce un principio processuale cruciale: non basta lamentare un errore, bisogna provarlo in modo specifico e documentato. Nel contesto del calcolo pena in continuazione, chi intende contestare la decisione del giudice dell’esecuzione deve armarsi di tutti gli atti pertinenti e formulare censure precise, indicando punto per punto dove risiederebbe l’errore. In assenza di tale rigore, il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria, senza nemmeno che la Corte possa esaminare il merito della questione.

Perché il motivo di ricorso sul calcolo della pena base è stato respinto?
È stato respinto perché considerato generico e non autosufficiente. Il ricorrente ha affermato che il giudice avesse usato una pena base errata, ma non ha fornito la documentazione necessaria (la copia integrale della sentenza precedente) per dimostrare la sua tesi, rendendo l’affermazione non verificabile e quindi inammissibile.

Cosa significa che il ricorso è ‘aspecifico’ riguardo agli aumenti di pena?
Significa che il ricorrente si è lamentato in modo vago dell’eccessività degli aumenti di pena per i reati-satellite, senza indicare con precisione quali aumenti fossero sproporzionati e perché. Per essere ammissibile, una censura deve essere dettagliata e specifica.

Il giudice dell’esecuzione ha peggiorato la pena del condannato?
No, al contrario. La Corte di Cassazione ha verificato che il giudice dell’esecuzione, nel rideterminare la pena complessiva, ha applicato aumenti per i reati-satellite inferiori alle pene originariamente inflitte nelle rispettive sentenze, dimostrando di aver tenuto conto della minore gravità complessiva del fatto derivante dall’unico disegno criminoso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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